Covid

Di notte, quando mi sveglio e inizio a pensare, mi verrebbe voglia di iniziare a scrivere per cercare di fissare meglio questi pensieri, poi per non disturbare nessuno o svegliare la famiglia (e qui ci faccio rientrare anche i gatti e il cane) evito. Capita che resti sveglio anche in piena notte per 2 o 3 ore, a pensare un po’ di tutto, e quando le tematiche si fanno impegnative, so già che riprendere sonno sarà un’impresa!

Così è successo ieri sera, ho guardato l’ora sulla radio sveglia digitale che segnalava le 3:33, già un’orario particolare, e anche se non sono troppo superstizioso, mi ha dato l’input per attivare ulteriormente la mente…

Sono in isolamento da Covid dal pomeriggio del 24 febbraio, quindi ad oggi sono 23 giorni che io e la mia famiglia non usciamo di casa… Anzi, per la verità mia figlia Adele di 8 anni ha ripreso ad andare a scuola da un paio di giorni visto che all’ultimo controllo tampone è risultata negativa. Per me, mia moglie e mio figlio si deciderà tutto questo lunedì… Doveva essere domenica, ma ieri ci hanno chiamato per spostarlo a lunedì perchè di domenica il Drive-in è chiuso…

E’ proprio tutta questa disorganizzazione a mandarmi il tilt… Mia moglie è sempre risultata negativa eppure la tengono a casa, per il tampone di domenica, mi hanno telefonato giorni addietro in 2 confermandomi la data mentre ieri pomeriggio l’operatrice invece mi avvisa che l’appuntamento era spostato a lunedì… Ma chi mi ha chiamato prima, non sapeva che di domenica i controlli non ci sono?? Ma sarà mai sensato che ieri sera all’ennesima telefonata che invece ha ricevuto mia moglie l’operatrice cercava Diego (mio figlio di 10 anni) che voleva avvisarlo anche a lui che il tampone non era più domenica ma lunedì?!? Veramente voleva spiegare questa cosa a un bambino di 10 anni?? Mia moglie fa presente che lei era la madre, che mio figlio non aveva un cellulare e che comunque sapeva già dello spostamento del tampone perchè nel pomeriggio avevano appunto già chiamato me per avvisarmi. Posa e dopo un minuto richiama la stessa operatrice che voleva parlare con Tarditi Irene per spiegare dello spostamento tampone…. incredibile!

Quello che mi dispiace, quello che mi demoralizza, è che sono convinto che tutti questi problemi, tutti questi disguidi nascono da una gestione disorganizzata e pessima della struttura informatica, mi immagino l’operatrice (poveraccia che alle 19:30 era ancora al lavoro) che avrà avuto un elenco sotto mano di nominativi risultati positivi al tampone da chiamare con numero di telefono e via… Non ci sarà stato nessun riferimento all’età della persona che sta chiamando a quale nucleo famigliare appartiene, quanti tamponi ha già fatto, ecc…

Non che io sia un genio dell’informatica, anzi… ormai la mia fatica a sviscerare un software in tutte le sue opzioni è parecchia… però cavoli…. MA QUANTI MILIONI girano intorno al Corona Virus, quanti programmi ci saranno dietro?!? Possibile che sembra tutto così campato in aria?!? Che un semplice riavvio di un PC o un’assenza di rete, possa far risultare tutti quanti i referti positivi?!? Aosta sera

Felicità e dintorni

Sto leggendo un libro un po’ “strano”, che parla di Tantra e piacere sessuale, diciamo un libro po’ fuori dalle righe per i più… ma che me frega, io solo più orientato sul meno… ok dai… Comunque è una sensazione seria la mia, in questo libro mi sto ritrovando parecchio in certi capitoli, sono solo all’inizio, ma questo paragrafo mi ha lasciato molto a pensare, lo riporto qui sotto, non credo di violare nessun copyright visto che è comunque scaricabile gratuitamente dal sito stesso degli autori qui:

Luna d’Inverno

Il primo strato dell’io che incontriamo, in inglese è chiamato agency – che significa sia “impulso ad agire”, sia “mediazione”, sia anche “agenzia”, e quest’ultimo significato è quello più efficace nel caso nostro, poiché il primo strato dell’io è quella modalità per cui una persona non vive “in proprio”, ma vive per conto di qualcun altro, esattamente come un agente non opera professionalmente per sé, ma per conto di un committente.
L’agency è quella componente di noi in cui abbiamo imparato, fin da piccoli, che possiamo venir amati soltanto se prima ci preoccupiamo degli altri e facciamo qualcosa per loro – per i genitori, per i fratelli, per gli amici e così via. Diventato adulto, l’agent – colui cioè in cui predomina I’agency – è una persona molto amichevole, sempre pronto a aiutare gli altri; è anzi molto “sintonizzato” sugli altri, infatti una sua frase tipica è: se stai bene tu, sto bene anch’io; se tu stai male, soffro con te.

Quando alla fine di una cena nel vassoio rimane un solo pasticcino, l’invitato agent, prima di prenderlo, chiederà sempre a tutti quanti se lo vogliono loro, nella speranza che nessuno lo voglia. Se qualcuno dice di sì, glielo lascerà con un sorriso, ma dentro di sé proverà stizza. In questo modo, adottando sempre comportamenti simili, l’agent accumula un bel po’ di rabbia e rancore nell’arco della vita, e siccome è convinto che gli altri lo amino e lo stimino soltanto quando è gentile, non mostra mai quei sentimenti, ma deve isolarsi ogni tanto per “riprendere l’equilibrio”.

Un altro esempio? Agent è la tipica donna-madre:
Sono sposata da quindici anni. La famiglia per me è tutto e ho sempre cercato di fare tutto per i bambini e per mio marito, cucinare, pulire la casa, educare bene i miei figli. Non ho mai pensato a me stessa in tutto questo periodo, fino a quando il mio matrimonio è entrato in crisi. Credevo di non essere più affascinante per mio marito, ma la verità era che io non c’ero più, esistevo solo in quanto mi occupavo degli altri e praticamente avevo perso me stessa. Allora come poteva mio marito amare una donna che non c’era più?”. Se l’agent una volta fa qualcosa per sé – il che avviene di rado – viene subito assalito dai sensi di colpa.

Immaginiamo questa scenetta: sulla spiaggia strapiena di Riccione arrivano contemporaneamente un agent e un’altra persona che lui non conosce. È rimasto solo l’ultimo ombrellone. L’agent normalmente avrebbe detto “lo prenda lei”, ma questa volta, non si sa perché, pensa a se stesso, accelera il passo e occupa ombrellone e sdraio. Ovviamente non osa guardare in faccia la persona che ha perso la corsa, e probabilmente passerà una giornata d’inferno sotto l’ombrellone, tormentato da rimorsi perché il suo bisogno ha prevalso a danno di quello di un altro. L’agent chiama il suo comportamento gentilezza o amore o compassione. In verità è, soltanto, bisogno: il bisogno di essere amato, accompagnato dalla convinzione che per essere amato occorra prima fare qualcosa per l’altra persona. Per l’agent è inconcepibile stare bene con se stesso da solo, o con un altro individuo senza fare qualcosa per lui. Se non c’è nessuno di cui l’agent si possa preoccupare, si apre un grande vuoto, un grande punto interrogativo, non sa più cosa fare della sua vita. Chi ama qualcuno può sempre scegliere se insistere o cedere in un conflitto di interessi, ma l’agent non ha questa scelta: senza esserne consapevole favorisce sempre l’altro, si subordina all’altro per automatismo. La sua motivazione profonda è la ricerca di contatto, di amore; ma l’agent non riesce a immaginare di poter amare se stesso, è sempre rivolto all’esterno. L’unica strategia che conosce è quella di aiutare. Il prezzo che l’agent paga è tuttavia molto alto, e spesso si fa notare verso la metà della vita, quando le forze diminuiscono e ci si rende conto di essere letteralmente esauriti. L’energia segue l’attenzione – (è una legge fondamentale), e se la nostra attenzione è continuamente rivolta agli altri, la nostra energia si riversa su di loro e il nostro corpo ne risente.

Così l’agent è poco consapevole di quello che succede in lui, dei suoi giudizi, dei suoi pensieri, delle sue sensazioni, della sua sessualità, del suo benessere. In fondo si stima poco, perché altrimenti non sarebbe così dipendente dal suo partner, e penserebbe di meritarsi il suo amore per quello che egli è, e non per quello che fa. Una persona poco attenta a sé e poco centrata in se stessa col tempo perde il suo fascino, la sua radiazione, la sua dignità e quel poco che gli è rimasto della stima del partner. È il partner continua a rimanere più per comodità, che per vero amore e vera attrazione. A questo punto la coppia può entrare in un circolo veramente tragico. Prendiamo l’esempio classico di una donna che da buon agent ha vissuto esclusivamente per la famiglia, si è trascurata ed è giunta al momento in cui i figli ormai grandi vanno via di casa. L’agent, quando perde le “vittime” delle sue cure, va in crisi, al vuoto delle domande esistenziali si aggiunge ben presto una piccola depressione, e il marito comincia a frequentare un’altra. La strategia dell’agent – di occuparsi del partner per ottenere il suo amore – ha anche un lato oscuro che nessuno guarda volentieri: per assicurarsi l’amore del partner, l’agent lo aiuta sempre dove può, ma al contempo non gli permette di crescere più di tanto, perché altrimenti il partner potrebbe diventare autosufficiente e “liberarsi”. Quindi, oltre a preoccuparsi di “stabilizzarlo”, si preoccupa di non rafforzarlo troppo: perciò quando il partner sta veramente bene, l’agent inconsciamente cova un conflitto, e mira a destabilizzarlo al solo scopo di poterlo poi recuperare. Questo gioco logorante può durare molto a lungo, anche un’intera vita. Questa è un’altra caratteristica che distingue l’agency dall’amore.

L’effetto forse più tragico dell’agency è che il proprio corpo col tempo diventa totalmente sordo e la sensualità svanisce, perché l’attenzione non è focalizzata al proprio corpo ma è sempre rivolta all’esterno. Il sesso diventa sempre più raro, perché se l’attenzione non è focalizzata sul proprio corpo, non è possibile aumentare il grado di carica energetica o di eccitazione. Invece la sessualità dell’agent è più collegata alla paura che al piacere: l’agent donna si preoccupa di far ciò che piace al partner e l’agent uomo si preoccupa dell’orgasmo di lei. Nella sessualità l’agent – donna o uomo – difficilmente riesce a sapere ciò che desidera, di cosa ha bisogno per sentirsi bene e per eccitarsi, per seguire i propri istinti. Inoltre pensa che, se esprimesse i suoi desideri erotici, il partner non sarebbe disposto a soddisfarli se non in cambio di qualcos’altro. La maggior parte dei disturbi sessuali ha l’agency come causa. Questa diagnosi vale sia per la disfunzione erettile (impotenza) o per l’eiaculazione precoce nell’uomo, come per il disturbo del desiderio (frigidità) o la difficoltà ad arrivare all’orgasmo nella donna.

Quando in una coppia ambedue sono in agency, succede quello che descrive Marco, un infermiere di 48 anni: Quando facevo l’amore con la mia compagna ero sempre attento a quello che le piaceva e soprattutto dopo il rapporto la tempestavo di domande: ti è piaciuto? Sei arrivata all’orgasmo? Oppure la accarezzavo così come avrei voluto essere accarezzato io, pensando: se sei soddisfatta tu, lo sono anch’io. Anche lei d’altra parte era molto attenta ai miei bisogni e per anni credevamo entrambi di essere una coppia felice e armoniosa, senza accorgerci che il sesso diventava sempre più raro tra noi e che la passione si stava spegnendo. Questa diagnosi non sarebbe completa se non aggiungessimo che chiunque, se vuole, può uscire dalla condizione di agent. L’agency non è un’eredità genetica, non appartiene biologicamente alla nostra personalità, non è il nostro autentico carattere: è solo una modalità di percepire i propri desideri e quelli degli altri; noi l’abbiamo imparata e spesso, impiegandola, siamo stati addirittura premiati e ciò ci ha condizionato; ma si può anche “disimpararla” per ritrovare un maggior senso nella propria esistenza e scoprire il piacere nel proprio corpo. Il rimedio non sta nel diventare egoisti, ma nel riconoscere la semplice verità che in fondo possiamo provare piacere soltanto grazie al nostro corpo, possiamo provare amore soltanto nel nostro cuore e raggiungere l’orgasmo soltanto nei nostri genitali. Occorre capire che il miglior dono che possiamo fare al nostro partner è quello di curare la nostra vitalità e di accrescere la nostra autostima, per essere una persona vitale e degna di autentica stima anche per lui.

Ma come può avvenire questo cambiamento? Nel momento in cui l’agent si accorge di essere tale e gli vengono i primi dubbi, di solito prova anche il desiderio di cambiare e di vivere più per sé. Dopo la scoperta, «la prima reazione che si ha istintivamente è quella che chiamiamo counteragency: ci si comporta cioè in maniera opposta rispetto a prima, e si crede di non essere più in agency.» [15]. Invece questo nuovo atteggiamento non è ancora la risoluzione, ma solo una fase di passaggio.

15 – Jack Lee Rosenberg Beverly KitaenMorse, The Intimate Couple, Atlanta 1996, p.203.

Il corretto punto di arrivo è uno soltanto: quello in cui diventiamo consapevoli dei nostri bisogni, percependo anche quelli degli altri. Solo quando si riesce a valutare e scegliere “tra i miei e i suoi” bisogni, possiamo decidere in modo sano e creativo: “oggi farò qualcosa in più per me e la prossima volta farò di più per te”, tenendo sempre presente l’obiettivo di soddisfare i bisogni di entrambi. Qualche conseguenza è ovviamente inevitabile. Quando ci si libera dal condizionamento dell’agency, può succedere che gli amici che prima ci stimavano perché ci curavamo di loro, ci accusino di egoismo. C’è un solo modo di reagire: spiegare tutto con chiarezza. Poiché l’agency è una sindrome molto diffusa, molti lo troveranno un passo coraggioso, e ne trarranno forse un prezioso insegnamento.

—————-EDIT——————–

Chiaccherando con Irene ieri sera, mi ha fatto ragionare un po’ meglio su queste “questioni”. Il paragrafo qui sopra, mi ha toccato e l’ho sentito “mio”, ma non perchè io mi sento un buon samaritano, non mi reputo un eroe nè tanto meno un santo, anzi… però sulla faccenda ultimo pasticcino e ultimo posto sotto l’ombrellone sì, non c’è dubbio che avrei lasciato sia uno che l’altro, ma analizzando bene del perchè, soprattutto sul posto sotto l’ombrellone, l’avrei fatto per evitare questioni.
Ho sempre, SEMPRE cercato di evitare polemiche o questioni fin da bambino, non mi è mai piaciuto discutere, odiavo gli attaccabrighe e mi tenevo ben distante da gente “rognosa”, non ho mai avuto grandi certezze nemmeno in adolescenza e quindi quando parlavo con qualcuno, era facile, molto facile che per empatia, per quieto vivere, per essere “gentile”, valutavo come “buone” le informazioni che ricevevo, senza praticamente mai (o quasi) dire la mia.

Mi rendo conto non essere una gran caratteristica di cui andare fiero, anzi… Ora però che di anni ne ho 43 e di “esperienze” di vita ne ho un po’ di più, inizio a dire anch’io il mio punto di vista come in questo caso.

La ricerca di Felicita

E’ un po’ che non scrivo, è un po’ che non butto giù qualche mio pensiero interno profondo, che non scrivo qualche sensazione particolare che ho provato o altro, e non perchè in queste settimane non siano successe cose interessanti, anzi… Ma la questione è sempre la stessa, come penso un po’ per tutti, il tempo per potersi mettere almeno un minimo tranquilli a fare ordine in testa, a raggruppare le idee e a “partire” con lo scrivere! Poi io con la testa che mi ritrovo è un impresa riuscire a fare ordine, soprattutto considerando il fatto che ogni giorno una stessa situazione vissuta o anche solo pensata, suscita in me emozioni diverse…

La “questione” che vorrei cercare di affrontare un po’ tra me e me, è la questione sulla ricerca della FELICITA’… già, la tanto ricercata felicità che tutti vorrebbero per se stessi e per le persone a loro care, quella felicità che viene spesso richiesta quando passa una stella cadente, la felicità che una persona buona dovrebbe avere diritto di avere in questa vita per altro non richiesta.

42 anni appena compiuti, situazione generica di salute e affettiva discreta, sposato, 2 figli, 2 gatti 1 cane e 1 casa… 1 lavoro fisso a tempo indeterminato… molti si leccherebbero i baffi come si dice, sicuro non tutti, ma parecchi, eppure IO, ogni tanto sento che mi manca qualcosa, mi manca quella voglia, quella gioia nelle cose… che forse sono altre le cose che vorrei e mi sento in colpa??! magari una compagna più disinibita? Un lavoro meno frustrante? Una situazione economica più solida? Una macchina nuova?!? Non so, non siamo forse sempre alla ricerca di quello che non abbiamo?!. Sono sempre più convinto che devo ricordarmi SEMPRE che la vita è una sola e che non va “sprecata” in seghe mentali, almeno per me.
Sono fondamentalmente una persona purtroppo pessimista, lo sono sempre stato fin da adolescente, ho avuto in passato anche momenti di depressione e mi sono dovuto far aiutare, l’ultima volta è stato a 23 anni, ne sono uscito “bene” per il gran lavoro della mia psicologa, ma soprattutto per la GRAN PAZIENZA di Irene (la mia attuale moglie per chi non mi conosce :-p)…

Irene è sempre stata al mio fianco, fin da quando eravamo pischelli, fin dalle prime uscite fuori porta, lei era la mia confidente lato femminile con cui potevo parlare senza problemi di qualunque cosa o questione, quella di cui mi sono innamorato** (vedi prossima nota), quella che mi ha conosciuto meglio di qualunque altro, sicuramente meglio dei miei genitori o amici, per Daniele (altra anima FONDAMENTALE nella mia adolescenza) è un discorso a parte, anche con lui ho condiviso tutto me stesso, almeno fino ai 23 anni.

Il fatto è che se mi soffermo a vedere il tempo che passa, mi piglia questa sorta di blocco allo stomaco, alcune volte non dormo, altre volte non mangio, altre mangio troppo…. insomma, un po’ un casotto. C’è da dire che il mio non è proprio solo un piangermi addosso, in questi ultimi 2 anni ho avuto mio padre in arresto cardiaco mentre ero al mare, giugno 2019, praticamente è morto per un paio di minuti, poi “caso” vuole che vicino a lui c’era un cardiologo Svizzero che lo ha rianimato in attesa dell’ambulanza… lui era appunto al mare per i fatti suoi con mia mamma in Liguria (Finale Ligure) e io ero invece a Spotorno con Irene e bimbi nella stessa settimana… ora sta benino e con un supermarchingegno tecnologico nel petto!
Poi 2 mesi dopo, a settembre la diagnosi di mia moglie con la cazzo di sclerosi multipla… gran casino, io completamente impreparato a gestire una cosa così grande, completamente impreparato a dare supporto a Irene, e solo ora capisco il senso di “solitudine” che può aver provato… non me ne fa una colpa anche se abbiamo avuto momenti di coppia parecchio difficili, ma a diversità sua che mi ha dato “la vita” ai miei 23 anni, io non ho fatto altrettanto e non me lo perdonerò mai. Ora lei ha intrapreso la strada per la sua felicità con il Reiki, lo Yoga, passando per gli oli essenziali, la meditazione e i tarocchi… (avete pensato forse alla parola strega?!?).

Concludiamo poi il periodo nero con una bella pandemia mondiale… e qui, inutile raccontare, tanto tutti ci siamo e ci stiamo passando, insomma, fine 2019 e 2020 alla grande per chi è sofferente di spirito! Non per nulla che ora mi sto facendo nuovamente aiutare da uno psicologo, per cercare di ancorarmi alle cose belle che comunque sono consapevole di avere, IL QUI E ORA, certo non è facile, poi ogni persona la vive alla propria maniera, ma io ho 2 figli che devono sapere di poter contare in caso di difficoltà sul loro papà!

E niente, sto quindi ricercando questa mia “felicità” in questo periodo con il sesso… già il sesso… ohhhh 😮 …. e sto seguendo con diverso interesse diversi gruppi, profili Instagram (Le Sex en Rose, Albyz, per esempio) o Youtube su questa tematica, che non vuole essere solo il porno, di filmati o di foto di tette e culi… sono un po’ stufo di youporn e company, mi piacciono i pensieri dei giovani, la libertà che ripongono su questi temi, sono per l’Amore a prescindere dal sesso, dalla razza o dal rango sociale, vanno oltre i paletti che la nostra società si è messa nel corso del tempo, o almeno quella della mia generazione anni ’80. Quando posso quindi seguo e partecipo attivamente ai loro progetti, penso che più libertà sessuale e meno ipocrisia possa aiutare a vivere tutti meglio.
Il sesso ha fatto sempre parte del mio modo di vivere, no, non sono di certo un latin lover o un Casanova… non voglio scrivere le mie memorie, anche perchè basterebbero ben poche pagine visto che posso tranquillamente dire che le donne della mia vita si contano sulle dita di 1 mano… eppure con il pensiero…. ma quello non penso conti… o sì??!?! :-p

Scherzi a parte, anche col mio psicologo sto cercando di non sopprimere questa mia “passione” questa mia curiosità per queste tematiche… insomma, se hai la passione per la patata, portala avanti!

Le priorità nella vita di ognuno di noi sono sempre diverse, ma penso che il genere umano sia buono per natura, quelli cattivi lo diventano per situazioni a loro sfuggite di mano o per incomprensioni. Io a livello psicologico penso di essere abbastanza precario, carente nel riuscire ad aiutare gli altri con le loro difficoltà, ma non mi sono mai tirato indietro sulle cose pratiche che mi chiedevano.

**Ho avuto sempre difficoltà a dimostrare affetto, ma in questo ultimo mese ho detto per la prima volta TI AMO alla mia bella… è stata una sensazione forte e strana per me, una liberazione se vogliamo, penso che malgrado io e Irene stiamo facendo un percorso particolare, potremo riuscire a stare assieme per sempre e coprire un po’ di questa Felicità che tanto sto cercando. Lei è cambiata, IO sono cambiato, ma l’affetto e il senso di protezione comunque reciproco c’è e ci sarà sempre.

To be continued…

Ciao Diego!

Ciao Diego!

questa volta l’angolo della posta “pensieri sparsi” la dedico a te! Anche se è vero che già in passato ti ho dedicato qualche post, ma non era in maniera così diretta! Che poi mi sembra che non hai mai nemmeno visto il mio sito e blog della mamma vero?… Beh, qui è dove una volta io e la mamma scrivevamo i nostri pensieri e le nostre avventure, più che altro era la mamma che scriveva e non per niente che il blog l’abbiamo chiamato Irene-BLOG, io ci ho messo solo lo spazio e il tempo di configurare il tutto… ci sono quindi anche articoli su te e Adele che di certo non potevi leggere visto che non eri nemmeno nato! (sei curioso? cerca!) Poi la mamma si è spostata su Facebook e allora qui è andato tutto un po’ in disuso, ma quando ho tempo e voglia di scrivere, almeno io lo faccio ancora qui! 🙂 (questa è un po’ una frecciatina alla mamma).

Devo dire che è strano scrivere “una lettera” al proprio figlio, per me è la prima volta, ma ormai sei grande no, sai leggere?!? ecco allora leggi!! 😉 9 anni passati da un po’, 9 anni che sono letteralmente Volati per me e ora ho voglia di scrivere non di certo per rimproverarti, anzi, ma solo per fissare il pensiero di questo momento! (non ti renderai mai conto di quanto le tue idee che già adesso hai, potranno cambiare!)… non so, per dire, ora ti piace tantissimo Minecraft, tra qualche anno magari non te ne fregherà nulla :-p

Posso dire di essere soddisfatto di essere arrivato a questo punto in questa situazione con Voi, parlo di te e Adele, abbiamo un bel rapporto e anche se capita di discutere in modo MOLTO concitato (se non sai cosa vuol dire clicca sulla parola) direi che sia la crescita vostra che la mia procede in una buona maniera.

E ora veniamo al punto: ho notato che in questi 3 mesi di isolamento forzato dai tuoi compagni, dalla scuola, dal basket, dal giocare ai giardinetti, dall’andare in bicicletta, ecc… hai dovuto stravolgere le tue abitudini, sei rimasto SEMPRE in casa rispettando rigorosamente i divieti senza mai lamentarti al riguardo, e malgrado un po’ di spaesamento iniziale, ti sei anche adattato bene alla FOLLE situazione in cui l’intera umanità si è ritrovata… chi mai avrebbe pensato di vivere con una pandemia in corso, chi mai avrebbe pensato di vivere con un virus così pericoloso che potesse circolare in tutto il pianeta così facilmente obbligando al blocco totale degli aerei di tutto il mondo, alla chiusura delle scuole, all’obbligo dell’intera popolazione di stare a casa e di non stare a contatto con nessuno, ma come gli adulti sanno bene, voi bambini avete uno spirito di adattamento impressionante, almeno tu e Adele senz’altro, e hai affrontato fin troppo bene il periodo. Però questo “rintanamento” forzato a casa, ti ha visto il dover essere sempre più connesso al PC, vuoi per la scuola, vuoi per le videochiamate con gli amici e vuoi pure anche per il tuo svago personale.

E ciò non è sbagliato o un male assoluto, ormai il mondo è questo, internet farà sempre più parte della tua vita, sarai sempre più connesso, il tuo lavoro sicuramente prevederà l’uso di un dispositivo elettronico, non posso farci nulla, e da papà, da papà informatico (che aveva una grande passione per questo settore), sto cercando con tutte le mie forze di spiegarti al meglio come usare queste tecnologie, come sfruttarle con testa e come sfruttare questo ENORME sapere che è a tua disposizione, ma lì fuori, lì nel mondo digitale, non è facile, anzi direi che è complicato, forse complicato come nella vita “vera”… farti capire che i tuoi dati sono PREZIOSI, che non bisogna installare qualsiasi cosa, che non bisogna credere ai messaggi che ti compaiono a video (hai vinto un cellulare, sei il millesimo visitatore e hai vinto, il tuo PC ha problemi clicca qui che li risolvo, e via così per 1000 e altri messaggi!).

Sono contento che accetti senza troppo lamentarti i filtri che ti metto su internet, che accetti di non poter navigare ovunque e di non poter giocare a quello che vuoi senza la mia supervisione (o quella della mamma) e sono orgoglioso di come già riesci ad organizzarti “il lavoro”, a sistemarti le email, la rubrica, a rispondere agli inviti, ad archiviarti i documenti e a mandare i compiti, so che se ti lascio anche da solo al PC, sei responsabile e preciso, il mio disappunto arriva invece più che altro dall’uso che fai e che hai con Youtube!

In questo ultimo mese, soprattutto per “colpa” di Minecraft, sei rimasto al PC più del solito, ti sei impegnato per capire meglio come funzionava questo gioco, come costruire un oggetto piuttosto che un altro, come andare avanti con gli schemi ecc… e dopo le classiche ricerche su Google, (perchè spiego agli “ospiti” che leggono: le ricerche su Google le può fare, ma non può navigare tra i risultati, anche se per dire Wikipedia è sempre accessibile) hai cercato un aiuto su Youtube… e MAMMA MIA… ti sarai ritrovato con centinaia e centinaia di video/tutorial/trucchi/… chi diceva di fare in una maniera, chi in un altra, chi magari suggeriva di comprare uno strumento chi diceva di passare di là… e tu, non so perchè, ti sei fissato direi quasi ossessionato per la pagina di Lyon! Non è che mi dispiaccia che hai “scelto” questo profilo se hai trovato qui le informazioni che cercavi, ma il fatto che sia diventato per te un appuntamento fisso, un appuntamento immancabile per ogni suo video che esce, a prescindere che parli di Minecraft/Lego o altro. Un paio di video li ho anche guardati anch’io con te e sono simpatici, Lyon usa un linguaggio diretto, è spiritoso, intraprendente e sa intrattenere bene le persone, e succede già per gli “adulti” (n.d.r. rientro in questa categoria?!), figurarsi con voi bambini! Usa anche poche parolacce tutto sommato e a vederla sotto certi aspetti sembra anche un bravo ragazzo, ma il “problema”, che forse non è nemmeno un problema, ma più un desiderio mio (che comunque alcune volte non mi fa dormire…) vorrei che il tuo “idolo”, la tua persona di riferimento on-line non sia una ragazzo che dorme fino a tardi la mattina, che gioca (presumo) dal mattino alla sera che mangia patatine fritte, che non fa sport, ecc… ma qualcosa di un po’ più articolato e costruttivo ecco!.

Youtube te lo devo lasciare attivo perchè i compiti della scuola quando hanno un video in allegato, puntano sempre lì… e va bene, ANZI, VA MOLTO bene che sia così perchè quando invece i video sono linkati su altri siti… MAMMA MIA… ancora peggio con pubblicità invadenti, banner da tutte le parti, richieste di registrazione ecc… almeno su Youtube, un minimo di controllo c’è.

Quindi insomma, vorrei che avendo a disposizione il sapere mondiale, sfruttassi questa cosa “meglio”… non dico che devi seguire il profilo di Elon Musk su Twitter, anche perchè nemmeno io lo seguo, ma ti farebbe sicuramente BENE per l’inglese, ma magari un Paolo Attivissimo già sarebbe tanto!! :-*

Ti voglio bene piscuano e capisco che non posso riversare su di te, “la mia voglia di sapere” che mi sono perso, ma vedendoti così giovane, così spugna nel capire e memorizzare le cose che ti interessano, vorrei farti assorbire qualcosa di più di un “semplice” Youtuber… con rispetto sempre per questi ragazzi che si sono inventati questo lavoro!! Che ne so, seguire piuttosto un Fabio Rovazzi?? Anche lui è su Youtube, anche lui gioca, magari non a Minecraft, ma a Call Of Duty sicuro :-p però è anche impegnato sotto tanti altri aspetti, fa dirette con personaggi interessanti, conosce bene le lingue, ha girato il mondo, ha composto dischi di successo, è un OTTIMO videomaker… può sicuramente insegnarti meglio!

Vabboh Diego, questo mio sfogo me lo sono fatto, il mio compito è di insegnarti quante più cose possibili, darti tutti gli strumenti migliori per cercare di percorrere questa strada che è la vita (informatica e non) nel miglior modo possibile per te, per tua sorella e per almeno le persone a cui vuoi bene. Io non devo essere tuo amico, sono tuo padre, ma se riusciamo a scambiarci le nostre idee nel vedere le cose, penso possa fare bene a tutti e 2.