Più Maria meno vaccino

Sì, è un titolo per un articolo un po’ forte, un titolo probabilmente da “irresponsabile”, un titolo sicuramente non indicato per un padre di famiglia di 40 e rotti anni, non di certo un titolo “facile” per una persona che si riputa comunque responsabile e civile…. Eppure x me è il titolo che rispecchia nella maniera migliore il mio punto di vista attuale, il mio punto di vista sulla situazione nazionale che sto vivendo e percependo a riguardo del Covid e della proposta di legalizzazione della cannabis.

Iniziamo con vaccino:

sono stato a contatto con in virus l’11 marzo di quest’anno:

ho avuto quindi un regolare green pass come persona guarita per 6 mesi, ora mi è scaduto e a fine mese farò il sierologico per vedere quanti anticorpi ho ancora e da lì volevo decidere se farmi o non farmi il vaccino, questo era quello che pensavo e volevo fare, invece ora dovrò probabilmente farmi il vaccino a prescindere dei valori anticorpali che avrò visto che comunque dalle ultime informazioni dicono che sarà obbligatorio per tutti i lavoratori pubblici e privati e ovviamente non posso e non voglio correre a farmi un tampone dietro l’altro per lavorare.


Va bene quindi, farò il vaccino anche se avrò valori alti di anticorpi, ma visto che lo farò solo ed esclusivamente per poter lavorare ed essere “libero”, c’è qualcuno che mi garantisce che non mi farà male? Che l’iniezione nel mio caso è fortemente indicata? Perchè devo firmare io che me ne prenderò TUTTE le responsabilità per una cosa che non voglio fare?!? C’è qualcuno che mi garantisca che non andrò in cardiologia come tutti quelli appena vaccinati che ci sono ora che hanno la mia età o poco di più?!

Io non mi sentirò più sicuro dopo essermi vaccinato, non mi renderà la vita più serena in questo momento di follia collettiva… ho fatto il virus e per mia fortuna sono riuscito a passarlo pur con strascichi non da poco per le mie articolazioni, della serie, prima riuscivo a mettermi le gambe dietro al collo da in piedi [foto di aprile 2020], ora non riesco più ad incrociare le gambe nemmeno da per terra… ma se vaccinarmi o meno dovrebbe essere una scelta mia.

Questa la mia situazione che sicuramente mi fa incazzare, ma ancora di più quella che invece sta affrontando Irene (mia moglie) (lo scrivo per la stampa e le persone che non mi conoscono!). Lei è risultata sempre negativa ai tamponi, ma il covid l’ha fatto sicuramente perchè abbiamo sempre vissuto assieme in casa, ha avuto i miei stessi sintomi e perchè anche i miei 2 figli hanno avuto il virus, e in ogni caso il suo esame sierologico conferma l’avvenuto contatto con il virus, ma non ha mai potuto avere il “famoso” Green Pass perchè non ha mai avuto un tampone positivo come me. Ora chi se ne frega, tanto le sarebbe comunque scaduto, ma il grosso problema invece è che se si volesse vaccinare per essere in “regola”, dovrebbe fare 2 dosi al posto di 1 come invece dovrò fare io… In una situazione normale, magari uno non ci sta troppo a pensare, ma lei, che tutti i giorni lotta per tenere a bada la sua malattia (SM), è obbligata a ragionarci pur controvoglia…. questi vaccini interferiscono con il sistema immunitario e la sclerosi multipla è proprio lì che “lavora”… siamo certi che non rimetterà in moto i meccanismi di una malattia di merda?!? Soprattutto con doppia dose!! Perchè deve rischiare?!? Il Corona l’ha superato meglio di me, non ha avuto nessun problema postumo…

Spero riuscirà a far capire la sua situazione “non standard” a qualcuno che abbia il potere e la competenza per ragionare non su un numero, ma su una persona giovane con una patologia grave che ORA STA BENE… STA BENE cazzo


Ma passiamo ora ad un argomento, ad una piantina, decisamente più piacevole….

😅 sì dai, non sono pazzo, o non proprio del tutto… mi rendo conto che rendere pubblico un mio vizio, un mio vizio passato, non è proprio il massimo per l’immagine che vorrei dare di me, ma allo stesso tempo visto il percorso interiore che sto facendo, visto l’analisi che spesso mi ritrovo a fare su di me già da diverso tempo ormai… l’avete mai letti i mei vecchi articoli?!? chi se ne frega, pensatela un po’ come volete, io personalmente sono molto favorevole alla legalizzazione della cannabis, la trovo una sostanza come le altre di questo genere che se abusate possono portare gravi problemi, ma se usate con testa, possono aiutare a rilassarsi ad evadere e a pensare in maniera più “sincera” anche dentro di noi….

E’ una questione complessa lo so, e cercare di scriverne senza avere certezza di riuscire a far capire il mio punto di vista, un po’ mi “preoccupa”. Ognuno di noi al riguardo avrà la sua opinione e la sua esperienza, la mia è la seguente:

In adolescenza fumavo le famose canne o spinelli (che parolona ancora forte adesso) e dico subito che MAI, MAI ho fatto uso di altre sostanze, non ho mai voluto andare oltre all’erba perchè già quella mi bastava per “scavare nella mia testa”. Fumavo, ma ho sempre fumato POCO… non mi piaceva strafarmi, mi piaceva fare un paio di note tanto da percepire quello stato di euforia e confusione che mi risultava piacevole. Il problema in questa sostanza secondo me, secondo la mia esperienza, è che l’erba ti amplifica le sensazioni e i pensieri se vogliamo e se in testa hai pensieri “difficili” o complicati, questo può peggiorare la situazione, può portarti alla paranoia, alla chiusura in te stesso, e non è cosa buona.

A 23 anni ho affrontato una forte depressione e col fumo ho dovuto interrompere, non avevo forza per affrontare i miei pensieri con un carico da 90… ero già agitato di mio senza bisogno di amplificare ulteriormente… Poi vabbeh, mi sono sposato, figli, casa, ecc… e il fumo è stato quindi parcheggiato.

Ora c’è questa proposta, questa idea di poter fumare in privato senza rischiare di andare in carcere o prendere multe… dico WOW… finalmente, finalmente un briciolo di speranza e di fiducia…. finalmente un’idea che l’erba non è poi tanto diversa dall’alcool, un’idea che non sono solo gli sfattoni che apprezzano la sensazione che da. Spero proprio che si riesca a portare a casa questo risultato! Non dirò certamente ai miei figli di fumare, ma che si prenda coscienza che un bicchiere di vino può essere equiparato a 1 o 2 note sì, lo spero!

Questa è la mia idea spartana sulla questione, documentatevi e vedrete che questa erba ha delle qualità che poche altre hanno al di là dello sballo e di quello che i governi vogliono farci credere.

Andare a firmare!!

La verità sempre a priori?!?

Bisogna, bisognerebbe SEMPRE dire la verità ed esporre i propri pensieri e le proprie idee anche se potrebbe capitare di pensarla “strano”… spero VERAMENTE TANTO di riuscire a trasmettere questa cosa ai miei figli, io penso di esserci riuscito a vivere così fino a 23 anni, poi la depressione mi ha portato via questo stato di coscienza di vita “libera”. Dai 23 ai 40 sono stato forse ancora “libero” solo con mia moglie e i miei genitori/suoceri. Ora con i figli sto cercando di nuovo “equilibrio” in me, ma non è facile riuscire a relazionarmi senza paure, non mi piace avere pensieri “brutti” sugli altri… e se li ho, avrei voglia comunque di gridarli… tenerli dentro non fa bene, ma come dicevo è complicato:

Ma come cavolo guidi?? Perchè continui ad accelerare e frenare ogni momento?!? Ma perchè continui ad usare l’email di Libero come posta di lavoro e continui a lamentarti dello SPAM?!? Ma perchè ti fai trattare così da tua moglie/fidanzata/marito/compagno/…?? Sei Gay?? Ma davvero voti …ini??! Solo le persone che sanno parlare bene, che sembrano sempre sicure di loro, che riescono a “rubare” senza farsi beccare sono furbe??!? (Vabbeh, questo è un altro discorso…) ecc…

Molti potrebbero GIUSTAMENTE dirmi, fatti i cazzi tuoi, ed è più che giusto che mi rispondano così, non si è obbligati a dire le proprie cose, uno non vuole, non può, non gliene frega nulla di parlarne, ecc…

Oggi nella mia cartella Newsletter tramite aggregatore di feed, mi è arrivato un link a questo articolo: (i punti salienti in grassetto)

Corrispondenze Psicologiche di Vishuddha

Stadio evolutivo: da 7 a 12 anni 

Nei tre Chakra superiori gli stadi evolutivi sono definiti con minore precisione rispetto all’età anagrafica. Questo avviene in particolare per quanto riguarda lo sviluppo della comunicazione e dunque con Vishuddha. Nel terzo Chakra, Manipura, lo sviluppo del linguaggio permette di sperimentare il tempo come una sequenza di causa e effetto. Tuttavia, prima dei sette anni il bambino non comprende veramente il tempo, come ad esempio quante settimane o mesi mancano a Natale o al suo compleanno. Dai sette anni in poi il bambino impara a guardare avanti e indietro nel tempo, un processo che Piaget ha definito “reversibilità”

Questo stadio segna il punto in cui l’intelletto è in grado di separare se stesso dall’esperienza immediata abbastanza a lungo per prendere in considerazione realtà alternative. Solo in seguito all’assunzione di questa consapevolezza è possibile attuare la creatività cosciente.

Istinto : i tre Chakra superiori non sono riconducibili a istinti.

Sviluppo della Personalità: Identità creativa

Situato a metà tra il terzo Chakra, legato alla volontà, e il settimo Chakra, legato alla coscienza astratta, Vishuddha unisce queste due facoltà fa avanzare la coscienza verso il futuro mediante la creatività. Quando creiamo, facciamo qualcosa che prima non esisteva e che non sarebbe esistita se non fosse stata creata. Con lo sviluppo della coscienza in Vishuddha diventiamo creatori, cioè impariamo a vivere la vita come un atto creativo. In realtà il nostro potere creativo era già presente: esso si sviluppa nel secondo Chackra, Svadhisthana, dove però è a livello inconscio. Ciò significa che, in Svadhisthana, il processo creativo avviene senza volontà, esattamente come una gravidanza. In Vishuddha, invece, tale processo diviene volontario e cosciente, così che diventiamo i creatori di noi stessi e, di conseguenza, di ciò che ci circonda e della nostra vita. La creatività è un’espressione del Sé, nel corso della sua individuazione. Permette al Sé di restituire al mondo in forma assimilata quello che ha preso dal mondo. La creatività è una porta tra il passato e il futuro.

Il Linguaggio e la Comunicazione

I primi quattro Chakra sono centri di coscienza che mettono l’individuo in relazione, rispettivamente, con forma, movimento, attività e relazione. In Vishuddha, il quinto Chakra, l’individuo accede al mondo sottile delle vibrazioni, che altro non sono che pulsazioni ritmiche. La realtà di tali pulsazioni è in relazione con l’elemento Aria ed è nominata etere, inteso come sostanza in cui le vibrazioni si propagano. Le vibrazioni che noi emettiamo sono, molto semplicemente, le Parole. Ecco, dunque, come Vishuddha entri in relazione con il linguaggio e la comunicazione.

Parole, immagini e pensieri (rispettivamente: quinto, sesto e settimo Chakra) sono tutti riflessi simbolici del piano della manifestazione. Ogni parola evoca l’immagine di una cosa, di un concetto, di un sentimento, di un processo o di una relazione. Ogni immagine della nostra mente è un simbolo di qualcosa di reale e ogni pensiero è una combinazione di questi simboli. Il pensiero si esprime tramite la voce: la voce è suono, il suono è vibrazione e ogni vibrazione è ritmica. Il ritmo riporta al concetto di tempo e di ciclo. Vediamo dunque come tali concetti siano correlati alla musica (suono) e alla danza (movimento, gestualità). Alla musica e alla danza si affiancano altri due concetti molto importanti: la risonanza o sincronizzazione. Questo fenomeno è noto anche come allineamento ritmico o vibrazione simpatetica. Attraverso Vishuddha, inteso come il centro di coscienza, prendiamo atto non solo del nostro potere espressivo e creativo, ma anche del nostro potere di risonanza con altri individui e con il nostro ambiente. Dunque, la comunicazione, oltre ad essere l’espressione della personalità, è anche uno scambio: permette al mondo esterno di conoscere quello che è dentro di noi ma anche a noi di conoscere ciò è esterno. L’autoespressione è la controparte della ricezione sensibile, che ha anch’essa sede nel centro di coscienza rappresentato dal secondo Chakra che raccoglie le informazioni attraverso i sensi fisici. Svadhisthana e Vishuddha sono paragonabili ad una doppia porta che permette l’entrata e l’uscita. Ecco perché essi sono correlati al punto che i problemi dell’uno si riflettono spesso nell’altro. Vishuddha però è anche la porta che collega la mente e il corpo. Esso è letteralmente un collo di bottiglia, la porta stretta della Cabala. Solo quando mente e corpo sono collegati si ha una vera comunicazione: l’informazione lascia il regno dell’astrazione e diviene esperienza fisica che, a sua volta, assume un significato intellettuale. La gola e il collo, davanti e dietro sono la sede della voce e della visione: la voce è la nostra espressione vivente, la visione è la nostra percezione intellettuale. La voce di un individuo può rivelare molto della sua personalità. Una contrazione nel corpo (primo chakra) assottiglia la voce. La mancanza di sentimento (secondo chakra) rende la voce meccanica. Troppo poca volontà (terzo chakra) rende la voce stentata e flebile, mentre un eccesso nel terzo chakra la rende dominante. La voce richiede anche il respiro (quarto chakra): se il respiro è costretto o irregolare, la voce non avrà pienezza. Se la nostra coscienza non è aperta (chakra sesto e settimo), la voce si fa ripetitiva e piatta. Inoltre, dentro di noi abbiamo molte voci. L’integrazione crea la risonanza. Il processo di individuazione rispetta e integra ciascuna delle nostre voci e le avvicina in un’unità. Vishuddha coordina molte voci interiori, comprese quelle che provengono dal passato e dalle diverse parti di noi stessi. Allora il chakra della gola deve integrarle in un’unica voce solida, che possa uscire per comunicare. 

Demone: Falsità, menzogne

Quando diciamo la verità esprimiamo completamente la nostra individualità. Se l’ego e la volontà sono forti, l’individuo esprime la propria verità anche di fronte ad un’opposizione e avrà il coraggio di essere diverso e di creare una propria risonanza. Se, invece, la personalità non è completamente individualizzata ci si sentirà in dovere di dire (e fare) ciò che gli altri si aspettano. L’individuo avrà paura di esternare la propria verità per timore di non entrare in risonanza e rinuncerà alla propria autenticità per timore del giudizio altrui. Quando siamo fuori dalla nostra verità viviamo una bugia. Le bugie sono il demone del quinto chakra.

Conflitto: creatività Vs passività.

Diritto fondamentale: dire e ascoltare la verità. 

Traumi ed Effetti traumatici su Vishuddha

Segreti

Ogni azione è una comunicazione. Quando manteniamo un segreto, non solo dobbiamo stare attenti a ciò che ci esce dalla bocca, ma anche a quello che potremmo dire con il corpo, con gli occhi o con la mimica facciale. Dobbiamo vigilare sul nostro stesso essere e, in un certo senso, separarcene piuttosto che esserne parte. Tale controllo reprime lo scorrere spontaneo dell’energia, creando inevitabilmente dei blocchi. Molti bambini portano il fardello di mantenere un segreto, rinunciando così a vivere pienamente la loro verità, come se vivessero con lucchetto sul quinto Chakra. 

Autoritarismo

Quando i genitori stabiliscono delle regole che non possono essere discusse, non lasciano spazio per il dialogo. Senza discussione il bambino non ha alcun terreno di prova per imparare le abilità comunicative. Può capitare però che, a causa dell’autoritarismo genitoriale, non vi sia alcuno spazio che permetta al bambino di far ascoltare e rispettare la sua verità. Se ascoltare un bambino può sembrare, giustappunto, puerile, occorre considerare che è proprio in questi frangenti che il bambino impara a ragionare. Ecco perché i bambini hanno bisogno di comunicare ad un adulto che li ascolta e che spieghi loro le cose, permettendo loro di comprendere e, soprattutto, di imparare a conversare. I bambini imparano a comunicare quando gli si parla: imparano a ragionare, argomentare, pensare autonomamente, avere fiducia e condividere. Inoltre, la comunicazione li radica nella realtà, è una cassa di risonanza per le loro idee, uno strumento che permette loro di aprirsi a qualcosa di più ampio. È questo il modo in cui acquisiscono nuove informazioni, imparano e crescono.

Grida e Umiliazioni

La comunicazione e l’espressione verso l’esterno sono bloccate da due demoni: il senso di colpa e la vergogna. Essi sono voci interiori che si comportano come guardiani feroci delle sacre porte tra il mondo esterno e quello interno. Induco la personalità a nascondersi suggerendo che la realtà interiore dell’individuo è qualcosa di imperfetto e inadatto e che, se qualcuno dovesse vederlo, la personalità andrebbe incontro ad una terribile umiliazione.

Il fatto è che, in origine, questi critici sono stati creati davvero per salvaguardia dall’umiliazione. Col tempo, però, sono diventano dei tiranni che suggeriscono alla personalità che nessuno vuole ascoltare ciò che ha da dire, che non sa quello che dice e che farà la figura della stupida. L’individuo sente la gola chiudersi e le parole vi rimangono strozzate, mentre i pensieri si affastellano sempre più velocemente perdendo di razionalità e creando confusione. Infine, le parole interiori dei due zelanti critici, colpa e vergogna, diventano profezie che si autoavverano, creando una tale paura e incapacità di espressione nell’individuo che permette loro ancora di dire: “Vedi? Avevo ragione. Sei proprio uno scemo e adesso lo sanno tutti”. La voce dei critici, in genere, è un monologo, la loro esposizione è unidirezionale e non ammette opinioni diverse. L’unico modo per sopraffare la voce dei critici è sfidarli assumendo il loro stesso ruolo. Allora potrebbe emergere la voce del bambino che non ha mai trovato la forza di rispondere al genitore critico e questo emergere potrebbe essere davvero liberatorio. 

Messaggi Duble-bind

Un messaggio double-bind è una comunicazione paradossale tale per cui ogni risposta è sbagliata e pertanto essa pone il soggetto in una posizione indecidibile. Per esempio: “ti obbligo a disobbedire” è una comunicazione paradossale, in quanto se uno disobbedisce sta obbedendo e viceversa. La teoria del double-bind riguarda una situazione in cui la comunicazione tra due individui, uniti da una relazione emotivamente rilevante, in cui uno dipenda dall’altro, presenta una incongruenza tra il livello del discorso esplicito (verbale, quel che vien detto) e un altro livello, detto metacomunicativo (non verbale, gesti, atteggiamenti, tono di voce), e la situazione sia tale per cui il ricevente il messaggio non abbia la possibilità di decidere quale dei due livelli ritenere valido, visto che si contraddicono e nemmeno di far notare l’incongruenza a livello esplicito. La compresenza di due propositi contraddittori rende impossibile rispondere contemporaneamente ad entrambi. Il procedimento perverso consiste soprattutto nel porre il ricevente in una situazione paradossale per poi poterlo rimproverare della contraddizione in cui è stato messo. Questo tipo di comunicazione paradossale invalida necessariamente la relazione minando l’equilibrio emotivo di chi la subisce e rendendo vano ogni tentativo di dialogo o confronto costruttivo. Se un soggetto fin dalla sua prima infanzia, quando cioè non è in grado assolutamente di fare alcuna operazione critica su quello che gli adulti gli dicono, è sottoposto a una sequenza di messaggi intimamente contraddittori tali per cui egli viene messo pragmaticamente in una posizione indecidibile, la sua capacità di organizzare logicamente il pensiero e di guardare il mondo applicandovi delle categorie che gli consentano di rappresentarsi in modo razionale è sconvolta. 

Vishuddha Chakra in Breve

Caratteristiche Equilibrate di Vishuddha

L’equilibrio di Vishuddha consiste nella capacità di comunicare la verità della propria esperienza, di riconoscere e accogliere la verità di un altro e di affrontare la vita in modo creativo. La creatività, in questo caso, non ha nulla a che fare con l’essere un artista, ma va inteso come la capacità di creare nuove modalità di affrontare la vita in modo efficace. Ciò può essere rivelato dal modo in cui l’individuo è in grado di adattarsi, vedendo davanti a sé infinite possibilità. Se si dovesse descrivere genericamente un individuo con un terzo Chakra equilibrato, si direbbe che egli ha una voce è squillante e piacevole, che possiede un suo ritmo naturale ed giusta di tonalità e volume. Il ritmo si riscontra anche nei movimenti del corpo coordinati senza controllo e privi di agitazione. Infine l’individuo mostra una buona capacità di esprimersi ma anche di ascoltare entrando in risonanza. Infatti, man mano che la coscienza si eleva verso i centri superiori, la forma diventa meno importante, mentre aumenta l’importanza della consapevolezza e dell’intelligenza, intesa come capacità di pensare.

A sua volta, il pensiero, crea una corrente discendente, ovvero che che dall’intelletto si riversa nel corpo e nel mondo esteriore esprimendosi in quella che viene detta realizzazione individuale. Tuttavia, sebbene non sia così improbabile incontrare individui con un quinto Chakra equilibrato, è piuttosto comune che si presentino aspetti equilibrati ma anche di carenza e di eccesso nello stesso individuo, permettendo di comunicare bene in alcuni casi e male in altri. Occorre ricordare sempre che Vishuddha è una porta e come tale il suo ruolo è proprio quello di aprirsi e chiudersi

Carenza Energetica di Vishuddha

Chi ha un quinto chakra carente non riesce a mettere insieme le parole, ha una voce debole, stentata, ritmicamente ineguale. La persona prova un’eccessiva timidezza, il bisogno di nascondersi, il timore dell’umiliazione. La comunicazione e l’ascolto non sono solo rivolti verso l’esterno, al punto che l’individuo talvolta non si accorge di non comunicare affatto. Anche lo scambio tra mente e corpo è deficitario: i segnali del corpo vengono ignorati, si dimentica di dire le cose ad altri, spesso non riesce neppure ad ottenere l’attenzione necessaria per comunicare loro qualcosa. In compenso la comunicazione esterna, che passa attraverso Svadhisthana, bombarda questo Chakra da cui la coscienza si ritrae al punto che l’individuo non si riconosce neppure il diritto di porre domande. Di solito un adulto in tale situazione ha avuto dei genitori invasivi e controllanti, dunque ha imparato a non attirare l’attenzione e a tenersi questo Chakra chiuso, come autodifesa. 

Eccesso Energetico di Vishuddha

Con un quinto Chakra in eccesso, parlare è una difesa usata come mezzo per mantenere il controllo. Inoltre, controllare la conversazione, l’argomento, il ritmo, pone l’individuo al centro dell’attenzione. Poiché il quinto chakra è una delle aperture attraverso cui è possibile scaricare lo stress, una verbosità eccessiva può essere un mezzo di liberarsi dell’energia. L’ira non riconosciuta spesso viene espressa anche attraverso una parlata rapida o un tono di voce particolarmente squillante. Quando le parole occupano la coscienza, impediscono di ascoltare il proprio corpo e, più precisamente, se stessi. Naturalmente, nonostante la copiosa verbosità, i contenuti sono molto poveri. 

Strategie di Cura

Sia l’eccesso che la carenza di energia nel quinto Chakra sono dovuti alla mancanza di collegamento tra intelletto e fisicità, dunque tra Muladhara e Svadhisthana con i Chakra superiori a Vishuddha. Il canto è una forma di intonazione che culla le vibrazioni del nostro corpo e della coscienza portandole alla risonanza, attraverso la ripetizione ritmica di una semplice frase o suono. I suoni usati nel canto possono avere dei significati specifici, come quando ripetiamo delle affermazioni su cose che vorremmo cambiare, oppure significati simbolici, come ad esempio dei mantra o nelle filastrocche, oppure possono non avere alcun significato e oltrepassare totalmente la mente cosciente. In ogni caso, si tratta comunque di esperienze ritmiche in cui la mente cosciente si annichilisce. Più essa si annichilisce, più possibilità ci sono di far emergere i contenuti inconsci, fino a raggiungere lo stato di trance. Affermazioni: pratica il silenzio e ascolta il bambino interiore

Fonte primaria: L’una D’inverno

Buon anniversario (e sono 13)

Buon anniversario Irene… buon “Noi” con 13 candeline ufficiali… se dovessimo contare anche quelle non registrate dalla carta del Comune non so quante dovrebbero essere le candeline….

Siamo stati bravi eh?!? Il tempo scorre alla velocità della luce, 13 anni di matrimonio non sono proprio una passeggiata, ma così sembra… un battito di ciglia! (a parte forse gli ultimi 2 anni).

Siamo forse a metà percorso di vita, a metà del nostro film iniziato 43 per me e 41 tra pochi giorni per te, (AUGURI), anni fa, ma lasciamo stare la statistica e la matematica ora, non voglio pensare alla fine in questo momento, anzi, voglio pensare alla vita, al proseguimento, alle emozioni che sicuramente abbiamo ancora davanti, al futuro interessante e RICCO che ci aspetta!!
Spero di continuare a proseguire il percorso con te affianco, so che te l’ho già detto in più occasioni, ma sento sempre la necessità di dirti questo mio desiderio: dire che ne abbiamo passate tante, troppe, e che non voglio “buttare via” tutti questi anni, non è necessariamente corretto rispetto al mio pensiero, o meglio, non è solo quello, sei una persona ricca dentro, una figura energetica della Madonna per dirlo in modo grezzo!
Con te, non finisco MAI di imparare, non mi posso MAI fermare sulle situazioni, ogni giorno c’è sempre del #movimentodivita , ogni sera i pensieri da sistemare sono sempre tanti e sempre diversi, magari non sempre diversissimi, ma sempre in evoluzione… e per una persona “fissa” e sedentaria come me, è un toccasana.

Io ci sto dentro, la nostra 2nda fase di inquadramento relazionale di coppia, penso di averla presa per le corna come si suol dire, all’inizio tutto il tuo trambusto, mi ha portato GIUSTAMENTE disequilibrio mio, ma OGGI, a conti fatti, posso dire di essere più CONCRETO sugli affetti e più CONSCIO della precarietà della vita, dei rapporti, dell’AMORE del poliamore, e di non dare nulla per scontato, nemmeno i miei stessi pensieri… Il lato sessuale per me non è ancora ben definito, non pensavo sinceramente di passare i 40 e di ritrovarmi ancora con voglia di scoprire, voglia di sperimentare, di non essere catalogato come standard per forza o per convenzione, di aver voglia di lasciare aperte tutte le porte possibili, ho voglia di guardarmi attorno, di ascoltare persone diverse, persone che vivono la loro vita sessuale diversamente… (se solo il mio Instagram potesse parlare… anzi, chiedo anche scusa a chi importuno spesso con riflessioni anche forse troppo personali a volte) no non sto dicendo o pensando che voglio provare esperienze omosessuali, non sono ancora così estremista nel mio Io profondo, ma anche solo il fatto di poter pensare che potrei anche essere “innamorato” di una persona a prescindere dal sesso, dal suo orientamento o altro e di non sentirmi in colpa, mi spiazza.
Tutti questi pensieri in me, nascono dal tuo “nuovo” modo di vivere, dal tuo nuovo modo di affrontare la vita, senza obblighi o paletti inutili, senza barriere mentali che ci siamo ritrovati ad avere per via del nostro contesto sociale o per via di chissà quale indottrinamento. Io ci sono andato fuori per il sesso, tu forse per “l’obbligo” di contenere tutta l’energia che hai dentro. Vivere senza restrizioni permette nei momenti di riflessione di essere più felici! La felicità che tanto cerco.

Tu sei la mia compagna di Vita, abbiamo passato situazioni e momenti TOSTI, ma siamo rimasti vicini, io ti sento vicina e questo mi piace e non parlo solo fisicamente, ma anche psicologicamente. Non riesco ancora ad estraniarmi come fai tu con le carte o con le varie letture, ma sto lasciando correre, sto lasciando andare tutte quelle situazioni che non mi servono per vivere bene… Questo mio post vuole quindi essere un augurio per te e per me, per Noi, che lottiamo ogni giorno per fare andare avanti la famiglia come meglio possiamo, abbiamo 2 figli stupendi pur essendo noi parecchio fuori!. Non lasciamoci trascinare dalla cazzate, dal nervosismo per la polvere sui mobili o dal PC non aggiornato, rimaniamo assieme per cercare di comprendere il VERO SENSO DELLA VITA, che ovviamente non sapremo mai!!!

Ti voglio bene Irene, rimaniamo così!

Covid

Di notte, quando mi sveglio e inizio a pensare, mi verrebbe voglia di iniziare a scrivere per cercare di fissare meglio questi pensieri, poi per non disturbare nessuno o svegliare la famiglia (e qui ci faccio rientrare anche i gatti e il cane) evito. Capita che resti sveglio anche in piena notte per 2 o 3 ore, a pensare un po’ di tutto, e quando le tematiche si fanno impegnative, so già che riprendere sonno sarà un’impresa!

Così è successo ieri sera, ho guardato l’ora sulla radio sveglia digitale che segnalava le 3:33, già un’orario particolare, e anche se non sono troppo superstizioso, mi ha dato l’input per attivare ulteriormente la mente…

Sono in isolamento da Covid dal pomeriggio del 24 febbraio, quindi ad oggi sono 23 giorni che io e la mia famiglia non usciamo di casa… Anzi, per la verità mia figlia Adele di 8 anni ha ripreso ad andare a scuola da un paio di giorni visto che all’ultimo controllo tampone è risultata negativa. Per me, mia moglie e mio figlio si deciderà tutto questo lunedì… Doveva essere domenica come ribadito da 3 operatori Ausl o chi x loro in 3 telefonate diverse, ma ieri ci hanno chiamato per spostarlo a lunedì perchè di domenica il Drive-in è chiuso…

E’ proprio tutta questa disorganizzazione a mandarmi il tilt… Mia moglie è sempre risultata negativa eppure la tengono a casa, per il tampone di domenica, mi hanno telefonato giorni addietro in 3 confermandomi la data mentre ieri pomeriggio la nuova operatrice mi avvisa invece che l’appuntamento era spostato a lunedì… Ma chi mi ha chiamato prima, non sapeva che di domenica i controlli non ci sono?? Ma sarà mai sensato che ieri sera all’ennesima telefonata che invece ha ricevuto mia moglie l’operatrice cercava Diego (mio figlio di 10 anni) che voleva avvisarlo anche a lui che il tampone non era più domenica ma lunedì?!? Veramente voleva spiegare questa cosa a un bambino di 10 anni e non ai suoi genitori?? Mia moglie fa presente che lei era la madre, che mio figlio non aveva un cellulare e che comunque sapeva già dello spostamento del tampone perchè nel pomeriggio avevano appunto già chiamato ME per avvisarmi. Posa il telefono e dopo un minuto la richiama LA STESSA operatrice che voleva parlare con Tarditi Irene per spiegare dello spostamento tampone…. incredibile!

Quello che mi dispiace, quello che mi demoralizza, è che sono convinto che tutti questi problemi, tutti questi disguidi nascono da una gestione disorganizzata e pessima della struttura informatica, mi immagino l’operatrice (poveraccia che alle 19:30 era ancora al lavoro) che avrà avuto un elenco sotto mano di nominativi risultati positivi al tampone da chiamare con numero di telefono e via… Non ci sarà stato nessun riferimento all’età della persona che stava chiamando a quale nucleo famigliare appartemeva, quanti tamponi aveva già fatto, ecc…

Non che io sia un genio dell’informatica, anzi… ormai la fatica a sviscerare un software in tutte le sue opzioni è parecchia… però cavoli…. MA QUANTI MILIONI girano intorno al Corona Virus, quanti programmi ci saranno dietro?!? Possibile che sembra tutto così campato in aria?!? Che un semplice riavvio di un PC o un’assenza di rete, possa far risultare tutti quanti i referti positivi?!? Aosta sera

Felicità e dintorni

Sto leggendo un libro un po’ “strano”, che parla di Tantra e piacere sessuale, diciamo un libro po’ fuori dalle righe per i più… ma che me frega, io sono orientato sul meno… ok dai… Comunque è una sensazione seria la mia, in questo libro mi sto ritrovando parecchio in certi capitoli, sono solo all’inizio, ma questo paragrafo mi ha lasciato molto a pensare, lo riporto qui sotto, non credo di violare nessun copyright visto che è comunque scaricabile gratuitamente dal sito stesso degli autori qui:

Luna d’Inverno

Il primo strato dell’io che incontriamo, in inglese è chiamato agency – che significa sia “impulso ad agire”, sia “mediazione”, sia anche “agenzia”, e quest’ultimo significato è quello più efficace nel caso nostro, poiché il primo strato dell’io è quella modalità per cui una persona non vive “in proprio”, ma vive per conto di qualcun altro, esattamente come un agente non opera professionalmente per sé, ma per conto di un committente.
L’agency è quella componente di noi in cui abbiamo imparato, fin da piccoli, che possiamo venir amati soltanto se prima ci preoccupiamo degli altri e facciamo qualcosa per loro – per i genitori, per i fratelli, per gli amici e così via. Diventato adulto, l’agent – colui cioè in cui predomina I’agency – è una persona molto amichevole, sempre pronto a aiutare gli altri; è anzi molto “sintonizzato” sugli altri, infatti una sua frase tipica è: se stai bene tu, sto bene anch’io; se tu stai male, soffro con te.

Quando alla fine di una cena nel vassoio rimane un solo pasticcino, l’invitato agent, prima di prenderlo, chiederà sempre a tutti quanti se lo vogliono loro, nella speranza che nessuno lo voglia. Se qualcuno dice di sì, glielo lascerà con un sorriso, ma dentro di sé proverà stizza. In questo modo, adottando sempre comportamenti simili, l’agent accumula un bel po’ di rabbia e rancore nell’arco della vita, e siccome è convinto che gli altri lo amino e lo stimino soltanto quando è gentile, non mostra mai quei sentimenti, ma deve isolarsi ogni tanto per “riprendere l’equilibrio”.

Un altro esempio? Agent è la tipica donna-madre:
Sono sposata da quindici anni. La famiglia per me è tutto e ho sempre cercato di fare tutto per i bambini e per mio marito, cucinare, pulire la casa, educare bene i miei figli. Non ho mai pensato a me stessa in tutto questo periodo, fino a quando il mio matrimonio è entrato in crisi. Credevo di non essere più affascinante per mio marito, ma la verità era che io non c’ero più, esistevo solo in quanto mi occupavo degli altri e praticamente avevo perso me stessa. Allora come poteva mio marito amare una donna che non c’era più?”. Se l’agent una volta fa qualcosa per sé – il che avviene di rado – viene subito assalito dai sensi di colpa.

Immaginiamo questa scenetta: sulla spiaggia strapiena di Riccione arrivano contemporaneamente un agent e un’altra persona che lui non conosce. È rimasto solo l’ultimo ombrellone. L’agent normalmente avrebbe detto “lo prenda lei”, ma questa volta, non si sa perché, pensa a se stesso, accelera il passo e occupa ombrellone e sdraio. Ovviamente non osa guardare in faccia la persona che ha perso la corsa, e probabilmente passerà una giornata d’inferno sotto l’ombrellone, tormentato da rimorsi perché il suo bisogno ha prevalso a danno di quello di un altro. L’agent chiama il suo comportamento gentilezza o amore o compassione. In verità è, soltanto, bisogno: il bisogno di essere amato, accompagnato dalla convinzione che per essere amato occorra prima fare qualcosa per l’altra persona. Per l’agent è inconcepibile stare bene con se stesso da solo, o con un altro individuo senza fare qualcosa per lui. Se non c’è nessuno di cui l’agent si possa preoccupare, si apre un grande vuoto, un grande punto interrogativo, non sa più cosa fare della sua vita. Chi ama qualcuno può sempre scegliere se insistere o cedere in un conflitto di interessi, ma l’agent non ha questa scelta: senza esserne consapevole favorisce sempre l’altro, si subordina all’altro per automatismo. La sua motivazione profonda è la ricerca di contatto, di amore; ma l’agent non riesce a immaginare di poter amare se stesso, è sempre rivolto all’esterno. L’unica strategia che conosce è quella di aiutare. Il prezzo che l’agent paga è tuttavia molto alto, e spesso si fa notare verso la metà della vita, quando le forze diminuiscono e ci si rende conto di essere letteralmente esauriti. L’energia segue l’attenzione – (è una legge fondamentale), e se la nostra attenzione è continuamente rivolta agli altri, la nostra energia si riversa su di loro e il nostro corpo ne risente.

Così l’agent è poco consapevole di quello che succede in lui, dei suoi giudizi, dei suoi pensieri, delle sue sensazioni, della sua sessualità, del suo benessere. In fondo si stima poco, perché altrimenti non sarebbe così dipendente dal suo partner, e penserebbe di meritarsi il suo amore per quello che egli è, e non per quello che fa. Una persona poco attenta a sé e poco centrata in se stessa col tempo perde il suo fascino, la sua radiazione, la sua dignità e quel poco che gli è rimasto della stima del partner. È il partner continua a rimanere più per comodità, che per vero amore e vera attrazione. A questo punto la coppia può entrare in un circolo veramente tragico. Prendiamo l’esempio classico di una donna che da buon agent ha vissuto esclusivamente per la famiglia, si è trascurata ed è giunta al momento in cui i figli ormai grandi vanno via di casa. L’agent, quando perde le “vittime” delle sue cure, va in crisi, al vuoto delle domande esistenziali si aggiunge ben presto una piccola depressione, e il marito comincia a frequentare un’altra. La strategia dell’agent – di occuparsi del partner per ottenere il suo amore – ha anche un lato oscuro che nessuno guarda volentieri: per assicurarsi l’amore del partner, l’agent lo aiuta sempre dove può, ma al contempo non gli permette di crescere più di tanto, perché altrimenti il partner potrebbe diventare autosufficiente e “liberarsi”. Quindi, oltre a preoccuparsi di “stabilizzarlo”, si preoccupa di non rafforzarlo troppo: perciò quando il partner sta veramente bene, l’agent inconsciamente cova un conflitto, e mira a destabilizzarlo al solo scopo di poterlo poi recuperare. Questo gioco logorante può durare molto a lungo, anche un’intera vita. Questa è un’altra caratteristica che distingue l’agency dall’amore.

L’effetto forse più tragico dell’agency è che il proprio corpo col tempo diventa totalmente sordo e la sensualità svanisce, perché l’attenzione non è focalizzata al proprio corpo ma è sempre rivolta all’esterno. Il sesso diventa sempre più raro, perché se l’attenzione non è focalizzata sul proprio corpo, non è possibile aumentare il grado di carica energetica o di eccitazione. Invece la sessualità dell’agent è più collegata alla paura che al piacere: l’agent donna si preoccupa di far ciò che piace al partner e l’agent uomo si preoccupa dell’orgasmo di lei. Nella sessualità l’agent – donna o uomo – difficilmente riesce a sapere ciò che desidera, di cosa ha bisogno per sentirsi bene e per eccitarsi, per seguire i propri istinti. Inoltre pensa che, se esprimesse i suoi desideri erotici, il partner non sarebbe disposto a soddisfarli se non in cambio di qualcos’altro. La maggior parte dei disturbi sessuali ha l’agency come causa. Questa diagnosi vale sia per la disfunzione erettile (impotenza) o per l’eiaculazione precoce nell’uomo, come per il disturbo del desiderio (frigidità) o la difficoltà ad arrivare all’orgasmo nella donna.

Quando in una coppia ambedue sono in agency, succede quello che descrive Marco, un infermiere di 48 anni: Quando facevo l’amore con la mia compagna ero sempre attento a quello che le piaceva e soprattutto dopo il rapporto la tempestavo di domande: ti è piaciuto? Sei arrivata all’orgasmo? Oppure la accarezzavo così come avrei voluto essere accarezzato io, pensando: se sei soddisfatta tu, lo sono anch’io. Anche lei d’altra parte era molto attenta ai miei bisogni e per anni credevamo entrambi di essere una coppia felice e armoniosa, senza accorgerci che il sesso diventava sempre più raro tra noi e che la passione si stava spegnendo. Questa diagnosi non sarebbe completa se non aggiungessimo che chiunque, se vuole, può uscire dalla condizione di agent. L’agency non è un’eredità genetica, non appartiene biologicamente alla nostra personalità, non è il nostro autentico carattere: è solo una modalità di percepire i propri desideri e quelli degli altri; noi l’abbiamo imparata e spesso, impiegandola, siamo stati addirittura premiati e ciò ci ha condizionato; ma si può anche “disimpararla” per ritrovare un maggior senso nella propria esistenza e scoprire il piacere nel proprio corpo. Il rimedio non sta nel diventare egoisti, ma nel riconoscere la semplice verità che in fondo possiamo provare piacere soltanto grazie al nostro corpo, possiamo provare amore soltanto nel nostro cuore e raggiungere l’orgasmo soltanto nei nostri genitali. Occorre capire che il miglior dono che possiamo fare al nostro partner è quello di curare la nostra vitalità e di accrescere la nostra autostima, per essere una persona vitale e degna di autentica stima anche per lui.

Ma come può avvenire questo cambiamento? Nel momento in cui l’agent si accorge di essere tale e gli vengono i primi dubbi, di solito prova anche il desiderio di cambiare e di vivere più per sé. Dopo la scoperta, «la prima reazione che si ha istintivamente è quella che chiamiamo counteragency: ci si comporta cioè in maniera opposta rispetto a prima, e si crede di non essere più in agency.» [15]. Invece questo nuovo atteggiamento non è ancora la risoluzione, ma solo una fase di passaggio.

15 – Jack Lee Rosenberg Beverly KitaenMorse, The Intimate Couple, Atlanta 1996, p.203.

Il corretto punto di arrivo è uno soltanto: quello in cui diventiamo consapevoli dei nostri bisogni, percependo anche quelli degli altri. Solo quando si riesce a valutare e scegliere “tra i miei e i suoi” bisogni, possiamo decidere in modo sano e creativo: “oggi farò qualcosa in più per me e la prossima volta farò di più per te”, tenendo sempre presente l’obiettivo di soddisfare i bisogni di entrambi. Qualche conseguenza è ovviamente inevitabile. Quando ci si libera dal condizionamento dell’agency, può succedere che gli amici che prima ci stimavano perché ci curavamo di loro, ci accusino di egoismo. C’è un solo modo di reagire: spiegare tutto con chiarezza. Poiché l’agency è una sindrome molto diffusa, molti lo troveranno un passo coraggioso, e ne trarranno forse un prezioso insegnamento.

—————-EDIT——————–

Chiaccherando con Irene ieri sera, mi ha fatto ragionare un po’ meglio su queste “questioni”. Il paragrafo qui sopra, mi ha toccato e l’ho sentito “mio”, ma non perchè io mi sento un buon samaritano, non mi reputo un eroe nè tanto meno un santo, anzi… però sulla faccenda ultimo pasticcino e ultimo posto sotto l’ombrellone sì, non c’è dubbio che avrei lasciato sia uno che l’altro, ma analizzando bene del perchè, soprattutto sul posto sotto l’ombrellone, l’avrei fatto per evitare questioni.
Ho sempre, SEMPRE cercato di evitare polemiche o questioni fin da bambino, non mi è mai piaciuto discutere, odiavo gli attaccabrighe e mi tenevo ben distante da gente “rognosa”, non ho mai avuto grandi certezze nemmeno in adolescenza e quindi quando parlavo con qualcuno, era facile, molto facile che per empatia, per quieto vivere, per essere “gentile”, valutavo come “buone” le informazioni che ricevevo, senza praticamente mai (o quasi) dire la mia.

Mi rendo conto non essere una gran caratteristica di cui andare fiero, anzi… Ora però che di anni ne ho 43 e di “esperienze” di vita ne ho un po’ di più, inizio a dire anch’io il mio punto di vista come in questo caso.