La verità sempre a priori?!?

Bisogna, bisognerebbe SEMPRE dire la verità ed esporre i propri pensieri e le proprie idee anche se potrebbe capitare di pensarla “strano”… spero VERAMENTE TANTO di riuscire a trasmettere questa cosa ai miei figli, io penso di esserci riuscito a vivere così fino a 23 anni, poi la depressione mi ha portato via questo stato di coscienza di vita “libera”. Dai 23 ai 40 sono stato forse ancora “libero” solo con mia moglie e i miei genitori/suoceri. Ora con i figli sto cercando di nuovo “equilibrio” in me, ma non è facile riuscire a relazionarmi senza paure, non mi piace avere pensieri “brutti” sugli altri… e se li ho, avrei voglia comunque di gridarli… tenerli dentro non fa bene, ma come dicevo è complicato:

Ma come cavolo guidi?? Perchè continui ad accelerare e frenare ogni momento?!? Ma perchè continui ad usare l’email di Libero come posta di lavoro e continui a lamentarti dello SPAM?!? Ma perchè ti fai trattare così da tua moglie/fidanzata/marito/compagno/…?? Sei Gay?? Ma davvero voti …ini??! Solo le persone che sanno parlare bene, che sembrano sempre sicure di loro, che riescono a “rubare” senza farsi beccare sono furbe??!? (Vabbeh, questo è un altro discorso…) ecc…

Molti potrebbero GIUSTAMENTE dirmi, fatti i cazzi tuoi, ed è più che giusto che mi rispondano così, non si è obbligati a dire le proprie cose, uno non vuole, non può, non gliene frega nulla di parlarne, ecc…

Oggi nella mia cartella Newsletter tramite aggregatore di feed, mi è arrivato un link a questo articolo: (i punti salienti in grassetto)

Corrispondenze Psicologiche di Vishuddha

Stadio evolutivo: da 7 a 12 anni 

Nei tre Chakra superiori gli stadi evolutivi sono definiti con minore precisione rispetto all’età anagrafica. Questo avviene in particolare per quanto riguarda lo sviluppo della comunicazione e dunque con Vishuddha. Nel terzo Chakra, Manipura, lo sviluppo del linguaggio permette di sperimentare il tempo come una sequenza di causa e effetto. Tuttavia, prima dei sette anni il bambino non comprende veramente il tempo, come ad esempio quante settimane o mesi mancano a Natale o al suo compleanno. Dai sette anni in poi il bambino impara a guardare avanti e indietro nel tempo, un processo che Piaget ha definito “reversibilità”

Questo stadio segna il punto in cui l’intelletto è in grado di separare se stesso dall’esperienza immediata abbastanza a lungo per prendere in considerazione realtà alternative. Solo in seguito all’assunzione di questa consapevolezza è possibile attuare la creatività cosciente.

Istinto : i tre Chakra superiori non sono riconducibili a istinti.

Sviluppo della Personalità: Identità creativa

Situato a metà tra il terzo Chakra, legato alla volontà, e il settimo Chakra, legato alla coscienza astratta, Vishuddha unisce queste due facoltà fa avanzare la coscienza verso il futuro mediante la creatività. Quando creiamo, facciamo qualcosa che prima non esisteva e che non sarebbe esistita se non fosse stata creata. Con lo sviluppo della coscienza in Vishuddha diventiamo creatori, cioè impariamo a vivere la vita come un atto creativo. In realtà il nostro potere creativo era già presente: esso si sviluppa nel secondo Chackra, Svadhisthana, dove però è a livello inconscio. Ciò significa che, in Svadhisthana, il processo creativo avviene senza volontà, esattamente come una gravidanza. In Vishuddha, invece, tale processo diviene volontario e cosciente, così che diventiamo i creatori di noi stessi e, di conseguenza, di ciò che ci circonda e della nostra vita. La creatività è un’espressione del Sé, nel corso della sua individuazione. Permette al Sé di restituire al mondo in forma assimilata quello che ha preso dal mondo. La creatività è una porta tra il passato e il futuro.

Il Linguaggio e la Comunicazione

I primi quattro Chakra sono centri di coscienza che mettono l’individuo in relazione, rispettivamente, con forma, movimento, attività e relazione. In Vishuddha, il quinto Chakra, l’individuo accede al mondo sottile delle vibrazioni, che altro non sono che pulsazioni ritmiche. La realtà di tali pulsazioni è in relazione con l’elemento Aria ed è nominata etere, inteso come sostanza in cui le vibrazioni si propagano. Le vibrazioni che noi emettiamo sono, molto semplicemente, le Parole. Ecco, dunque, come Vishuddha entri in relazione con il linguaggio e la comunicazione.

Parole, immagini e pensieri (rispettivamente: quinto, sesto e settimo Chakra) sono tutti riflessi simbolici del piano della manifestazione. Ogni parola evoca l’immagine di una cosa, di un concetto, di un sentimento, di un processo o di una relazione. Ogni immagine della nostra mente è un simbolo di qualcosa di reale e ogni pensiero è una combinazione di questi simboli. Il pensiero si esprime tramite la voce: la voce è suono, il suono è vibrazione e ogni vibrazione è ritmica. Il ritmo riporta al concetto di tempo e di ciclo. Vediamo dunque come tali concetti siano correlati alla musica (suono) e alla danza (movimento, gestualità). Alla musica e alla danza si affiancano altri due concetti molto importanti: la risonanza o sincronizzazione. Questo fenomeno è noto anche come allineamento ritmico o vibrazione simpatetica. Attraverso Vishuddha, inteso come il centro di coscienza, prendiamo atto non solo del nostro potere espressivo e creativo, ma anche del nostro potere di risonanza con altri individui e con il nostro ambiente. Dunque, la comunicazione, oltre ad essere l’espressione della personalità, è anche uno scambio: permette al mondo esterno di conoscere quello che è dentro di noi ma anche a noi di conoscere ciò è esterno. L’autoespressione è la controparte della ricezione sensibile, che ha anch’essa sede nel centro di coscienza rappresentato dal secondo Chakra che raccoglie le informazioni attraverso i sensi fisici. Svadhisthana e Vishuddha sono paragonabili ad una doppia porta che permette l’entrata e l’uscita. Ecco perché essi sono correlati al punto che i problemi dell’uno si riflettono spesso nell’altro. Vishuddha però è anche la porta che collega la mente e il corpo. Esso è letteralmente un collo di bottiglia, la porta stretta della Cabala. Solo quando mente e corpo sono collegati si ha una vera comunicazione: l’informazione lascia il regno dell’astrazione e diviene esperienza fisica che, a sua volta, assume un significato intellettuale. La gola e il collo, davanti e dietro sono la sede della voce e della visione: la voce è la nostra espressione vivente, la visione è la nostra percezione intellettuale. La voce di un individuo può rivelare molto della sua personalità. Una contrazione nel corpo (primo chakra) assottiglia la voce. La mancanza di sentimento (secondo chakra) rende la voce meccanica. Troppo poca volontà (terzo chakra) rende la voce stentata e flebile, mentre un eccesso nel terzo chakra la rende dominante. La voce richiede anche il respiro (quarto chakra): se il respiro è costretto o irregolare, la voce non avrà pienezza. Se la nostra coscienza non è aperta (chakra sesto e settimo), la voce si fa ripetitiva e piatta. Inoltre, dentro di noi abbiamo molte voci. L’integrazione crea la risonanza. Il processo di individuazione rispetta e integra ciascuna delle nostre voci e le avvicina in un’unità. Vishuddha coordina molte voci interiori, comprese quelle che provengono dal passato e dalle diverse parti di noi stessi. Allora il chakra della gola deve integrarle in un’unica voce solida, che possa uscire per comunicare. 

Demone: Falsità, menzogne

Quando diciamo la verità esprimiamo completamente la nostra individualità. Se l’ego e la volontà sono forti, l’individuo esprime la propria verità anche di fronte ad un’opposizione e avrà il coraggio di essere diverso e di creare una propria risonanza. Se, invece, la personalità non è completamente individualizzata ci si sentirà in dovere di dire (e fare) ciò che gli altri si aspettano. L’individuo avrà paura di esternare la propria verità per timore di non entrare in risonanza e rinuncerà alla propria autenticità per timore del giudizio altrui. Quando siamo fuori dalla nostra verità viviamo una bugia. Le bugie sono il demone del quinto chakra.

Conflitto: creatività Vs passività.

Diritto fondamentale: dire e ascoltare la verità. 

Traumi ed Effetti traumatici su Vishuddha

Segreti

Ogni azione è una comunicazione. Quando manteniamo un segreto, non solo dobbiamo stare attenti a ciò che ci esce dalla bocca, ma anche a quello che potremmo dire con il corpo, con gli occhi o con la mimica facciale. Dobbiamo vigilare sul nostro stesso essere e, in un certo senso, separarcene piuttosto che esserne parte. Tale controllo reprime lo scorrere spontaneo dell’energia, creando inevitabilmente dei blocchi. Molti bambini portano il fardello di mantenere un segreto, rinunciando così a vivere pienamente la loro verità, come se vivessero con lucchetto sul quinto Chakra. 

Autoritarismo

Quando i genitori stabiliscono delle regole che non possono essere discusse, non lasciano spazio per il dialogo. Senza discussione il bambino non ha alcun terreno di prova per imparare le abilità comunicative. Può capitare però che, a causa dell’autoritarismo genitoriale, non vi sia alcuno spazio che permetta al bambino di far ascoltare e rispettare la sua verità. Se ascoltare un bambino può sembrare, giustappunto, puerile, occorre considerare che è proprio in questi frangenti che il bambino impara a ragionare. Ecco perché i bambini hanno bisogno di comunicare ad un adulto che li ascolta e che spieghi loro le cose, permettendo loro di comprendere e, soprattutto, di imparare a conversare. I bambini imparano a comunicare quando gli si parla: imparano a ragionare, argomentare, pensare autonomamente, avere fiducia e condividere. Inoltre, la comunicazione li radica nella realtà, è una cassa di risonanza per le loro idee, uno strumento che permette loro di aprirsi a qualcosa di più ampio. È questo il modo in cui acquisiscono nuove informazioni, imparano e crescono.

Grida e Umiliazioni

La comunicazione e l’espressione verso l’esterno sono bloccate da due demoni: il senso di colpa e la vergogna. Essi sono voci interiori che si comportano come guardiani feroci delle sacre porte tra il mondo esterno e quello interno. Induco la personalità a nascondersi suggerendo che la realtà interiore dell’individuo è qualcosa di imperfetto e inadatto e che, se qualcuno dovesse vederlo, la personalità andrebbe incontro ad una terribile umiliazione.

Il fatto è che, in origine, questi critici sono stati creati davvero per salvaguardia dall’umiliazione. Col tempo, però, sono diventano dei tiranni che suggeriscono alla personalità che nessuno vuole ascoltare ciò che ha da dire, che non sa quello che dice e che farà la figura della stupida. L’individuo sente la gola chiudersi e le parole vi rimangono strozzate, mentre i pensieri si affastellano sempre più velocemente perdendo di razionalità e creando confusione. Infine, le parole interiori dei due zelanti critici, colpa e vergogna, diventano profezie che si autoavverano, creando una tale paura e incapacità di espressione nell’individuo che permette loro ancora di dire: “Vedi? Avevo ragione. Sei proprio uno scemo e adesso lo sanno tutti”. La voce dei critici, in genere, è un monologo, la loro esposizione è unidirezionale e non ammette opinioni diverse. L’unico modo per sopraffare la voce dei critici è sfidarli assumendo il loro stesso ruolo. Allora potrebbe emergere la voce del bambino che non ha mai trovato la forza di rispondere al genitore critico e questo emergere potrebbe essere davvero liberatorio. 

Messaggi Duble-bind

Un messaggio double-bind è una comunicazione paradossale tale per cui ogni risposta è sbagliata e pertanto essa pone il soggetto in una posizione indecidibile. Per esempio: “ti obbligo a disobbedire” è una comunicazione paradossale, in quanto se uno disobbedisce sta obbedendo e viceversa. La teoria del double-bind riguarda una situazione in cui la comunicazione tra due individui, uniti da una relazione emotivamente rilevante, in cui uno dipenda dall’altro, presenta una incongruenza tra il livello del discorso esplicito (verbale, quel che vien detto) e un altro livello, detto metacomunicativo (non verbale, gesti, atteggiamenti, tono di voce), e la situazione sia tale per cui il ricevente il messaggio non abbia la possibilità di decidere quale dei due livelli ritenere valido, visto che si contraddicono e nemmeno di far notare l’incongruenza a livello esplicito. La compresenza di due propositi contraddittori rende impossibile rispondere contemporaneamente ad entrambi. Il procedimento perverso consiste soprattutto nel porre il ricevente in una situazione paradossale per poi poterlo rimproverare della contraddizione in cui è stato messo. Questo tipo di comunicazione paradossale invalida necessariamente la relazione minando l’equilibrio emotivo di chi la subisce e rendendo vano ogni tentativo di dialogo o confronto costruttivo. Se un soggetto fin dalla sua prima infanzia, quando cioè non è in grado assolutamente di fare alcuna operazione critica su quello che gli adulti gli dicono, è sottoposto a una sequenza di messaggi intimamente contraddittori tali per cui egli viene messo pragmaticamente in una posizione indecidibile, la sua capacità di organizzare logicamente il pensiero e di guardare il mondo applicandovi delle categorie che gli consentano di rappresentarsi in modo razionale è sconvolta. 

Vishuddha Chakra in Breve

Caratteristiche Equilibrate di Vishuddha

L’equilibrio di Vishuddha consiste nella capacità di comunicare la verità della propria esperienza, di riconoscere e accogliere la verità di un altro e di affrontare la vita in modo creativo. La creatività, in questo caso, non ha nulla a che fare con l’essere un artista, ma va inteso come la capacità di creare nuove modalità di affrontare la vita in modo efficace. Ciò può essere rivelato dal modo in cui l’individuo è in grado di adattarsi, vedendo davanti a sé infinite possibilità. Se si dovesse descrivere genericamente un individuo con un terzo Chakra equilibrato, si direbbe che egli ha una voce è squillante e piacevole, che possiede un suo ritmo naturale ed giusta di tonalità e volume. Il ritmo si riscontra anche nei movimenti del corpo coordinati senza controllo e privi di agitazione. Infine l’individuo mostra una buona capacità di esprimersi ma anche di ascoltare entrando in risonanza. Infatti, man mano che la coscienza si eleva verso i centri superiori, la forma diventa meno importante, mentre aumenta l’importanza della consapevolezza e dell’intelligenza, intesa come capacità di pensare.

A sua volta, il pensiero, crea una corrente discendente, ovvero che che dall’intelletto si riversa nel corpo e nel mondo esteriore esprimendosi in quella che viene detta realizzazione individuale. Tuttavia, sebbene non sia così improbabile incontrare individui con un quinto Chakra equilibrato, è piuttosto comune che si presentino aspetti equilibrati ma anche di carenza e di eccesso nello stesso individuo, permettendo di comunicare bene in alcuni casi e male in altri. Occorre ricordare sempre che Vishuddha è una porta e come tale il suo ruolo è proprio quello di aprirsi e chiudersi

Carenza Energetica di Vishuddha

Chi ha un quinto chakra carente non riesce a mettere insieme le parole, ha una voce debole, stentata, ritmicamente ineguale. La persona prova un’eccessiva timidezza, il bisogno di nascondersi, il timore dell’umiliazione. La comunicazione e l’ascolto non sono solo rivolti verso l’esterno, al punto che l’individuo talvolta non si accorge di non comunicare affatto. Anche lo scambio tra mente e corpo è deficitario: i segnali del corpo vengono ignorati, si dimentica di dire le cose ad altri, spesso non riesce neppure ad ottenere l’attenzione necessaria per comunicare loro qualcosa. In compenso la comunicazione esterna, che passa attraverso Svadhisthana, bombarda questo Chakra da cui la coscienza si ritrae al punto che l’individuo non si riconosce neppure il diritto di porre domande. Di solito un adulto in tale situazione ha avuto dei genitori invasivi e controllanti, dunque ha imparato a non attirare l’attenzione e a tenersi questo Chakra chiuso, come autodifesa. 

Eccesso Energetico di Vishuddha

Con un quinto Chakra in eccesso, parlare è una difesa usata come mezzo per mantenere il controllo. Inoltre, controllare la conversazione, l’argomento, il ritmo, pone l’individuo al centro dell’attenzione. Poiché il quinto chakra è una delle aperture attraverso cui è possibile scaricare lo stress, una verbosità eccessiva può essere un mezzo di liberarsi dell’energia. L’ira non riconosciuta spesso viene espressa anche attraverso una parlata rapida o un tono di voce particolarmente squillante. Quando le parole occupano la coscienza, impediscono di ascoltare il proprio corpo e, più precisamente, se stessi. Naturalmente, nonostante la copiosa verbosità, i contenuti sono molto poveri. 

Strategie di Cura

Sia l’eccesso che la carenza di energia nel quinto Chakra sono dovuti alla mancanza di collegamento tra intelletto e fisicità, dunque tra Muladhara e Svadhisthana con i Chakra superiori a Vishuddha. Il canto è una forma di intonazione che culla le vibrazioni del nostro corpo e della coscienza portandole alla risonanza, attraverso la ripetizione ritmica di una semplice frase o suono. I suoni usati nel canto possono avere dei significati specifici, come quando ripetiamo delle affermazioni su cose che vorremmo cambiare, oppure significati simbolici, come ad esempio dei mantra o nelle filastrocche, oppure possono non avere alcun significato e oltrepassare totalmente la mente cosciente. In ogni caso, si tratta comunque di esperienze ritmiche in cui la mente cosciente si annichilisce. Più essa si annichilisce, più possibilità ci sono di far emergere i contenuti inconsci, fino a raggiungere lo stato di trance. Affermazioni: pratica il silenzio e ascolta il bambino interiore

Fonte primaria: L’una D’inverno

Covid

Di notte, quando mi sveglio e inizio a pensare, mi verrebbe voglia di iniziare a scrivere per cercare di fissare meglio questi pensieri, poi per non disturbare nessuno o svegliare la famiglia (e qui ci faccio rientrare anche i gatti e il cane) evito. Capita che resti sveglio anche in piena notte per 2 o 3 ore, a pensare un po’ di tutto, e quando le tematiche si fanno impegnative, so già che riprendere sonno sarà un’impresa!

Così è successo ieri sera, ho guardato l’ora sulla radio sveglia digitale che segnalava le 3:33, già un’orario particolare, e anche se non sono troppo superstizioso, mi ha dato l’input per attivare ulteriormente la mente…

Sono in isolamento da Covid dal pomeriggio del 24 febbraio, quindi ad oggi sono 23 giorni che io e la mia famiglia non usciamo di casa… Anzi, per la verità mia figlia Adele di 8 anni ha ripreso ad andare a scuola da un paio di giorni visto che all’ultimo controllo tampone è risultata negativa. Per me, mia moglie e mio figlio si deciderà tutto questo lunedì… Doveva essere domenica come ribadito da 3 operatori Ausl o chi x loro in 3 telefonate diverse, ma ieri ci hanno chiamato per spostarlo a lunedì perchè di domenica il Drive-in è chiuso…

E’ proprio tutta questa disorganizzazione a mandarmi il tilt… Mia moglie è sempre risultata negativa eppure la tengono a casa, per il tampone di domenica, mi hanno telefonato giorni addietro in 3 confermandomi la data mentre ieri pomeriggio la nuova operatrice mi avvisa invece che l’appuntamento era spostato a lunedì… Ma chi mi ha chiamato prima, non sapeva che di domenica i controlli non ci sono?? Ma sarà mai sensato che ieri sera all’ennesima telefonata che invece ha ricevuto mia moglie l’operatrice cercava Diego (mio figlio di 10 anni) che voleva avvisarlo anche a lui che il tampone non era più domenica ma lunedì?!? Veramente voleva spiegare questa cosa a un bambino di 10 anni e non ai suoi genitori?? Mia moglie fa presente che lei era la madre, che mio figlio non aveva un cellulare e che comunque sapeva già dello spostamento del tampone perchè nel pomeriggio avevano appunto già chiamato ME per avvisarmi. Posa il telefono e dopo un minuto la richiama LA STESSA operatrice che voleva parlare con Tarditi Irene per spiegare dello spostamento tampone…. incredibile!

Quello che mi dispiace, quello che mi demoralizza, è che sono convinto che tutti questi problemi, tutti questi disguidi nascono da una gestione disorganizzata e pessima della struttura informatica, mi immagino l’operatrice (poveraccia che alle 19:30 era ancora al lavoro) che avrà avuto un elenco sotto mano di nominativi risultati positivi al tampone da chiamare con numero di telefono e via… Non ci sarà stato nessun riferimento all’età della persona che stava chiamando a quale nucleo famigliare appartemeva, quanti tamponi aveva già fatto, ecc…

Non che io sia un genio dell’informatica, anzi… ormai la fatica a sviscerare un software in tutte le sue opzioni è parecchia… però cavoli…. MA QUANTI MILIONI girano intorno al Corona Virus, quanti programmi ci saranno dietro?!? Possibile che sembra tutto così campato in aria?!? Che un semplice riavvio di un PC o un’assenza di rete, possa far risultare tutti quanti i referti positivi?!? Aosta sera

Felicità e dintorni

Sto leggendo un libro un po’ “strano”, che parla di Tantra e piacere sessuale, diciamo un libro po’ fuori dalle righe per i più… ma che me frega, io sono orientato sul meno… ok dai… Comunque è una sensazione seria la mia, in questo libro mi sto ritrovando parecchio in certi capitoli, sono solo all’inizio, ma questo paragrafo mi ha lasciato molto a pensare, lo riporto qui sotto, non credo di violare nessun copyright visto che è comunque scaricabile gratuitamente dal sito stesso degli autori qui:

Luna d’Inverno

Il primo strato dell’io che incontriamo, in inglese è chiamato agency – che significa sia “impulso ad agire”, sia “mediazione”, sia anche “agenzia”, e quest’ultimo significato è quello più efficace nel caso nostro, poiché il primo strato dell’io è quella modalità per cui una persona non vive “in proprio”, ma vive per conto di qualcun altro, esattamente come un agente non opera professionalmente per sé, ma per conto di un committente.
L’agency è quella componente di noi in cui abbiamo imparato, fin da piccoli, che possiamo venir amati soltanto se prima ci preoccupiamo degli altri e facciamo qualcosa per loro – per i genitori, per i fratelli, per gli amici e così via. Diventato adulto, l’agent – colui cioè in cui predomina I’agency – è una persona molto amichevole, sempre pronto a aiutare gli altri; è anzi molto “sintonizzato” sugli altri, infatti una sua frase tipica è: se stai bene tu, sto bene anch’io; se tu stai male, soffro con te.

Quando alla fine di una cena nel vassoio rimane un solo pasticcino, l’invitato agent, prima di prenderlo, chiederà sempre a tutti quanti se lo vogliono loro, nella speranza che nessuno lo voglia. Se qualcuno dice di sì, glielo lascerà con un sorriso, ma dentro di sé proverà stizza. In questo modo, adottando sempre comportamenti simili, l’agent accumula un bel po’ di rabbia e rancore nell’arco della vita, e siccome è convinto che gli altri lo amino e lo stimino soltanto quando è gentile, non mostra mai quei sentimenti, ma deve isolarsi ogni tanto per “riprendere l’equilibrio”.

Un altro esempio? Agent è la tipica donna-madre:
Sono sposata da quindici anni. La famiglia per me è tutto e ho sempre cercato di fare tutto per i bambini e per mio marito, cucinare, pulire la casa, educare bene i miei figli. Non ho mai pensato a me stessa in tutto questo periodo, fino a quando il mio matrimonio è entrato in crisi. Credevo di non essere più affascinante per mio marito, ma la verità era che io non c’ero più, esistevo solo in quanto mi occupavo degli altri e praticamente avevo perso me stessa. Allora come poteva mio marito amare una donna che non c’era più?”. Se l’agent una volta fa qualcosa per sé – il che avviene di rado – viene subito assalito dai sensi di colpa.

Immaginiamo questa scenetta: sulla spiaggia strapiena di Riccione arrivano contemporaneamente un agent e un’altra persona che lui non conosce. È rimasto solo l’ultimo ombrellone. L’agent normalmente avrebbe detto “lo prenda lei”, ma questa volta, non si sa perché, pensa a se stesso, accelera il passo e occupa ombrellone e sdraio. Ovviamente non osa guardare in faccia la persona che ha perso la corsa, e probabilmente passerà una giornata d’inferno sotto l’ombrellone, tormentato da rimorsi perché il suo bisogno ha prevalso a danno di quello di un altro. L’agent chiama il suo comportamento gentilezza o amore o compassione. In verità è, soltanto, bisogno: il bisogno di essere amato, accompagnato dalla convinzione che per essere amato occorra prima fare qualcosa per l’altra persona. Per l’agent è inconcepibile stare bene con se stesso da solo, o con un altro individuo senza fare qualcosa per lui. Se non c’è nessuno di cui l’agent si possa preoccupare, si apre un grande vuoto, un grande punto interrogativo, non sa più cosa fare della sua vita. Chi ama qualcuno può sempre scegliere se insistere o cedere in un conflitto di interessi, ma l’agent non ha questa scelta: senza esserne consapevole favorisce sempre l’altro, si subordina all’altro per automatismo. La sua motivazione profonda è la ricerca di contatto, di amore; ma l’agent non riesce a immaginare di poter amare se stesso, è sempre rivolto all’esterno. L’unica strategia che conosce è quella di aiutare. Il prezzo che l’agent paga è tuttavia molto alto, e spesso si fa notare verso la metà della vita, quando le forze diminuiscono e ci si rende conto di essere letteralmente esauriti. L’energia segue l’attenzione – (è una legge fondamentale), e se la nostra attenzione è continuamente rivolta agli altri, la nostra energia si riversa su di loro e il nostro corpo ne risente.

Così l’agent è poco consapevole di quello che succede in lui, dei suoi giudizi, dei suoi pensieri, delle sue sensazioni, della sua sessualità, del suo benessere. In fondo si stima poco, perché altrimenti non sarebbe così dipendente dal suo partner, e penserebbe di meritarsi il suo amore per quello che egli è, e non per quello che fa. Una persona poco attenta a sé e poco centrata in se stessa col tempo perde il suo fascino, la sua radiazione, la sua dignità e quel poco che gli è rimasto della stima del partner. È il partner continua a rimanere più per comodità, che per vero amore e vera attrazione. A questo punto la coppia può entrare in un circolo veramente tragico. Prendiamo l’esempio classico di una donna che da buon agent ha vissuto esclusivamente per la famiglia, si è trascurata ed è giunta al momento in cui i figli ormai grandi vanno via di casa. L’agent, quando perde le “vittime” delle sue cure, va in crisi, al vuoto delle domande esistenziali si aggiunge ben presto una piccola depressione, e il marito comincia a frequentare un’altra. La strategia dell’agent – di occuparsi del partner per ottenere il suo amore – ha anche un lato oscuro che nessuno guarda volentieri: per assicurarsi l’amore del partner, l’agent lo aiuta sempre dove può, ma al contempo non gli permette di crescere più di tanto, perché altrimenti il partner potrebbe diventare autosufficiente e “liberarsi”. Quindi, oltre a preoccuparsi di “stabilizzarlo”, si preoccupa di non rafforzarlo troppo: perciò quando il partner sta veramente bene, l’agent inconsciamente cova un conflitto, e mira a destabilizzarlo al solo scopo di poterlo poi recuperare. Questo gioco logorante può durare molto a lungo, anche un’intera vita. Questa è un’altra caratteristica che distingue l’agency dall’amore.

L’effetto forse più tragico dell’agency è che il proprio corpo col tempo diventa totalmente sordo e la sensualità svanisce, perché l’attenzione non è focalizzata al proprio corpo ma è sempre rivolta all’esterno. Il sesso diventa sempre più raro, perché se l’attenzione non è focalizzata sul proprio corpo, non è possibile aumentare il grado di carica energetica o di eccitazione. Invece la sessualità dell’agent è più collegata alla paura che al piacere: l’agent donna si preoccupa di far ciò che piace al partner e l’agent uomo si preoccupa dell’orgasmo di lei. Nella sessualità l’agent – donna o uomo – difficilmente riesce a sapere ciò che desidera, di cosa ha bisogno per sentirsi bene e per eccitarsi, per seguire i propri istinti. Inoltre pensa che, se esprimesse i suoi desideri erotici, il partner non sarebbe disposto a soddisfarli se non in cambio di qualcos’altro. La maggior parte dei disturbi sessuali ha l’agency come causa. Questa diagnosi vale sia per la disfunzione erettile (impotenza) o per l’eiaculazione precoce nell’uomo, come per il disturbo del desiderio (frigidità) o la difficoltà ad arrivare all’orgasmo nella donna.

Quando in una coppia ambedue sono in agency, succede quello che descrive Marco, un infermiere di 48 anni: Quando facevo l’amore con la mia compagna ero sempre attento a quello che le piaceva e soprattutto dopo il rapporto la tempestavo di domande: ti è piaciuto? Sei arrivata all’orgasmo? Oppure la accarezzavo così come avrei voluto essere accarezzato io, pensando: se sei soddisfatta tu, lo sono anch’io. Anche lei d’altra parte era molto attenta ai miei bisogni e per anni credevamo entrambi di essere una coppia felice e armoniosa, senza accorgerci che il sesso diventava sempre più raro tra noi e che la passione si stava spegnendo. Questa diagnosi non sarebbe completa se non aggiungessimo che chiunque, se vuole, può uscire dalla condizione di agent. L’agency non è un’eredità genetica, non appartiene biologicamente alla nostra personalità, non è il nostro autentico carattere: è solo una modalità di percepire i propri desideri e quelli degli altri; noi l’abbiamo imparata e spesso, impiegandola, siamo stati addirittura premiati e ciò ci ha condizionato; ma si può anche “disimpararla” per ritrovare un maggior senso nella propria esistenza e scoprire il piacere nel proprio corpo. Il rimedio non sta nel diventare egoisti, ma nel riconoscere la semplice verità che in fondo possiamo provare piacere soltanto grazie al nostro corpo, possiamo provare amore soltanto nel nostro cuore e raggiungere l’orgasmo soltanto nei nostri genitali. Occorre capire che il miglior dono che possiamo fare al nostro partner è quello di curare la nostra vitalità e di accrescere la nostra autostima, per essere una persona vitale e degna di autentica stima anche per lui.

Ma come può avvenire questo cambiamento? Nel momento in cui l’agent si accorge di essere tale e gli vengono i primi dubbi, di solito prova anche il desiderio di cambiare e di vivere più per sé. Dopo la scoperta, «la prima reazione che si ha istintivamente è quella che chiamiamo counteragency: ci si comporta cioè in maniera opposta rispetto a prima, e si crede di non essere più in agency.» [15]. Invece questo nuovo atteggiamento non è ancora la risoluzione, ma solo una fase di passaggio.

15 – Jack Lee Rosenberg Beverly KitaenMorse, The Intimate Couple, Atlanta 1996, p.203.

Il corretto punto di arrivo è uno soltanto: quello in cui diventiamo consapevoli dei nostri bisogni, percependo anche quelli degli altri. Solo quando si riesce a valutare e scegliere “tra i miei e i suoi” bisogni, possiamo decidere in modo sano e creativo: “oggi farò qualcosa in più per me e la prossima volta farò di più per te”, tenendo sempre presente l’obiettivo di soddisfare i bisogni di entrambi. Qualche conseguenza è ovviamente inevitabile. Quando ci si libera dal condizionamento dell’agency, può succedere che gli amici che prima ci stimavano perché ci curavamo di loro, ci accusino di egoismo. C’è un solo modo di reagire: spiegare tutto con chiarezza. Poiché l’agency è una sindrome molto diffusa, molti lo troveranno un passo coraggioso, e ne trarranno forse un prezioso insegnamento.

—————-EDIT——————–

Chiaccherando con Irene ieri sera, mi ha fatto ragionare un po’ meglio su queste “questioni”. Il paragrafo qui sopra, mi ha toccato e l’ho sentito “mio”, ma non perchè io mi sento un buon samaritano, non mi reputo un eroe nè tanto meno un santo, anzi… però sulla faccenda ultimo pasticcino e ultimo posto sotto l’ombrellone sì, non c’è dubbio che avrei lasciato sia uno che l’altro, ma analizzando bene del perchè, soprattutto sul posto sotto l’ombrellone, l’avrei fatto per evitare questioni.
Ho sempre, SEMPRE cercato di evitare polemiche o questioni fin da bambino, non mi è mai piaciuto discutere, odiavo gli attaccabrighe e mi tenevo ben distante da gente “rognosa”, non ho mai avuto grandi certezze nemmeno in adolescenza e quindi quando parlavo con qualcuno, era facile, molto facile che per empatia, per quieto vivere, per essere “gentile”, valutavo come “buone” le informazioni che ricevevo, senza praticamente mai (o quasi) dire la mia.

Mi rendo conto non essere una gran caratteristica di cui andare fiero, anzi… Ora però che di anni ne ho 43 e di “esperienze” di vita ne ho un po’ di più, inizio a dire anch’io il mio punto di vista come in questo caso.

La ricerca di Felicita

E’ un po’ che non scrivo, è un po’ che non butto giù qualche mio pensiero interno profondo, che non scrivo qualche sensazione particolare che ho provato o altro, e non perchè in queste settimane non siano successe cose interessanti, anzi… Ma la questione è sempre la stessa, come penso un po’ per tutti, il tempo per potersi mettere almeno un minimo tranquilli a fare ordine in testa, a raggruppare le idee e a “partire” con lo scrivere! Poi io con la testa che mi ritrovo è un impresa riuscire a fare ordine, soprattutto considerando il fatto che ogni giorno una stessa situazione vissuta o anche solo pensata, suscita in me emozioni diverse…

La “questione” che vorrei cercare di affrontare un po’ tra me e me, è la questione sulla ricerca della FELICITA’… già, la tanto ricercata felicità che tutti vorrebbero per se stessi e per le persone a loro care, quella felicità che viene spesso richiesta quando passa una stella cadente, la felicità che una persona buona dovrebbe avere diritto di avere in questa vita per altro non richiesta.

42 anni appena compiuti, situazione generica di salute e affettiva discreta, sposato, 2 figli, 2 gatti 1 cane e 1 casa… 1 lavoro fisso a tempo indeterminato… molti si leccherebbero i baffi come si dice, sicuro non tutti, ma parecchi, eppure IO, ogni tanto sento che mi manca qualcosa, mi manca quella voglia, quella gioia nelle cose… che forse sono altre le cose che vorrei e mi sento in colpa??! magari una compagna più disinibita? Un lavoro meno frustrante? Una situazione economica più solida? Una macchina nuova?!? Non so, non siamo forse sempre alla ricerca di quello che non abbiamo?!. Sono sempre più convinto che devo ricordarmi SEMPRE che la vita è una sola e che non va “sprecata” in seghe mentali, almeno per me.
Sono fondamentalmente una persona purtroppo pessimista, lo sono sempre stato fin da adolescente, ho avuto in passato anche momenti di depressione e mi sono dovuto far aiutare, l’ultima volta è stato a 23 anni, ne sono uscito “bene” per il gran lavoro della mia psicologa, ma soprattutto per la GRAN PAZIENZA di Irene (la mia attuale moglie per chi non mi conosce :-p)…

Irene è sempre stata al mio fianco, fin da quando eravamo pischelli, fin dalle prime uscite fuori porta, lei era la mia confidente lato femminile con cui potevo parlare senza problemi di qualunque cosa o questione, quella di cui mi sono innamorato** (vedi prossima nota), quella che mi ha conosciuto meglio di qualunque altro, sicuramente meglio dei miei genitori o amici, per Daniele (altra anima FONDAMENTALE nella mia adolescenza) è un discorso a parte, anche con lui ho condiviso tutto me stesso, almeno fino ai 23 anni.

Il fatto è che se mi soffermo a vedere il tempo che passa, mi piglia questa sorta di blocco allo stomaco, alcune volte non dormo, altre volte non mangio, altre mangio troppo…. insomma, un po’ un casotto. C’è da dire che il mio non è proprio solo un piangermi addosso, in questi ultimi 2 anni ho avuto mio padre in arresto cardiaco mentre ero al mare, giugno 2019, praticamente è morto per un paio di minuti, poi “caso” vuole che vicino a lui c’era un cardiologo Svizzero che lo ha rianimato in attesa dell’ambulanza… lui era appunto al mare per i fatti suoi con mia mamma in Liguria (Finale Ligure) e io ero invece a Spotorno con Irene e bimbi nella stessa settimana… ora sta benino e con un supermarchingegno tecnologico nel petto!
Poi 2 mesi dopo, a settembre la diagnosi di mia moglie con la cazzo di sclerosi multipla… gran casino, io completamente impreparato a gestire una cosa così grande, completamente impreparato a dare supporto a Irene, e solo ora capisco il senso di “solitudine” che può aver provato… non me ne fa una colpa anche se abbiamo avuto momenti di coppia parecchio difficili, ma a diversità sua che mi ha dato “la vita” ai miei 23 anni, io non ho fatto altrettanto e non me lo perdonerò mai. Ora lei ha intrapreso la strada per la sua felicità con il Reiki, lo Yoga, passando per gli oli essenziali, la meditazione e i tarocchi… (avete pensato forse alla parola strega?!?).

Concludiamo poi il periodo nero con una bella pandemia mondiale… e qui, inutile raccontare, tanto tutti ci siamo e ci stiamo passando, insomma, fine 2019 e 2020 alla grande per chi è sofferente di spirito! Non per nulla che ora mi sto facendo nuovamente aiutare da uno psicologo, per cercare di ancorarmi alle cose belle che comunque sono consapevole di avere, IL QUI E ORA, certo non è facile, poi ogni persona la vive alla propria maniera, ma io ho 2 figli che devono sapere di poter contare in caso di difficoltà sul loro papà!

E niente, sto quindi ricercando questa mia “felicità” in questo periodo con il sesso… già il sesso… ohhhh 😮 …. e sto seguendo con diverso interesse diversi gruppi, profili Instagram (Le Sex en Rose, Albyz, per esempio) o Youtube su questa tematica, che non vuole essere solo il porno, di filmati o di foto di tette e culi… sono un po’ stufo di youporn e company, mi piacciono i pensieri dei giovani, la libertà che ripongono su questi temi, sono per l’Amore a prescindere dal sesso, dalla razza o dal rango sociale, vanno oltre i paletti che la nostra società si è messa nel corso del tempo, o almeno quella della mia generazione anni ’80. Quando posso quindi seguo e partecipo attivamente ai loro progetti, penso che più libertà sessuale e meno ipocrisia possa aiutare a vivere tutti meglio.
Il sesso ha fatto sempre parte del mio modo di vivere, no, non sono di certo un latin lover o un Casanova… non voglio scrivere le mie memorie, anche perchè basterebbero ben poche pagine visto che posso tranquillamente dire che le donne della mia vita si contano sulle dita di 1 mano… eppure con il pensiero…. ma quello non penso conti… o sì??!?! :-p

Scherzi a parte, anche col mio psicologo sto cercando di non sopprimere questa mia “passione” questa mia curiosità per queste tematiche… insomma, se hai la passione per la patata, portala avanti!

Le priorità nella vita di ognuno di noi sono sempre diverse, ma penso che il genere umano sia buono per natura, quelli cattivi lo diventano per situazioni a loro sfuggite di mano o per incomprensioni. Io a livello psicologico penso di essere abbastanza precario, carente nel riuscire ad aiutare gli altri con le loro difficoltà, ma non mi sono mai tirato indietro sulle cose pratiche che mi chiedevano.

**Ho avuto sempre difficoltà a dimostrare affetto, ma in questo ultimo mese ho detto per la prima volta TI AMO alla mia bella… è stata una sensazione forte e strana per me, una liberazione se vogliamo, penso che malgrado io e Irene stiamo facendo un percorso particolare, potremo riuscire a stare assieme per sempre e coprire un po’ di questa Felicità che tanto sto cercando. Lei è cambiata, IO sono cambiato, ma l’affetto e il senso di protezione comunque reciproco c’è e ci sarà sempre.

To be continued…

Google, codici di verifica da numero azienda privata?

Ho sempre avuto l’abitudine di registrarmi TUTTI i numeri di telefono di chiunque mi abbia chiamato sul mio numero mobile… comprese quelle persone che nel corso degli anni (20??? 😮 ) mi hanno chiamato sbagliando numero e cercando magari altre persone… Anche i numeri che vedevo nelle pubblicità in televisione, numeri di telefono nei film, sui muri… (no, quelli nei bagni dell’autogrill no, o meglio non tutti!). Nessuna confusione, ho un gruppo dedicato per questi numeri “GRUPPO MISTERO”

Per ogni numero memorizzato segno (segnavo perchè ora non ho più tempo con famiglia a carico) anche la data ed eventuali info che ne derivano dalla telefonata… Il nome di chi chiamava e chi stava magari cercando…

E così “catalogo” anche tutti i numeri del servizio di Google per la convalida dell’email piuttosto che l’opzione per la verifica in 2 passaggi

Vabbeh, nulla di che, ma mi è successo che uno di questi numeri risultasse di un’azienda

Il numero è pubblico per cui non penso di violare la privacy di nessuno, il sito di riferimento è questo [link]. Boh, strano