Leggere, che passione – Parte Quarta

Rieccomi!! Le altre puntate sono qui: uno due tre 

Inizio con un classico che, tuttavia, non avevo mai letto! Mea culpa… Mi è piaciuto moltissimo nonostante non sia una lettura semplice. Sto parlando de Il nome della rosa di Umberto Eco. Non è facile provare a riassumere un romanzo di tale portata anche perché non c’è una vera e propria trama o meglio la trama non è quella che a prima vista appare… Ci sono tante storie intrecciate e il lettore a volte si perde nei meandri delle discussioni filosofiche, religiose e di linguistica. Ma forse è proprio questo intreccio a costituire la magia e la ricchezza del libro. Comunque sia, credo che per apprezzarlo appieno vada letto e riletto più volte! Penso possa essere definito sia come un romanzo storico che come un giallo, pur con tutte le disquisizioni a cui ho accennato prima (filosofia, religione, linguistica, ecc.). L’opera è ambientata nel medioevo e viene presentata come il manoscritto di un anziano monaco che ha trascritto un’avventura vissuta da novizio, molti decenni addietro, in compagnia del suo maestro presso un monastero benedettino dell’Italia settentrionale. La narrazione, suddivisa in sette giornate, scandite dai ritmi della vita monastica, vede protagonisti Guglielmo da Baskerville e il novizio Adso da Melk, il narratore della storia. Non rivelo niente di più per non rovinare la lettura a chi fosse interessato…  Concludo con una citazione latina attibuita a Tommaso da Kempis, che mi ha particolarmente colpita e che condivido pienamente “in omnibus requiem quaesivi, et nusquam inveni nisi in angulo cum libro” (ho cercato pace ovunque, senza trovarla mai tranne che in un angolo con un libro).

Passiamo a Undici minuti di Paolo Coelho. In realtà ero andata in biblioteca alla ricerca di un altro libro di Coelho, caldamente consigliatomi (Veronika decide di morire). Purtroppo era in prestito, così mi sono soffermata su altri titoli dello stesso autore. Mi è bastato poco per decidermi, la storia raccontata da Undici minuti mi è subito sembrata interessante. In sintesi: il libro racconta la storia di Maria, una giovane ragazza brasiliana che, seguendo il miraggio di una vita più facile, si trasferisce da Rio de Janeiro in Europa, a Ginevra. Qui, dopo il tentativo di lavorare come modella, comincia a esercitare la prostituzione e, dagli incontri con i suoi clienti, sviluppa la sua particolare conoscenza del mondo. Gli undici minuti del titolo, il limitato arco di tempo che Maria dedica a ciascun uomo, diventano quindi lo strumento attraverso il quale la ragazza entra in contatto con l’anima degli sconosciuti che incontra. E sarà proprio uno di questi uomini, il pittore Ralf Hart, ad aprirle le porte di una nuova consapevolezza. Si legge davvero molto velocemente, non è per nulla noioso e pone anche alcuni interrogativi interessanti… E’ un’opera emozionante, coinvolgente, delicata, una riflessione sul sesso e sull’amore. Sconsigliato ai bambini, data la presenza di alcune parti altamente erotiche!

E per finire, La figlia della fortuna di Isabel Allende. Riassuntino: Cile, 1832. Eliza viene abbandonata ancora neonata sulla soglia di casa dei fratelli inglesi Jeremy, John e Rose Sommers, che si sono trasferiti a Valparaìso. L’eccentrica Rose insiste perché la piccola cilena venga addottata e entri a far parte della famiglia. Eliza vive tra due mondi: le viene impartita un’educazione rigidamente anglosassone, nella speranza di un futuro sereno coronato da un buon matrimonio, e al contempo le vengono fatte conoscere dalla cuoca di casa, Mama Fresia, la vitalità, la magia e la carnalità del suo popolo. Si innamora perdutamente di un giovane idealista che lavora per Jeremy, Joaquin Andieta, il quale però nel 1848, alla notizia che in California sono stati scoperti favolosi giacimenti d’oro, decide di salpare in cerca di fortuna. Eliza, si mette sulle sue tracce e, assieme al medico cinese Tao Chi’en, si imbarca alla volta di San Francisco. Passa così da un’America all’altra, dove andrà alla ricerca dell’amato, tra dolore, sofferenza, speranza, fra avventurieri e banditi assetati di giustizia, sfidando sogni e sentimenti. “La figlia della fortuna” è la storia di molte passioni, amorose e politiche, per la terra, il mare, l’oro, per la libertà e la gioia d’esistere. Non è proprio il mio genere, ma ho apprezzato lo stile della Allende e il coraggio della protagonista Eliza in un’epoca in cui le donne non avevano alcun diritto né tantomeno alcuna possibilità di scegliere… Molto belle e “rivelatrici” anche le descrizioni delle varie culture, come quella cinese, inglese, cilena e avvincente la parte dedicata alla corsa all’oro (follia collettiva). Se ci fosse la trasposizione cinematografica credo che avrebbe un buon successo! Normalmente non apprezzo i film basati su di un libro, soprattutto se l’ho amato molto. In effetti, dopo averlo visto non sono mai pienamente soddisfatta… Ma in questo caso, mentre leggevo, ho pensato che la storia avrebbe reso maggiormente se fosse stata “messa in scena”. Non so dire con precisione il motivo, ma la trama è a mio avviso altamente “visiva” e si adatterebbe perfettamente all’immagine.

Leggere, che passione – Parte Terza

Come da titolo… Ecco la terza parte! Le prime 2 sono qui: http://www.patrickweb.it/blog/?p=27
http://www.patrickweb.it/blog/?p=30

Vorrei incominciare con un libro che ho letto da ragazzina – avrò avuto 12-14 anni – e di cui conservo un bel ricordo. Si intitola Il giardino di mezzanotte di Philippa Pearce. Il genere è fantastico. In sintesi: quando due persone desiderano ardentemente la stessa cosa, il desiderio può materializzarsi ed esse vivranno la medesima esperienza insieme, al di là del tempo, dello spazio, dell’età. Durante un noioso soggiorno forzato in casa degli zii, Tom soffre in modo intollerabile della mancanza di un giardino e di un compagno di giochi. Ma nell’ora magica battuta da un vecchio orologio, le tredici di notte, al posto di uno squallido cortile ecco apparire a Tom un giardino fantastico eppure reale, pieno di alberi, aiuole e profumi. Vi sono anche persone vestite all’antica, tra cui Hatty, bambina vittoriana. Sono fantasmi? Perché Hatty continua a crescere fino a farsi donna, mentre Tom, pur volendola seguire, rimane bambino? E’ un libro magico e misterioso, a tratti commovente. Consigliato a tutti i sognatori, bambini e non.

L’amicizia di Marco Tullio Cicerone. Saggio classico, per nulla noioso e di facile lettura, sia per la chiarezza del linguaggio che per la brevità (soltanto una cinquantina di pagine!). E’ un’opera che può stimolare la riflessione e aiutare a comprendere meglio temi e situazioni in tutto e per tutto simili a quelli che si presentano nella società moderna. Riassuntino: attraverso il protagonista Caio Lelio e gli interlocutori Caio Fannio e Quinto Mucio, Cicerone sviluppa le sue elaborazioni sul rapporto tra le persone: con argomentazioni chiare e lineari, egli riesce a superare il livello dell’arido ragionamento, trattando con autentica passione questo tema di così ampio respiro. Questo elogio di un sentimento creduto così comune ma in realtà difficile a trovarsi è uno dei più belli di tutta la letteratura: idealizzato, appagante, e, sebbene retorico in larga parte, pone, con il suo limite di perfezione ideale, le basi per una migliore comprensione e realizzazione dell’amicizia anche nei lettori moderni.

Guerra e pace di Lev. N. Tolstoj. Ehm…Qui c’è da fare una premessa: non credo che avrei mai letto “spontaneamente” un libro di tali dimensioni (all’incirca 2000 pagine…) se il relatore della mia tesi non me l’avesse caldamente consigliato. Il primo pensiero che ho avuto quando l’ho comprato è stato “ma quello – il professore – è matto!!!“. Poi però… Ho cominciato con la lettura e devo dire che mi ha subito incuriosita. Si tratta di un romanzo storico, ma la storia è affrontata da un punto di vista soggettivo e mai banale, gli eventi sono raccontati nei minimi particolari e non manca la storia d’amore. Fatto sta che, dopo qualche giorno di lettura, ho iniziato a portarmi il libro ovunque, un po’ perché dovevo finirlo in tempi relativamente brevi e un po’ perché non mi dispiaceva, anzi… Un capitoletto della mia tesi, poi, l’ho dedicato proprio a quest’opera immensa (nello specifico: Lev. N. Tolstoj: Da “Guerra e Pace” a “Il regno di Dio è in voi” – Tolstoj e la teoria dei grandi uomini – “Cristianesimo e pacifismo” e “Il regno di Dio è in voi”). Consiglierei Guerra e Pace ai lettori esigenti e “coraggiosi”, che non si lasciano spaventare dalla mole del libro, che amano la storia “romanzata” e che vogliono grandi avvenimenti e grandi pensieri dalle loro letture. Per chi volesse approfondire, ecco una recensione interessante: in quest’opera Tolstoj propone la sua concezione della storia, in aperta frattura con il passato e presente della storiografia: mentre al tempo gli storici credevano che la storia fosse fatta dal potere nelle mani di figure privilegiate, oppure della stampa e della cultura, l’autore russo crede fermamente nell’ineluttabilità del continuum storico, indipendente da eroi o potenti che si ritrovano ad essere strumenti del volere del popolo. Secondo Tolstoj sono serie di accadimenti, circostanze particolari, piccole occasioni o moti contingenti a decretare il concretizzarsi dei movimenti dei popoli, e le decisioni che si impongono sono solo alcune tra le decine di migliaia espresse in precedenza, e ci danno così l’idea della loro acuta e libera scelta, mentre sono solo frutto di situazioni imposte. L’autore nell’ultima parte dell’opera riflette poi sul concetto di libero arbitrio opposto alla necessità; confronta l’idea di libertà decisionale, che ha la nostra coscienza, con il concetto di ineluttabile necessità delle nostre azioni, che viene accettato dalla nostra ragione: un compito cui l’autore prodiga le sue energie, scardinando dalle fondamenta le ipotesi più misere e l’emotività che ci porterebbe a errare. Chi si avvinasse a “Guerra e pace” dopo aver letto queste prime righe crederebbe sia più un trattato che un romanzo: ma in questa grandiosa opera la concezione storica e umana è la struttura fondamentale che permette l’evolversi della narrazione, un intreccio vivido e sapientemente descritto. Tra più di cinquecento personaggi presentati, i protagonisti del volume vivono e muoiono, tra splendidi tratteggi letterarie, argute considerazioni umane e morali che solo un grande autore come Tolstoj riesce a presentarci in modo così chiaro e diretto. Sono molte le emozioni suscitate in quest’opera: partecipazione alle gesta di quelli che abbiamo eletto a nostri eroi del racconto, odio verso le incomprensioni, fastidio, commozione, tristezza, gioia, felicità incondizionata: una visione corale del sentimento umano tratteggiata con dovizia di particolari.

Passiamo ora ad una lettura facile e leggera! Sola come un gambo di sedano di Luciana Littizzetto. Libro molto divertente, carico di autoironia e ottimo come antidepressivo naturale! Di certo non è un libro impegnativo, si legge con facilità ed in pochissimo tempo. Consigliato a chi ha voglia di farsi 2 risate, di staccare la spina e di abbandonarsi ad una lettura frizzante, esilarante e scorrevole! La comicità della Littizzetto, poi, è sempre graffiante e azzeccata!Riassuntino: l’interprete comica torinese propone una raccolta di personalissime e disincantate riflessioni sulle donne e il loro rapporto con il mondo. Innanzitutto il mondo degli uomini: quest’universo sconosciuto e incomprensibile, oggetto allo stesso tempo di desiderio e critica impietosa, in cui si possono riconoscere esemplari unici e indimenticabili come lo “star man”, l’uomo delle caverne, il saputello, il distratto, il pignolo e persino l’uomo che sa di sciroppo. Ma non sono solo i maschi il bersaglio della pungente ironia della Littizzetto: anche le donne (lei per prima) ne fanno le spese, con tutte le loro piccole manie, paure e indecisioni. Tra i divertentissimi e brevi ritratti femminili occupa un posto rilevante quello della “single un po’ frollata” (categoria in cui si include la stessa autrice), vittima delle situazioni più impietosamente assurde e tragicomiche, perennemente incompresa e alla costante ricerca dell’amore tra infinite delusioni e amari insuccessi. Un libro pieno di situazioni e personaggi grotteschi ed esilaranti, che propone un ritratto ironicamente impietoso della nostra società e conferma l’eccezionale talento comico della Littizzetto e la sua capacità di fare ridere cogliendo e mettendo in piazza il lato ridicolo di ognuno, compresa se stessa.

Ok, per oggi chiudo qui! Ho un sonno…….

Leggere, che passione – Parte Seconda

Non sono riuscita a trattenermi… E così rieccomi qui a riepilogare i libri che più mi hanno colpita e a dare qualche consiglio al riguardo a chi fosse interessato (chi?!).

Ok, ricominciamoooo! La prima parte è qui: http://www.patrickweb.it/blog/?p=27

Va’ dove ti porta il cuore di Susanna Tamaro. E’ la storia del destino di tre donne, diverse eppure simili. Una serie di lettere che ha inizio il 16 novembre e termina il 22 dicembre. Una donna che scrive alla nipote lontana in un dialogo a senso unico, per cui quel che risulta è più che altro un diario, quasi un testamento. «Queste righe non prenderanno mai il volo per raggiungerti in America. Se non ci sarò più io al tuo ritorno, ci saranno loro qui ad aspettarti». E’ un libricino (all’incirca 170 pagine) delicato ed emozionante, adatto in particolare a chi sente l’esigenza di ascoltare le ragioni del cuore… E’ pieno di sentimenti persi, di cose non dette e lasciate a metà e che ormai non si ha più il tempo di recuperare. La vita di tutti i giorni ci porta a rimandare sempre, ma ogni tanto è il caso di sedersi ed aspettare, di abbracciare oggi le persone a cui si vuole bene, di sposare – almeno ogni tanto – la filosofia del qui ed ora. E’ sicuramente un libro un po’ triste, ma se si coglie l’insegnamento di fondo, lascia nel lettore una sensazione positiva.

Se una notte d’inverno un viaggiatore di Italo Calvino. E’ un libro molto particolare e davvero originale! Lo stesso Calvino l’ha definito come “un romanzo sul piacere di leggere; protagonista è il lettore che per dieci volte comincia a leggere un libro che per vicissitudini estranee alla sua volontà non riesce a finire. Ho dovuto dunque scrivere l’inizio di dieci romanzi d’autori immaginari. Tutti in qualche modo diversi da me e diversi tra loro“. Più che un romanzo sul piacere della lettura potrebbe però definirsi un romanzo sul piacere dell’inizio della lettura perché il lettore non riuscirà mai a compiere l’opera… Diciamo che rimani un po’ spiazzato, ti senti coinvolto in una sorta di esperimento letterario, ma tutto sommato è divertente. La lettura poi è scorrevole.

Se questo è un uomo di Primo Levi. Ecco un testo molto impegnativo, ovviamente non per la forma ma per il contenuto… Si tratta di un romanzo autobiografico di Primo Levi scritto tra il dicembre 1945 ed il gennaio 1947, che rappresenta una testimonianza intensa e toccante dell’esperienza dell’autore nel campo di concentramento di Auschwitz. Non credo ci sia bisogno di altre parole per descrivere questo testo, a mio avviso dovrebbe essere letto da chiunque ed in particolare dai ragazzi. Perché non sia persa la memoria storica e perché non si commettano mai più gli stessi errori…

Momo di Michael Ende. Passiamo ora ad una lettura leggera (ma non troppo, il messaggio di fondo non lo è affatto!) e delicata. Momo è uno dei primissimi libri che ho letto a scuola (o meglio, che mi sia rimasto impresso…) e sento di poterlo consigliare a chiunque! Certo, è forse maggiormente rivolto ad un pubblico giovane ma anche gli adulti potrebbero trarne giovamento… Ah, piccola premessa: l’autore è lo stesso de La storia infinita! Riassuntino: tra le rovine di un anfiteatro, ai margini di una grande città, trova rifugio una strana bambina, che, fuggita dall’orfanotrofio non conosce nemmeno la propria età. Agli abitanti dei dintorni, che la guardano incuriositi, dice di chiamarsi Momo. Non passa molto tempo che la bambina si conquista la fiducia e la simpatia di tutti, chiunque abbia un problema va da Momo che non dà consigli e non esprime opinioni, si limita ad ascoltare con un’intensità tale che l’interlocutore trova da solo la risposta ai suoi quesiti. Un giorno gli agenti di una sedicente Cassa di Risparmio del Tempo si presentano anche nel microcosmo costituito da Momo e dai suoi amici. Tutti cadono nella trappola dei “Signori Grigi”, e Momo deve affrontare da sola la situazione… Ed ecco una recensione molto interessante: vivere consuma il tempo ma ne conserva la qualità vitale, risparmiare il tempo spegne la vita e distrugge così il tempo. La fiaba di Ende racconta l’antico conflitto tra la vita e la morte in termini più sottili e moderni: a Momo, la bambina capace di ascoltare tanto da udire e fare udire le musiche, i silenzi e le avventure della vita interiore, si oppongono i Signori Grigi, nebbiosi, freddi e insinuanti che possono trasformare la vita in un vuoto insensato e ripetitivo e il cuore umano in un luogo sterile e chiassoso. La lotta di Momo contro i Signori Grigi si anima di continue invenzioni: il vortice vagante che crea le tempeste, la tartaruga Cassiopea che prevede il futuro, ma solo per la prossima mezz’ora, la stanza degli orologi di Maltro Hora, il custode del Tempo, e il luogo onirico di dove sgorgano e nascono le ore. Il mio punto di vista e i motivi per i quali ritengo che questo sia un libro da leggere sono evidenziati in grassetto… A volte una semplice favola può insegnare ed educare molto di più che tanti sermoni e/o parabole moralizzanti!

Ok, per oggi concludo qui. Continuerò nei prossimi giorni, quando avrò nuovamente l’ispirazione!

Leggere, che passione!

Ho sempre amato leggere.

A cominciare da Topolino, Vanity Fair, quotidiani o altre riviste sino ai libri ben più corposi. Ultimamente però il tempo non è stato dalla mia parte e così ho dovuto accantonare questa mia grande passione. Ma adesso voglio ricominciare! In questi giorni, per esempio, sto leggendo un libro “mistico” La profezia di Celestino di James Redfield, ed. Corbaccio. Ecco una breve recensione, per chi fosse interessato: quando James Redfield pubblicò a sue spese questo libro straordinario – un’avventura alla ricerca del significato dell’esistenza – la gente lo comprò, lo lesse e rimase stupefatta per il suo contenuto. Ne parlò con gli amici e gli amici ne parlarono con i loro amici e, unicamente grazie al tam tam dei lettori, la notizia di quest’opera magica e commovente si diffuse in tutti gli Stati Uniti. In poche settimane più di centomila lettori avevano scoperto che il messaggio del romanzo dava un senso a ciò che accadeva nella loro vita. La profezia di Celestino è una parabola piena di verità che si legge come un’avventura mozzafiato. Un antico manoscritto, contenente nove chiavi per interpretare l’esistenza, viene scoperto e diviene oggetto di studi e di ricerche. Il governo e la Chiesa peruviani cercano in tutti i modi di distruggerlo e perseguitano tutti coloro che sono in possesso di alcune sue parti. Uno psicologo americano si lascia coinvolgere nella ricerca del testo completo, per trovare il quale dovrà affidarsi al flusso delle coincidenze della vita di ogni giorno che, una volta interpretate, portano verso il proprio vero destino. La ricerca comincia sulle Ande e porta a una sconvolgente scoperta tra le rovine nascoste nella profondità della foresta pluviale. Una volta trovate e comprese tutte e nove le chiavi si avrà una nuova visione della vita e di come sia possibile salvare il pianeta, le sue creature, la sua bellezza. Questo libro da speranza e… brividi… perché le sue profezie si stanno già realizzando. È il momento giusto per ascoltare e per cominciare il viaggio che darà un senso nuovo alla vita all’approssimarsi del nuovo millennio. Ad onor del vero, questo libro non ha ancora aperto la mia mente verso nuovi orizzonti però sono solo a metà… Poi sono una persona tendenzialmente scettica, quindi è difficile convincermi. Anche se ho deciso che, per una serie di coincidenze accadutemi prima della lettura del libro in questione, se avrò un figlio lo chiamerò Diego! Non sto a spiegare il perché, ma questo è quanto.

Premessa: scrivo questo post principalmente per me, mi piacerebbe però cercare di rendermi utile a chi dovesse capitare per di qua… Proverò quindi a dare qualche consiglio un po’ a casaccio a chi fosse intenzionato a leggere qualcosa senza ancora sapere cosa!

Comincio con Camilleri. Sicuramente uno degli scrittori contemporanei che preferisco! Questo è il suo sito: http://www.vigata.org/ Adoro in particolare i romanzi che hanno come protagonista il commissario Salvo Montalbano, ovvero (spero di non dimenticarne nessuno!): La forma dell’acqua (1994), Il ladro di merendine (1996), Il cane di terracotta(1996), La voce del violino (1997), Un mese con Montalbano (1998), Gli arancini di Montalbano (1999) La gita a Tindari (2000) L’odore della notte (2001) La paura di Montalbano (2002) Il giro di Boa (2003) La prima indagine di Montalbano (2004) La pazienza del ragno (2004) La luna di carta (2005) La vampa d’agosto (2006) e Le ali della sfinge (2006).

Consigliati a chi ama i gialli, a chi apprezza la buona cucina, a chi vuole farsi trasportare in un posto che non esiste ma che è molto simile a luoghi molto noti, a chi durante la lettura perde la cognizione dello spazio e del tempo e si lascia guidare dalla narrazione… Insomma, più o meno a chiunque!Da http://www.vigata.org/know/know.shtml : riflettere su Camilleri, sui suoi luoghi, sulla sua lingua porta inevitabilmente a considerare come l’essere siciliani non sia un fatto solo anagrafico. E’ una condizione dello spirito. E’ una ragione dell’esistenza. La sicilianità è, per l’individuo, una potenzialità che consente di esprimere il meglio o il peggio dell’umanità, ma anche la normalità, in perfetta armonia con ‘l’universo creato’, ma sempre fuori dalla banalità. Non è mai per caso che il buono è buono, o il cattivo è un assassino. C’è una logica matematica. Un’equazione il cui risultato è il frutto di situazioni inevitabili. Non sono mai banali o superficiali i buoni e i cattivi di Camilleri, o quelli di Sciascia, Ercole Patti, Vitaliano Brancati, Rosso di San Secondo. Ma nemmeno quelli di Federico De Roberto e di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. La ragione che condiziona le circostanze è sempre più forte e guida ciascun evento. I personaggi degli autori siciliani rappresentano categorie assolute del genere umano che potrebbero essere riassunte nell’infinito. Ma è l’atmosfera in definitiva che li assolutizza e fa divenire Giovannino Precolla il portabandiera del Gallismo assoluto, Rosario La Ciura il simbolo della origine divina dei siciliani; gli Uzeda testimoni di una decadenza che non vuole cedere, Fabrizio Corbera l’orgoglioso vinto dal disagio del cambiamenrto non in meglio. I siciliani sono originati dagli dei; il loro mare è quello di Omero: come possono essere banali. Se Montalbano riconosce il prestigio del Re Pastore, o la regalità della cucina della trattoria sperduta in mezzo alla campagna, o rispetta la vecchia maestra sorella del pervertito Gegè, lo fa nella coscienza che della superiorità di ciascun individuo nella categoria che interpreta. Per questo non si può capire profondamente Camilleri se non si è siciliani. Certo, tutti lo leggono – e meno male – ma quanti apprezzano certe sfumature che può capire solo chi è vissuto in luoghi dove riti e consuetudini parlano una lingua speciale, quella del sole, mare, del fico e dell’ulivo. Un poeta arabo (Ibn Hamdis) citava che il giuramento più sacro per un arabo dell’anno Mille era quello per il fico (suk) e per l’olivo (elaia), il giuramento sulla Sicilia. Ricordiamolo bene.

E ora, un po’ alla rinfusa, vari libri che ho amato nel corso del tempo.

Io uccido di Giorgio Faletti. In sintesi: un DJ di radio Monte Carlo riceve, durante la sua trasmissione notturna, una telefonata delirante. Uno sconosciuto rivela di essere un assassino. Il caso viene archiviato come uno scherzo di pessimo gusto. Il giorno dopo un pilota di Formula Uno e la sua compagna vengono trovati orrendamente mutilati. Da questo momento ha inizio una serie di delitti, preceduti ogni volta da una telefonata con un indizio sulla prossima vittima e sottolineati da una scritta tracciata con il sangue: “io uccido”. Non c’è mai stato un serial killer nel Principato di Monaco. Adesso c’è. Il romanzo d’esordio nel thriller del comico italiano. Un thriller molto ben scritto, ci fa conoscere un Faletti completamente diverso da quello che ci si può aspettare… Per me è la new entry più promettente tra gli scrittori italiani! 

La saga di Harry Potter di J.K. Rowling. Sono libri fantastici (in tutti i sensi), in teoria dovrebbero essere rivolti ad un pubblico non adulto, ma in pratica credo che siano adatti a lettori dai 6 ai 99 anni!  Non capita frequentemente di sentirsi “dentro” alla storia, di essere completamente partecipi e di non vedere l’ora di sapere come va a finire. Ecco, con Harry Potter succede proprio così! Ho amato tutti i 6 libri, ma in particolare il quarto. Ecco l’elenco:

1) 1998 Harry Potter e la pietra filosofale (Harry Potter and the Philosopher’s Stone)
2) 1999 Harry Potter e la camera dei segreti (Harry Potter and the Chamber of Secrets)
3) 2000 Harry Potter e il prigioniero di Azkaban (Harry Potter and the Prisoner of Azkaban)
4) 2001 Harry Potter e il calice di fuoco (Harry Potter and the Goblet of Fire) (vero record per la casa editrice Salani: 300.000 copie)
5) 2003 Harry Potter e l’ordine della fenice (Harry Potter and the Order of the Phoenix) (uscito in Italia il 31 ottobre 2003, preceduto dal lancio in tutto il mondo avvenuto il 21 giugno dello stesso anno)
6) 2005 Harry Potter e il principe mezzosangue (Harry Potter and the Halfblood Prince) (uscito in lingua inglese sabato 16 luglio 2005 e in italiano venerdì 6 gennaio 2006).
7) Harry Potter libro sette (ancora senza titolo; si dice che J.K. Rowling abbia già scritto l’ultimo capitolo e che l’ultima parola del libro sia cicatrice).
Ogni libro della saga rappresenta un anno nella vita di Harry a Hogwarts. L’intento della scrittrice è di giungere a sette libri (la scuola dura infatti sette anni), in ciascuno dei quali l’atmosfera è un po’ più cupa rispetto a quello che lo precede e Harry, affrontando le insidie sempre in agguato, diventa via via più maturo. Il bene, purtroppo, non vince sempre…

Il codice da Vinci di Dan Brown. Breve riassunto: il libro si apre con la scena dell’omicidio del curatore del Louvre che, prima di morire, lascia degli indizi alla nipote e per un suo collega d’oltreoceano: Robert Langdon. Langdon viene condotto al Louvre con la scusa d’una consulenza, ma in realtà è sospettato dell’omicidio. Riesce però a fuggire con la criptologa della polizia e nipote dell’ucciso: Sophie Neuveu. La ricerca del Santo Graal può avere inizio… E’ un libro a mio parere molto intrigante e scorrevole, va letto però come un romanzo e non come una “verità storica”.

Il terzo gemello di Ken Follet. Riassuntino: ambientato negli Stati Uniti di oggi, tra Washington e Baltimora, è la storia di una giovane scienziata che mette a repentaglio la sua carriera e la sua vita per scoprire un intricato complotto che coinvolge grandi interessi finanziari, ragioni politiche e motivazioni ideologiche, intorno a un segretissimo esperimento di ingegneria genetica. Oltre ad essere un romanzo affascinante, è anche molto attuale per la tematica sull’ingegneria genetica e gli esperimenti correlati!

Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry. Pubblicato nel 1943, è un racconto molto poetico che – sotto l’apparenza di un’opera letteraria per ragazzi – affronta dei temi profondi come la vita, l’amore e l’amicizia. In un certo senso costituisce una sorta di educazione sentimentale. L’opera è elegantemente illustrata dagli acquerelli dello stesso Saint-Exupéry, disegni semplici e un po’ naïf che sono celebri quanto il racconto. Consigliato a tutti i bambini ma anche a quelli che lo sono stati!

Per la pace perpetua di Immanuel Kant. Una lettura per me fondamentale, se non avessi letto il breve saggio kantiano sulla pace non avrei mai chiesto la tesi in filosofia del diritto (le mie intenzioni erano altre…) e non avrei mai ottenuto un titolo così affascinante “il problema della pace nel dibattito filosofico-giuridico contemporaneo”. Comunque sia, non è una lettura universitaria. Il linguaggio è molto chiaro, nonostante risalga al 1795 e lo scrittore sia un filosofo. Ecco di cosa tratta: Kant stese il Progetto per una pace perpetua nel 1795, sull’onda dell’entusiasmo per un evento preciso. Nella primavera di quell’anno c’era stata la pace di Basilea: la Repubblica francese aveva raggiunto la pace con la Spagna, con l’Olanda, ma soprattutto con la Prussia. Quest’ultima aveva finalmente riconosciuto l’esistenza dello Stato rivoluzionario francese. Kant scrisse quest’opera confortato dalla pace di Basilea ed entusiasta del fatto che anche il suo paese, la Prussia, avesse riconosciuto la Francia rivoluzionaria, per la quale egli manifestava forti simpatie. Qual è la costruzione che cerca di edificare con questo progetto? Questa costruzione parte dalla sua Critica del giudizio, di cinque anni prima, ed è legata a una visione sostanzialmente ottimistica della storia. Il Progetto per una pace perpetua è un’opera di carattere fortemente illuministico. L’Illuminismo era improntato all’ottimismo: secondo l’Illuminismo la storia finora è stata oscurata da ignoranza e superstizione, travagliata da lutti, da tragedie, da guerre di religione, da guerre fratricide tra i popoli, ma i lumi della ragione, diffondendosi, porteranno il progresso, promuoveranno una civiltà sempre più avanzata. Scritto nel 1795 ma per nulla superato, no??

Dietro il velo di J.P. Sasson. Un libro che aiuta ad aprire gli occhi su certi aspetti del mondo musulmano ed in particolare sulla condizione di vita delle donne. Odio generalizzare, ma purtroppo credo che storie simili a quelle raccontate dall’autrice siano purtroppo molto diffuse!Riassuntino: una principessa di sangue reale, appartenente alla famiglia reggente, racconta, sotto pseudonimo, l’agghiacciante condizione di reclusa in cui vive, lei e tutte le donne che la circondano: prive di diritti civili, esse sono totalmente sottomesse ai voleri, e ai capricci, degli uomini e trascorrono il tempo in un Medioevo della storia, senza alcuna speranza di riscatto. La Guerra del Golfo ha messo in contatto, all’improvviso, due mondi completamente diversi: le donne emancipate del mondo occidentale e quelle prigioniere del mondo arabo. Un incontro-scontro esplosivo, che ha scatenato nell’autrice il desiderio di far conoscere al mondo le condizioni delle donne musulmane.

Uè!!! Ma quanto ho scritto??? Sicuramente nessuno arriverà alla fine di questo post kilometrico, ma l’argomento mi appassionava troppo… Avrò di certo escluso tantissimi libri che ho amato e che amerò, ma per ora è meglio se mi fermo qui! Ma prima o poi ci sarà una seconda parte e magari pure una terza ed una quarta!