25 aprile

Sempre per non dimenticare…

25 aprile

Riporto anche l’incipit di un bell’articolo trovato in rete… La festa della liberazione non riesce a diventare festa di tutti. Eppure, è possibile. Basta ricordare che la Storia è fatta di storie. Dove non si confonde chi lottava per la causa giusta e chi stava dalla parte sbagliata. Ma dove si vede che anche nel male ci può essere del bene. E un pezzo del finale: Per fortuna, grazie a chi aveva deciso di stare dalla parte giusta, oggi possiamo raccontare di quel 25 aprile del 1945. Una bella giornata di sole. E festeggiarlo, tutti. Perché quella libertà ci permette di essere qui, in questo Paese confuso e immerso in tanti problemi. Da uomini liberi ed uguali.

Il resto, se vi interessa, lo trovate qui.

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Un commento su “25 aprile”

  1. Mi sta dando la nausea questa campagna elettorale. Mi prende lo stomaco sentire i reciprochi attacchi tra ex compagni di bisboccia e mi fa pena vedere gli sforzi dei candidati dei movimenti minoritari che tentano di dare una dignità allo scontro in atto. Chi ha letto la mia lettera apparsa su Gazzetta Matin della scorsa settimana ha capito cosa intendo dire quando stigmatizzo l’inutilità di tutte le polemiche da baraccone sulla svolta a destra dell’UV: il potere per sua natura si autoperpetua, e lo fa facendo scelte conseguenti. Piagnoni e piaggi sono ugualmente nauseabondi; i loro discorsi da moralisti e da servi fanno venire la colite.
    E’ vero, in lista ci sono brave persone; in tutte le liste, sia chiaro. Nell’UV ci sono Nello, Mustafà; nella Stella c’è Guido, uomo di scienza, e il simpatico disc-jockey Luca; Sinistra per la città è piena di bei nomi, Gabry e Valter per dirne solo due; il PD candida Sandro; l’IDV propone Lorella, mia amica dei tempi dell’adolescenza; ALPE si fa lustro della presenza di Patrizia e Fabio e persino nella Federation, nella Lega e nel PDL riesco a trovare qualche candidato di cui potrei fidarmi (compreso il simpatico farmacista bolognese che ogni volta che vado da lui mi saluta con un sonoro “tel ché”.
    Infatti il nocciolo della questione non è questo.
    La chiave per comprendere il mio disagio nei confronti del voto passa attraverso due domande: 1) Quei pochi che ritengo degni di rappresentarmi hanno qualche chance di accedere alle stanze ove si comanda? 2) Laddove ci riuscissero avrebbero la volontà e/o la possibilità di mettere in discussione il sistema consolidato che continua a dare a chi governa sempre più denaro, potere e privilegi alle spalle di tutti noi?
    La risposta a queste due domande può far pendere la scelta verso l’astensione (cosciente e responsabile) oppure verso un voto ragionato e motivato. Purtroppo le risposte non sono affermative.
    Ben difficilmente quei pochi che possono rappresentarmi avranno la possibilità di essere eletti (più facilmente faranno da portatori d’acqua per i più noti) e se anche ce la facessero quasi sicuramente saranno destinati all’inutilità, o perché all’opposizione o perché ai margini di una maggioranza che di mettere in discussione il sistema di potere vigente non ha alcuna intenzione e si limiterà a subentrare ai precedenti gestori perpetuando sprechi, ingiustizie, vecchi e nuovi sfruttamenti, vecchi e nuovi autoritarismi.
    Ecco perché, se pure ho grande rispetto per chi andrà alle urne nella speranza di riuscire a essere amministrato da chi gli è più gradito, chiedo altrettanto rispetto per chi decide di fare la scelta orgogliosa dell’astensione, una scelta dignitosa e libertaria che veicola l’importante messaggio di alterità che molti vogliono dare alla classe politica ed al suo denaro, al suo potere ed ai suoi privilegi. Non sopporto più i grilli parlanti che tacciano i disertori di qualunquismo e di poco amor patrio, i disertori coscienti e responsabili non hanno niente a che vedere col menefreghismo, essi invece sono in piedi su di un tavolo e gridano “basta!”, gridano che loro non vogliono più essere lo sgabello che consente ai potenti di continuare ad essere tali, e questa è una scelta di grande dignità.
    Aosta, 12/5/2010 – Corrado

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