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2 giugno – Festa della Repubblica (con un po’ di amarezza…)

mercoledì, 2 giugno 2010

Dal Buongiorno di Gramellini di oggi.

Nel giorno della parata militare lungo i Fori, oso sperare che nessuno sottovaluterà l’importanza dell’acquisto di centotrentuno cacciabombardieri F-35, centoventuno caccia Eurofighter e cento elicotteri NH90 da parte delle nostre Forze Armate. Con una certa malizia i Verdi fanno notare che lo scontrino complessivo di una spesa degna del set di «Apocalypse now» ammonta a 29 miliardi di euro, 5 in più della manovra (a proposito di apocalissi).

Ma tutti sappiamo che, oggi come oggi, senza un cacciabombardiere non si va da nessuna parte. Quindi lungi da noi l’idea populista di rinunciare al rombo dei motori guerrieri per tutelare lo stipendio di un impiegato pubblico o la sopravvivenza di un ente culturale. Però, forse, almeno un accenno a questa eventualità poteva essere fatto da chi ci governa. Anche solo come gesto di trasparenza e di cortesia: cari italiani, vi chiediamo di stringere la cinghia, però sappiate che i vostri sacrifici non saranno vani, perché dei cacciabombardieri così belli non li ha nessuno. Per non parlare degli elicotteri.

L’emozione sarebbe stata talmente forte che i dipendenti dello Stato avrebbero donato, se non l’oro (di cui al momento sono sprovvisti), i loro straordinari alla Patria, pur di consentirle di sfrecciare invitta e gloriosa nei cieli. E i poliziotti avrebbero sbandierato con orgoglio la mancanza di soldi per il carburante delle auto di servizio, con la tranquilla consapevolezza di chi sa che per combattere la mafia, stroncare la corruzione e proteggere i cittadini, nulla è più efficace di uno stormo di cacciabombardieri.

Che dire?? Complimenti! :-(

Emergency Aosta

domenica, 23 maggio 2010

Qualche tempo fa ho ricevuto una mail con la quale mi si informava dell’intento di ricostituire un gruppo di Emergency in Valle d’Aosta. Cos’è Emergency? In sintesi:

Emergency è un’associazione italiana indipendente e neutrale.
Emergency offre assistenza medico-chirurgica gratuita e di elevata qualità alle vittime civili delle guerre, delle mine antiuomo e della povertà.
Emergency promuove una cultura di solidarietà, di pace e di rispetto dei diritti umani.

Come opera?

Perché la salute sia un diritto di tutti Emergency:
- offre assistenza completamente gratuita;
- garantisce cure a chiunque ne abbia bisogno, senza discriminazioni politiche, ideologiche o religiose;
- dà una risposta sanitaria di qualità, utilizzando protocolli terapeutici e metodi di lavoro standardizzati e già sperimentati in situazioni di emergenza;
- forma il personale locale fino al raggiungimento della completa autonomia operativa.

Emergency costruisce:
- ospedali dedicati alle vittime di guerra, alle emergenze chirurgiche, a terapie specialistiche in aree che ne sono prive;
- centri di riabilitazione fisica e sociale;
- posti di primo soccorso per il trattamento delle emergenze;
- centri sanitari per l’assistenza medica di base;
- centri pediatrici.

Tutte le strutture di Emergency sono progettate, costruite e gestite da staff internazionale specializzato, impegnato anche nella formazione del personale local.

Nella mail c’erano anche i numeri di telefono da contattare in caso fossi interessata. Ne ho parlato con Patrick – dato che entrambi condividiamo i principi di Emergency – e poi ho chiamato, così venerdì scorso abbiamo incontrato la responsabile di Emercency di Grosseto (Chiara Rivolta) e abbiamo parlato insieme a lei e ad altre due persone. Martedì sera, presso il Centro servizi per il volontariato di via Xavier de Maistre 19, avremo un altro incontro. Vedremo se possiamo renderci utili in qualche modo… Le attività sono tante (dai “classici” banchetti alla gestione della newsletter, dall’attività informativa nelle scuole ai convegni, dal teatro ai libri, ecc.). A prescindere da come andrà: auguro il meglio ad Emergency e a tutto il mare di volontari che fanno grande quest’organizzazione e spero che anche in Valle d’Aosta possa esserci nuovamente (dopo un’esperienza non del tutto positiva in passato) un suo gruppo territoriale! Più si è a diffondere la cultura di pace in questo mondo malato e meglio è! (chissà in quanti sanno che il 90% delle vittime di una guerra sono civili, tra i quali tantissimi bambini… e solo il 7% militari!).

A proposito del funerale di Raimondo Vianello…

domenica, 18 aprile 2010

Ieri, come in tanti credo, ho avuto modo di vedere alcune immagini del funerale di Raimondo Vianello. Che dire?? Sarò un’ingenua, un’illusa e forse vivo al di fuori dal mondo ma ogni volta mi stupisco di quanto il dolore sia diventato uno spettacolo. Capisco che Vianello era un personaggio pubblico, ma non riesco proprio a capire la spettacolarizzazione estrema. Un po’ di rispetto in più non guasterebbe… Soprattutto per una donna, Sandra Mondaini, a sua volta malata e disperata (forse una delle poche ad esserlo davvero), che ha passato con suo marito quasi tutta la vita e che ora si ritrova sola… Con un dolore inimmaginabile. Sono 2 le scene che mi hanno davvero intristita: la prima, quando Sandra è arrivata in sedia a rotelle in mezzo alla folla, folla come al solito rumorosa e che la acclamava, battendo le mani. Non capirò mai questa usanza, credo recente, di applaudire ai funerali. Trovo che sia davvero di cattivo gusto. La seconda scena è quella che più mi ha colpita, mi è venuta una tristezza mista a rabbia e mi ha lasciata senza parole. Si tratta del momento in cui Pippo Baudo ha preso la parola e ha iniziato a dire qualcosa del tipo (non ricordo le esatte parole, ma il senso era questo): “Raimondo se n’è andato pensando che finalmente si fosse liberato di Sandra, ma in realtà Sandra è qui vicino a lui e sarà sempre vicino a lui, è vero Sandra?“, al che lei si è lamentata e ha biascicato qualche parola. Baudo, che avrebbe fatto bene a lasciar perdere, ha continuato: “Sandra, dì Raimondo, chiama Raimondo, chiamalo, dì forte Raimondo!“. Sandra a quel punto, con le poche forze che aveva, ha urlato: “Raimondo!!!” e tutta la folla dietro ad urlare con lei, ad applaudire… Come se non bastasse, la telecamera ha ripreso da vicino Sandra e Berlusconi, che le è sempre stato vicino, che sorrideva a 32 denti… Boh, sono sempre più convinta che viviamo in una brutta brutta società dell’immagine. Potrà salvarci solo internet??

Indignazione quotidiana

lunedì, 5 aprile 2010

Ecco 2 link che hanno alimentato la mia dose di indignazione quotidiana.

Precarietà del lavoro… precarietà della vita. E il governo sta a guardare o, peggio, c’è chi se la ride.

Agnello di Dio che togli i peccati del mondo?

Non sono d’accordo!

sabato, 3 aprile 2010

Non sono d’accordo:

- con la maggioranza;
- con gli astensionisti;
- con i conservatori;
- con gli intolleranti;
- con i semplicisti;
- con i carrieristi;
- con i professionisti della politica;
- con gli integralismi;
- ecc. ecc. ecc.

… oggi prevale la mia vena polemica…
E quindi, che faccio?? :-(

Indipendenti pubblici

sabato, 13 febbraio 2010

Ormai, tra una cosa e l’altra, mi capita sempre più raramente di aggiornare il mio blog… :-( Ma, in caso di articoli interessanti o eventi personali importanti, riesco comunque a trovare un po’ di tempo!! :-D Questa volta non si tratta di eventi personali e, quindi, scrivo per riportare un bell’articolo di Gramellini. In effetti non è la prima volta che capita! ;-)
Dal buongiorno dell’11 febbraio 2010.

Indipendenti pubblici

Signor Premier, lei ha appena affermato che «non si può governare attaccati da pubblici dipendenti quali sono i giudici». Ora, non starò a scomodare il Montesquieu, famigerato comunista francese del Settecento, e nemmeno la Costituzione, smilzo best-seller del dopoguerra poi caduto nel dimenticatoio. Però vorrei rivelarle un segreto che apparirà bizzarro a chi, come lei, è un po’ litico e un po’ no: lo Stato e il governo non sono la stessa cosa. Sul serio: si può essere dipendenti dello Stato senza dipendere dal governo e dal suo capo.

Nell’imprenditoria privata, da cui lei proviene, sarebbe inimmaginabile. Nessuno può lavorare in un’azienda privata perseguendo interessi diversi da quelli del manager scelto dall’azionista. Nelle aziende pubbliche invece succede. E sa perché? Perché gli azionisti di uno Stato sono i cittadini. I quali scelgono il manager, cioè il premier, cioè lei, tramite libere elezioni. Ma nell’ingaggiarlo non gli delegano ogni potere. Soprattutto non gli riconoscono quello di considerare alle proprie dipendenze chiunque riceva uno stipendio pubblico. Per dire: i prefetti sono assistenti del manager e devono obbedirgli. I giudici no. I cittadini azionisti li pagano per applicare la legge a chiunque, anche al manager che gli stessi cittadini hanno assunto. E al fine di garantire la massima indipendenza a questi dipendenti molto particolari, rinunciano persino a nominarli direttamente. Follia pura, lo so. Si chiama democrazia. Il peggiore dei regimi, esclusi tutti gli altri: lo sosteneva già Churchill, un comunistaccio che le raccomando.

Morire in carcere… per cosa poi?? – LE IENE SHOW 04/11/2009

mercoledì, 4 novembre 2009

Ieri a Le Iene hanno raccontato una storia assurda… Da brivido. Spero che in tanti l’abbiano vista o la vedano e soprattutto che si indignino! Non possono succedere cose simili… Che schifo!


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Guardate anche qui: http://veritaperaldo.noblogs.org

E partecipate alla raccolta fondi per il figlio di Aldo… Rudra Bianzino. I contibuti possono essere versati sul conto corrente aperto presso Banca Etica, IBAN: IT61R0501812100000000128988 BIC: CCRTIT2T84A intestato a: “PER RUDRA BIANZINO”.

Bianzino
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Per non dimenticare…

sabato, 19 settembre 2009

Giovedì 17 settembre 2009, in tarda serata, se n’è andato il mio nonnino (papà di mio papà). Era nato nel 1922.

Oltre al dolore per la perdita di una persona cara, si aggiunge quello legato alla perdita di un altro pezzo della nostra memoria storica. Se n’è andata un’altra persona testimone di un periodo buio dell’Italia e della storia mondiale in generale, che ha vissuto la guerra e ha cercato, nel suo piccolo, di combattere per la libertà. E’ stato imprigionato e torturato dai nazisti e dai loro alleati, ha rischiato la vita e sofferto tanto… Ma era una persona allegra e dolcissima. Ci raccontava certi episodi perché voleva che ci rendessimo conto della nostra fortuna, l’Italia di oggi – pur con tutti i suoi problemi – non è minimamente paragonabile a quella di ieri perché “voi avete la libertà” (sue parole). Ai suoi tempi, chi non aveva la tessera fascista era (nel migliore dei casi) emarginato oppure picchiato o peggio. Da ragazzino andava a lavorare con una biciclettina che gli avevano comprato i suoi con mille sacrifici, la polizia l’ha fermato e gli ha chiesto chi era e se aveva la tessera fascista… Lui ovviamente (non appartenendo ad una famiglia politicamente schierata) ha risposto di no, che non aveva nessuna tessera di partito. Bene, i poliziotti, le persone di cui dovremmo fidarci e che dovrebbero difenderci dai sorprusi, gliel’hanno requisita e mai più restituita. Ed episodi di questo genere erano all’ordine del giorno. Qualche anno dopo il suo capo, che aveva un’azienda tessile in Piemonte, ha dovuto cedere ed iscriversi anche lui al Partito (partito unico, ricordiamoci) perché era già stato minacciato troppe volte e l’ultima di queste gli avevano bruciato parte della fabbrica.
In quegli anni non c’era possibilità di scelta, anche chi viveva “tranquillo” senza necessariamente voler “scardinare” il potere, in realtà doveva piegarsi al volere supremo… O così o così, punto. Che cosa dovevano fare i giovani di quell’epoca se non ribellarsi per ottenere un minimo di libertà? Per non vivere ogni giorno nella paura??
Per questi e tanti altri episodi sto male al pensiero che ormai quella generazione lì non ci sia quasi più… La gente (soprattutto gli italiani, purtroppo) non hanno memoria storica, anzi non gliene frega niente della storia… Ci sono tanti gruppi su facebook che inneggiano ad un ritorno di Mussolini, in modo che faccia un po’ di piazza pulita. Mi vengono solo i brividi al pensiero. Chi stabilisce la superiorità di qualcuno rispetto ad un altro? Chi può decidere chi merita di vivere e chi no? Con che coraggio si possono accettare simili pensieri? Mio nonno mi diceva “il mondo oggi è migliore, ma fate attenzione…“. Io, per quello che posso, cercherò di “vigilare”. Spero solo di non essere in minoranza… Mi preoccupa, soprattutto, la generazione dopo la mia: i nostri figli e i nostri nipoti, educati da genitori che, in gran parte, hanno convinzioni estremiste dettate spesso dall’ignoranza.
Speriamo bene, speriamo che tante persone non abbiano combattuto invano. :(

Per adesso, ti saluto nonno.

Nonno Franco

Problemi con la rottamazione dei ciclomotori?!

sabato, 1 agosto 2009

Pubblico anche qui una lettera che ho appena inviato alla Stampa e a Gazzetta Matin… In modo da dare un po’ più di risalto alla questione, visti i miei innumerevoli lettori… :D

OGGETTO: Rottamazione ciclomotori… attenti!

Scrivo per rendere noto il comportamento a mio giudizio scorretto di un noto concessionario di moto alle porte di Aosta. A fine 2008 ho stipulato un contratto di acquisto per un nuovo motociclo, immatricolato nel 2009, con contestuale rottamazione del mio vecchio ciclomotore (acquistato più di 12 anni fa e, ormai, con vari problemi). Alla rottamazione avrebbero pensato loro o, quanto meno, così mi hanno fatto credere. A parte ciò che mi è stato detto a voce, purtroppo difficilmente provabile, nel contratto di acquisto c’è l’esplicito riferimento alla “rottamazione statale” e al conseguente riconoscimento di un importo di 300 € a titolo di contributo per la rottamazione del veicolo, scalato dal prezzo di acquisto del nuovo. A seguito dell’entrata in vigore della legge regionale 11/2009, che incentiva il rinnovo tecnologico del parco auto e moto circolante in Valle d’Aosta e che prevede, tra l’altro, contributi cumulabili con quelli eventualmente percepiti dallo Stato, ho chiesto al concessionario il certificato di rottamazione del ciclomotore, in modo da poter presentare correttamente alla Regione la domanda di contributo. Ero convinta fosse stato rottamato, lascio quindi immaginare il mio stupore quando, invece, mi è stato candidamente comunicato che il certificato non c’era perché il veicolo era stato messo a posto (!) e venduto, il tutto ovviamente a mia insaputa. Logica conseguenza di questo comportamento è l’impossibilità di accedere al contributo regionale di 300 €. Impossibilità di cui, tra l’altro, sono venuta a conoscenza solo dopo innumerevoli telefonate e attese a vuoto (la linea cadeva in continuazione “misteriosamente” e il titolare era sempre in riunione… sono quindi stata obbligata ad andare di persona, con conseguente ulteriore perdita di tempo). Vorrei quindi avvertire chiunque dovesse trovarsi in una situazione simile di non fidarsi, è facile approfittare della buona fede delle persone soprattutto se si tratta di veicoli non iscritti al p.r.a. e, quindi, difficilmente ricollegabili ad un soggetto specifico! Per quanto mi riguarda, sto cercando di capire se il comportamento del concessionario, oltreché scorretto, è anche illegittimo…

P.S.: quanto mi fa arrabbiare essere presa in giro…!!

Di questi tempi…

sabato, 7 febbraio 2009

… è il caso di pubblicare una poesia di Bertold Brecht, sempre molto attuale (anzi, sempre di più…).

Berlino 1932.

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.

Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.

Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.

Poi vennero a prendere i comunisti,
e io non dissi niente, perché non ero comunista.

Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare.

Da tenere bene a mente, soprattutto, l’ultima frase.