Archivi per la categoria ‘Eventi’

2 giugno – Festa della Repubblica (con un po’ di amarezza…)

mercoledì, 2 giugno 2010

Dal Buongiorno di Gramellini di oggi.

Nel giorno della parata militare lungo i Fori, oso sperare che nessuno sottovaluterà l’importanza dell’acquisto di centotrentuno cacciabombardieri F-35, centoventuno caccia Eurofighter e cento elicotteri NH90 da parte delle nostre Forze Armate. Con una certa malizia i Verdi fanno notare che lo scontrino complessivo di una spesa degna del set di «Apocalypse now» ammonta a 29 miliardi di euro, 5 in più della manovra (a proposito di apocalissi).

Ma tutti sappiamo che, oggi come oggi, senza un cacciabombardiere non si va da nessuna parte. Quindi lungi da noi l’idea populista di rinunciare al rombo dei motori guerrieri per tutelare lo stipendio di un impiegato pubblico o la sopravvivenza di un ente culturale. Però, forse, almeno un accenno a questa eventualità poteva essere fatto da chi ci governa. Anche solo come gesto di trasparenza e di cortesia: cari italiani, vi chiediamo di stringere la cinghia, però sappiate che i vostri sacrifici non saranno vani, perché dei cacciabombardieri così belli non li ha nessuno. Per non parlare degli elicotteri.

L’emozione sarebbe stata talmente forte che i dipendenti dello Stato avrebbero donato, se non l’oro (di cui al momento sono sprovvisti), i loro straordinari alla Patria, pur di consentirle di sfrecciare invitta e gloriosa nei cieli. E i poliziotti avrebbero sbandierato con orgoglio la mancanza di soldi per il carburante delle auto di servizio, con la tranquilla consapevolezza di chi sa che per combattere la mafia, stroncare la corruzione e proteggere i cittadini, nulla è più efficace di uno stormo di cacciabombardieri.

Che dire?? Complimenti! :-(

A proposito del funerale di Raimondo Vianello…

domenica, 18 aprile 2010

Ieri, come in tanti credo, ho avuto modo di vedere alcune immagini del funerale di Raimondo Vianello. Che dire?? Sarò un’ingenua, un’illusa e forse vivo al di fuori dal mondo ma ogni volta mi stupisco di quanto il dolore sia diventato uno spettacolo. Capisco che Vianello era un personaggio pubblico, ma non riesco proprio a capire la spettacolarizzazione estrema. Un po’ di rispetto in più non guasterebbe… Soprattutto per una donna, Sandra Mondaini, a sua volta malata e disperata (forse una delle poche ad esserlo davvero), che ha passato con suo marito quasi tutta la vita e che ora si ritrova sola… Con un dolore inimmaginabile. Sono 2 le scene che mi hanno davvero intristita: la prima, quando Sandra è arrivata in sedia a rotelle in mezzo alla folla, folla come al solito rumorosa e che la acclamava, battendo le mani. Non capirò mai questa usanza, credo recente, di applaudire ai funerali. Trovo che sia davvero di cattivo gusto. La seconda scena è quella che più mi ha colpita, mi è venuta una tristezza mista a rabbia e mi ha lasciata senza parole. Si tratta del momento in cui Pippo Baudo ha preso la parola e ha iniziato a dire qualcosa del tipo (non ricordo le esatte parole, ma il senso era questo): “Raimondo se n’è andato pensando che finalmente si fosse liberato di Sandra, ma in realtà Sandra è qui vicino a lui e sarà sempre vicino a lui, è vero Sandra?“, al che lei si è lamentata e ha biascicato qualche parola. Baudo, che avrebbe fatto bene a lasciar perdere, ha continuato: “Sandra, dì Raimondo, chiama Raimondo, chiamalo, dì forte Raimondo!“. Sandra a quel punto, con le poche forze che aveva, ha urlato: “Raimondo!!!” e tutta la folla dietro ad urlare con lei, ad applaudire… Come se non bastasse, la telecamera ha ripreso da vicino Sandra e Berlusconi, che le è sempre stato vicino, che sorrideva a 32 denti… Boh, sono sempre più convinta che viviamo in una brutta brutta società dell’immagine. Potrà salvarci solo internet??

Per non dimenticare…

sabato, 19 settembre 2009

Giovedì 17 settembre 2009, in tarda serata, se n’è andato il mio nonnino (papà di mio papà). Era nato nel 1922.

Oltre al dolore per la perdita di una persona cara, si aggiunge quello legato alla perdita di un altro pezzo della nostra memoria storica. Se n’è andata un’altra persona testimone di un periodo buio dell’Italia e della storia mondiale in generale, che ha vissuto la guerra e ha cercato, nel suo piccolo, di combattere per la libertà. E’ stato imprigionato e torturato dai nazisti e dai loro alleati, ha rischiato la vita e sofferto tanto… Ma era una persona allegra e dolcissima. Ci raccontava certi episodi perché voleva che ci rendessimo conto della nostra fortuna, l’Italia di oggi – pur con tutti i suoi problemi – non è minimamente paragonabile a quella di ieri perché “voi avete la libertà” (sue parole). Ai suoi tempi, chi non aveva la tessera fascista era (nel migliore dei casi) emarginato oppure picchiato o peggio. Da ragazzino andava a lavorare con una biciclettina che gli avevano comprato i suoi con mille sacrifici, la polizia l’ha fermato e gli ha chiesto chi era e se aveva la tessera fascista… Lui ovviamente (non appartenendo ad una famiglia politicamente schierata) ha risposto di no, che non aveva nessuna tessera di partito. Bene, i poliziotti, le persone di cui dovremmo fidarci e che dovrebbero difenderci dai sorprusi, gliel’hanno requisita e mai più restituita. Ed episodi di questo genere erano all’ordine del giorno. Qualche anno dopo il suo capo, che aveva un’azienda tessile in Piemonte, ha dovuto cedere ed iscriversi anche lui al Partito (partito unico, ricordiamoci) perché era già stato minacciato troppe volte e l’ultima di queste gli avevano bruciato parte della fabbrica.
In quegli anni non c’era possibilità di scelta, anche chi viveva “tranquillo” senza necessariamente voler “scardinare” il potere, in realtà doveva piegarsi al volere supremo… O così o così, punto. Che cosa dovevano fare i giovani di quell’epoca se non ribellarsi per ottenere un minimo di libertà? Per non vivere ogni giorno nella paura??
Per questi e tanti altri episodi sto male al pensiero che ormai quella generazione lì non ci sia quasi più… La gente (soprattutto gli italiani, purtroppo) non hanno memoria storica, anzi non gliene frega niente della storia… Ci sono tanti gruppi su facebook che inneggiano ad un ritorno di Mussolini, in modo che faccia un po’ di piazza pulita. Mi vengono solo i brividi al pensiero. Chi stabilisce la superiorità di qualcuno rispetto ad un altro? Chi può decidere chi merita di vivere e chi no? Con che coraggio si possono accettare simili pensieri? Mio nonno mi diceva “il mondo oggi è migliore, ma fate attenzione…“. Io, per quello che posso, cercherò di “vigilare”. Spero solo di non essere in minoranza… Mi preoccupa, soprattutto, la generazione dopo la mia: i nostri figli e i nostri nipoti, educati da genitori che, in gran parte, hanno convinzioni estremiste dettate spesso dall’ignoranza.
Speriamo bene, speriamo che tante persone non abbiano combattuto invano. :(

Per adesso, ti saluto nonno.

Nonno Franco

Legambiente contro il termovalorizzatore in Val D’Aosta

lunedì, 3 agosto 2009

Patrick:

Riporto un articolo che ho letto con attenzione… Il tono è abbastanza “pungente”, ma secondo me ci sta tutto… purtroppo

Inceneritore, Termovalorizzatore, Bruciatore ecologico, ecc...

Inceneritore, Termovalorizzatore, Bruciatore ecologico, ecc...

Un termovalorizzatore “travestito” da teleriscaldamento in una Valle d’Aosta dove la Giunta regionale fa politica somigliante sempre più a quella berlusconiana . «Libera speculazione in libero stato (minuscolo, per loro) è il comune obiettivo- dice Maria Pia Simonetti di Legambiente – Che lo si travesta da volano per l’edilizia o per il turismo, il consumo di territorio promosso con le leggi sugli aumenti di volumetrie per gli esercizi di ristorazione e ricezione prima (DL 28, aumento del 40%) e per le case private e i locali destinati ad attività industriali e artigianali poi (DL 45 aumento dal 35% al 45%) è una grande festa per gli speculatori . Questi potranno contare anche su una nuova legge per la Valutazione d’impatto ambientale fatta in modo che gli ambientalisti non possano metterci il naso. La privacy è sacra per gli speculatori, proprio come per i pedofili e i pornomani». Il tutto forse perché alle recenti elezioni europee l’Union Valdôtaine (partito di maggioranza relativa in Valle d’Aosta, con forte impronta autonomista ndr) si è alleata con la Pdl? Forse perché si piacciono e condividono la stessa linea politica? O forse perché la linea dell’Union è condivisa, copiata e perseguita sulla scia berlusconiana? Di fatto in Valle d’Aosta si assiste a quella che «viene chiamata semplificazione, perché infatti semplifica la vita a chi vuol far soldi a spese dell’ambiente, della collettività e delle generazioni future» dice ancora Simonetti.

Il tutto è facilmente deducibile anche dalla questione riguardante l’inceneritore in Valle d’Aosta.

Fino a poco tempo fa tale questione sembrava fosse risolta con forti garanzie che non si dovesse più fare. Una bella vittoria degli ambientalisti e del movimento valdostano NoInc. Pareva .

E invece con una “astuzia” da parte del Presidente della Giunta Regionale, Augusto Rollandin (già “Premio Attila” datogli dal Wwf nazionale 1986 per la scarsissima attenzione verso l’ambiente e la natura, ma anche – si legge su wikipedia- condannato nel 1994 in via definitiva dalla Cassazione a 16 mesi di reclusione ed all’interdizione dai pubblici uffici per abuso d’ufficio per favoreggiamenti in appalti e, nonostante la condanna, nel 2001 si candida al Senato della Repubblica e viene eletto; in seguito è stato riabilitato dai magistrati per quella condanna, ossia sono estinte le pene accessorie della condanna, tra le quali l’interdizione dai pubblici uffici che causa l’ineleggibilità a consigliere regionale, tant’è che nel 2008 si ricandida nuovamente a consigliere regionale della Valle d’Aosta e oggi ricopre la carica di Presidente della Giunta regionale valdostana ndr) buttatolo fuori dalla porta principale, il termovalorizzatore lo ha fatto rientrare dalla finestra . In che modo? Semplice! In un incontro pubblico avvenuto nel giugno scorso ha annunciato, tra applausi e consensi, di aver avuto il coraggio di dire no all’inceneritore e di aver voluto cambiare strada . Sembrava allora che l’idea poco vincente di bruciare tutta l’ultradecennale unica discarica valdostana fosse stata per sempre accantonata . L’annuncio è stato invece che la città di Aosta avrà, tra qualche tempo, ben 2 cogeneratori a gas, 4 caldaie sempre a gas ed una caldaia a biomassa, mentre solo il 15% sarà il famoso teleriscaldamento atteso da anni utilizzando l’impianto di raffreddamento dell’azienda siderurgica per acciai speciali Italsider (ex-Cogne). Il tutto supportato da delibere di Giunta, con anche il nome dell’impresa privata che gestirà il tutto: e cioè la Telcha, che raggruppa il CVA Spa (Compagnia valdostana delle acque, società che produce energia elettrica controllata dalla Regione Valle d’Aosta e presieduta da Riccardo Trisoldi) , la Sea (Società Energetica Aostana Srl gestione calore che, dal sito internet si legge “Vanta una notevole esperienza nella costruzione di centrali e reti di teleriscaldamento, pompe di calore per grandi impianti, cogeneratori sia tramite motori endotermici che microturbine”, azienda che gestisce già due centrali in alta Valle d’Aosta. Tra i partners la Sea annovera la suddetta CVA, i Fratelli Ronc di cui diciamo dopo, la Finaosta vale a dire la Finanziaria valdostana della Regione Autonoma Valle d’Aosta ndr) ed i Fratelli Ronc (questi ultimi si occupano di energia idroelettrica, centrali idroelettriche ed energia pulita ndr).

C’è però qualche fondato dubbio da parte dei valdostani – almeno quelli più sensibili alla salute della popolazione ed al rispetto dell’ambiente e della natura – che il “carburante” che verrà bruciato in questi impianti sarà forse tutto il Combustibile da Rifiuti di Qualità (in sigla CDRQ), vale a dire tutti i rifiuti. «Quello che più preoccupa – dice Rosetta Bertolin, ambientalista valdostana di vecchia data – è che lo scopo principale non è più riscaldare una parte di Aosta, ma di utilizzare l’impianto termico per produrre energia elettrica e quindi di farlo funzionare tutto l’anno e con grosse quantità di combustibile». Il tutto per ricavarne «un duplice profitto – continua a Bertolin – la vendita dell’energia elettrica e i certificati verdi che l’Europa paga a chi produce energia pulita. Ciliegina sulla torta: l’ARPA ha scoperto che la mega-centrale inquinerà di più delle attuali piccole centrali». 


Una scelta alquanto discutibile, fanno osservare i Verdi valdostani (che però incidono poco nelle decisioni e nelle votazioni in quanto sono fuori dal Palazzo del Consiglio Regionale valdostano ndr), che porterà tanto inquinamento in più, problemi ulteriori per la salute pubblica, problemi sul suolo e perdita di turismo. Per non parlare poi del costo economico: dolo per avviare la centrale 5,6 milioni di euro, mentre il costo finale sarà di 74 milioni di euro).

«E’ la classica ricetta berlusconiana – conclude amareggiata la Verde Bertolin – tutti pagano perché pochi possano arricchirsi».

Per l’Osservatorio valdostano di Legambiente, associazione ambientalista, si ha l’impressione che attualmente in Valle d’Aosta si stia attuando un pesante ed incontrastato attacco al territorio mai accaduto, ma anche al quadro normativo che lo regolamentava.” di Davide Pelanda.

Fonte: [qui]

Google v.s. Microsoft La guerra dei mondi digitali

giovedì, 9 luglio 2009

Patrick:

Riporto un articolo che ho appena letto da Repubblica perchè molto interessante e ricco di spunti…:

SE VI DICESSERO che fra dieci anni non ci sarà più la Microsoft, che Bill Gates, il padrone di quella cosa che si chiama Windows e che accende il vostro computer ogni mattina, sarà un ormai anziano signore che rivanga in ogni intervista sui tempi andati in cui comandava il mondo, ci credereste? Potrebbe andare così o tutto al contrario, con Gates ambasciatore del mondo presso gli abitanti segreti di Marte. Se è poi questo ciò che ci interessa. Perché il punto vero è che questa guerra commerciale dichiarata ieri da Google a Microsoft potrebbe cambiare ancora più rapidamente il modo in cui viviamo, conosciamo, comunichiamo. Di “incredibile”, in questo campo, c’è molto poco.

Chi avrebbe definito credibile, dieci anni fa, che quella paginetta bianca del motore di ricerca, con quello strano logo a due “o”, avrebbe cambiato il mondo fino a far parlare di “economia della conoscenza”?

E chi avrebbe detto che una sua azione avrebbe avuto in borsa un valore di quasi venti volte superiore a quelle di Bill Gates? Così come sarebbe stato difficile prevedere che un giochino per impallinati, che è ciò che in tanti pensavano di Twitter, avrebbe messo in crisi per giorni e giorni la polizia di uno dei paesi più occhiuti e autoritari del mondo. Eppure è successo.
Adesso succede che Google ha deciso, a partire dal 2010, di lanciare – o far lanciare da altri – sul mercato nuovi computer che non avranno bisogno di Windows per partire e funzionare. Al suo posto ci sarà un sistema operativo alternativo, che si chiamerà “Google Chrome Os”. Sarà un software di base realizzato a Mountain View ma come si dice in gergo “open source”, cioè liberamente modificabile (e quindi capace di auto-implementarsi) da quel vasto movimento di “scrittori di codice”, contrari alla posizione ultradominante di Microsoft e uniti in una sorta di movimento di democrazia tecnologica. Fin qui il “sistema operativo”.


E i programmi per lavorare? Niente sulla “macchina”, che dovrà essere economica, leggera, senza spese. Poco computer, tanto Internet. Il “ferro” conta e vale sempre meno. Conoscenze e capacità, dati e programmi, professione e lavoro, e soprattutto abitudini di vita e di pensiero. Tutto, ma proprio tutto, si sposta sulla rete. L’uomo Google è “always on”, sempre collegato in rete.

Tra gli esperti – ieri la blogosfera, soprattutto americana, brulicava di migliaia di interventi e analisi – già si moltiplicano le obiezioni sulla fattibilità dell’operazione. Qualcuno fa notare che con i “netbook”, commercializzati anche in Italia, è stato già provata la soluzione “open source” e che i risultati commerciali non sono poi stati brillantissimi. Altri dicono che non si capisce chi penserà alla manutenzione, allo sviluppo del sistema, laddove attorno al “mondo Microsoft” oggi esiste una vera e propria economia, che provvede a tenere in piedi e far avanzare Windows e le applicazioni della sua galassia. Ma questa guerra è bilaterale e bisogna capire dove va a parare.

In realtà, con l’annuncio del computer senza Windows, Google ha solo risposto a un colpo che aveva ricevuto. Poco più di un mese fa, Microsoft ha lanciato “Bing”, il suo motore di ricerca. Grande clamore, grandi presentazioni, tante notizie positive sulla buona accoglienza da parte del pubblico. Ma in realtà una creaturina fragile e bisognosa di cure, proprio come il sistema operativo di Google appare in queste ore.
La logica del risiko, finanziario e pubblicitario, questa è. Ognuno dice di voler fare il mestiere dell’altro. Il motore di ricerca dice di poter diventare gestore dei nostri computer, cioè del nostro lavoro e dei nostri pensieri. Quelli che oggi hanno in mano i computer vogliono il pubblico del motore di ricerca per poterselo vendere alla pubblicità. In ballo non ci sono tecnicalità: ci siamo noi. Il nostro tempo, le nostre letture, i nostri gusti, i nostri acquisti (l’economia della conoscenza). Il tempo che passiamo, e che passeremo sempre più, attaccati al nostro strumento di lavoro collegato alla rete (e a un telefono: sia Microsoft che Google hanno loro soluzioni per gli “smart phone”). La competizione è a tutto campo.

Sotto le due sigle ci sono “mondi” di cose che avvengono e milioni di esseri umani che agiscono. È vero che il grosso dei soldi entrambi lo prendono dalle loro attività originarie. Microsoft dalla vendita dei programmi. Google con quella pubblicità di cui ha quasi il monopolio, fatta di “sponsored links”, quella che mentre scrivi un messaggio al tuo amico di Londra, fa apparire la scritta “Voli economici per Londra! Clicca qui”. Ma per il resto è una sorta di battaglia navale; posta gratuita contro posta gratuita, video contro video, social network contro social network, messaggerie contro messaggerie.

Microsoft ha alcuni vantaggi: milioni di utenti iscritti nel mondo dei giochi (la Xbox) che poi formano su Internet vere e proprie comunità di persone. Vende musica on line (ciò che Google non fa), ha un portale con milioni di iscritti (Msn). Ha i nostri nomi, i nostri indirizzi di posta, sa chi siamo. Viene da una tradizione industriale: “possiede” le persone, teoricamente può associare gli utenti dei sistemi operativi (oltre 60 milioni) che girano sui pc di tutto il mondo. Eppure fa fatica. Perché è “vecchia”. Lo spirito della rete sta con la “grande G”.

La “macchina” di Brin e Page – il cui algoritmo di base è il segreto meglio tenuto della rete – è ormai capace di “mappare” i pensieri della gente in tempo quasi reale. Se è vero che sulla base delle ricerche con la parola “influenza” e di quelle che ne descrivono i sintomi, è stato possibile tracciare il “cammino” dell’epidemia attraverso gli Stati Uniti, è pur vero che esiste ormai una Paura-Google in giro per il mondo.
Protestano e temono gli editori di giornali e televisioni, che si vedono “aggregati” e “disseminati” da Google News e da YouTube (che è proprietà della “G”), con perdita di lettori, dicono i giornali, e danno per i diritti, dicono le tv. Si lamentano gli editori di libri. La pubblicità è stata rivoluzionata dagli “sponsored links” (il 30 per cento di tutta la pubblicità on line è di Google) e dall’acquisizione di aziende specializzate nella “profilazione” degli utenti e della pubblicità mirata (Doubleclick).

Tutti temono la capacità di Google di disgregare le industrie che tocca, di svalutarne il contenuto, “regalandolo” poi alle persone che lo usano senza apparenti sacrifici di privacy e di “appartenenza” che Microsoft impone loro. Apparentemente. Google è un “ambiente” trasparente, funzionale, efficiente. Ci “si vive” bene. La sua efficienza è ormai proverbiale: a differenza di Microsoft, quando dichiara di voler realizzare qualcosa è più veloce e puntuale del concorrente nato negli anni ’80, nonostante abbia meno dipendenti e ingegneri. Google è “piacevole” da usare, ha il consenso dei suoi. Esiste un’opinione pro Google almeno quanto esistono gli antipatizzanti di Microsoft.

Ma la sua macchina sa tutto di noi: può collocare gusti, conoscenze e valori al posto giusto sulla mappa di un quartiere. E senza far nomi. E qualcuno, all’antitrust americana, comincia a fare domande scomode. Ma nel duello con Microsoft, la G ha nelle ali il vento della rete, la sua ricchezza sono gli utenti che lo istruiscono e fanno crescere ogni giorno, ricerca dopo ricerca, come un grande Blob dell’informazione. Forse Bill Gates deve pensare sul serio a preparare quelle interviste.”

Fonte: Repubblica

Decennale rogo Traforo del Monte Bianco…

lunedì, 23 marzo 2009

Memorial Spadino Tunnel Monte Bianco

Ricorre quest’anno il decennale dell’incendio al Tunnel del Monte Bianco dove morirono 39 persone Fiorellino, ricordo in televisione le numerose immagini che passavano tra i vari tg… e ora ogni volta che prendo il tunnel penso a come hanno passato i loro ultimi minuti le persone che sono rimaste intrappolate lì dentro…

Quest’anno se riusciamo organizziamo anche noi un’uscita per commemorare l’incidente. In questo caso i motociclisti organizzano un raduno per ricordare Spadino:

Pierlucio Tinazzi (27 dicembre 1962 – 24 marzo 1999), soprannominato Spadino (per via della sua esile corporatura e della sua altezza) era un addetto alla sicurezza della società italiana del Traforo del Monte Bianco insignito della Medaglia d’oro al valor civile.
Per svolgere il suo lavoro utilizzava una BMW K75; il giorno della catastrofe del 1999, nel quale persero la vita 39 persone, Spadino prese la sua moto e si gettò all’interno del tunnel con l’intento di salvare il maggior numero di vite possibili. Rientrò nel tunnel per ben 5 volte riuscendo a salvare 10 persone ma nel corso del quinto tentativo, mentre tentava di salvare un camionista francese, non riuscì ad uscire dal traforo con la moto così trascinò con sé il corpo del camionista all’interno di una cella di sicurezza. Purtroppo la cella garantiva una resistenza di 2 ore in caso d’incendio per cui per Spadino e il camionista francese non ci fu nulla da fare.
In ricordo del suo gesto eroico ogni anno si svolge il Memorial Spadino nei pressi del Traforo del Monte Bianco; in quest’occasione si radunano centinaia di motociclisti non solo per ricordare il gesto ma anche per sensibilizzare le istituzioni sul tema della sicurezza stradale in particolare dei motociclisti.

Da Wikipedia

Speriamo sia una bella giornata e di riuscire a fare l’uscita.

25 novembre 2008

martedì, 25 novembre 2008

… esattamente 30 anni fa nacque un certo P A T R I C K

Figlio di Benito e Franca, nipote di Romana e Luigi e di Pina e Bruno, ex studente IPR e vigile del fuoco, esperto di PC, tecnico informatico Lagoval, ma attualmente lavora anche presso il DSI della Regione e l’INVA, conseguendo risultati più che soddisfacenti. Ma tornando alle questioni più importanti, il suddetto Patrick è soprattutto il marito della qui scrivente I R E N E che non può che fargli un mare di A U G U R I per una vita lunga e serena!!!!!!!!!!!!!!!!! :-) ;-) :-D

BUON COMPLEANNO!!!!

P.S.: siamo in ritardo per le terme, oggi (per cominciare) festeggiamo con un pomeriggio a Pré-Saint-Didier! Poi aperitivo con gli amici all’Ad Forum… E poi?! Può bastare?? ;-)

Un’idea per Halloween…

sabato, 25 ottobre 2008

… o comunque per le feste in maschera! Mi ci ha fatto pensare Celi con la sua “cena strana” ;-) … Non sarebbe male fare una cena/festa in maschera, no?? Da ragazzina, nel periodo di Carnevale (Halloween ancora non “esisteva” o, meglio, ancora non si festeggiava o si iniziava solo timidamente a farlo), mi mascheravo sempre e mi divertivo da matti! All’epoca adoravo i costumi da “punk”, con trucco pesante e capelli cotonati (però più che punk io e le mie cugine sembravamo un po’… donnine di strada!! ho ancora un po’ di foto a testimonianza! :-D ). Oggi, invece, se mai dovessi mascherarmi non avrei dubbi. Ovviamente… ;-)

costume donna vampiro

viso donna vampiro

costume uomo vampiro

vampiri innamorati

P.S.: … bella la frase nell’ultima foto… no?? ;-)

Avete idee per cambiare il mondo…??

venerdì, 26 settembre 2008

… già… in linea teorica sarebbe proprio bello riuscire a cambiare gran parte delle cose della nostra società…

 Voi avete idee??

Bene, google, (come al solito ) mette mano per realizzare ciò in cui crede e da a tutti la possibilità di dire la propria…

Date un’occhiata a questo link, e… provateci… (non costa nulla!)

Microsoft, Internet Explorer 8 per battere Google con la privacy

venerdì, 29 agosto 2008

Patrick: 

….  e io ora cosa faccio???? Windows o Google?????…. mi viene da piangere….!!!! Dopo mi andrò a testare il nuovo Chrome di google.

Internet Explorer 8…

Permetterà di navigare senza che le informazioni siano trasferite a siti terzi
Potrebbe distruggere il modello di business su cui si regge il motore di ricerca

ROMA – Dopo aver fallito l’assalto a Yahoo!, Microsoft prova una nuova strada per affermarsi nel mercato delle ricerche online, e lo fa con la nuova versione del suo browser: Internet Explorer 8, giunto adesso alla seconda Beta e quindi nella fase finale dello sviluppo. A differenza della prima, questa versione del software è diretta a tutti i navigatori e non solo agli addetti ai lavori e promette un maggior rispetto della privacy degli utenti, tema molto sensibile negli ultimi tempi.

Tra le funzioni del browser è presente infatti “InPrivate blocking” che permette all’utente di impedire che le proprie informazioni di navigazione siano inviate a siti terzi. Una pessima notizia per Google che ha fondato il suo successo proprio su queste informazioni, utilizzate per far comparire tra le pagine delle pubblicità non generiche.

Il nuovo Explorer. Ma cosa offre di preciso il software di Microsoft? Al fronte di un limitato restyling grafico, che lo rende molto simile al predecessore, Explorer 8 si prefigge l’obiettivo di essere il “browser di tutti i giorni”, il che significa velocità, facilità di uso e sicurezza. Oltre a rendere più rapida la navigazione, è stata migliorata la barra degli indirizzi (con un sistema di memorizzazione che ricorda molto Firefox) ed è stata aggiunta la possibilità di fare ricerche “visuali” (con risultati non limitati al testo) direttamente dal browser.

La privacy. Le novità più interessanti arrivano però sul fronte sicurezza. Cavalcando il problema della privacy, Microsoft ha aggiunto due funzioni al suo software: InPrivate Browsing e InPrivate Blocking. La prima, subito ribattezzata “Porn mode”, permette di aprire una sessione di navigazione di cui non resta traccia sul proprio computer: cronologia e combinazioni di nickname e password vengono cancellate alla chiusura del programma. La funzione InPrivate Blocking permette invece di bloccare il trasferimento di proprire informazioni a siti terzi. Proprio questa innovazione ha portato il mercato della pubblicità online a rivoltarsi contro Microsoft: il vice presidente dell’Interactive Advertising Bureau Mike Zaneis, ha infatti confessato che InPrivate danneggerà seriamente la stabilità economica della rete, in gran parte finanziata proprio dalle pubblicità. Bloccando il trasferimento di alcuni dati a siti terzi, non sarà più possibile generare spot modellati sul consumatore e si dovrebbe quindi tornare a quelli generici e meno efficaci.

Molti commentatori, tra cui la rivista americana Forbes, non mancano di far notare come il più danneggiato da questa scelta sarebbe Google, il motore di ricerca che deve la maggior parte dei suoi ricavi proprio alla vendita di pubblicità online. Il sospetto che InPrivate sia l’arma di Microsoft per sconfiggere il proprio rivale è quindi più che giustificato.

Il mercato dei browser. Accantonando la battaglia con Google, al browser Microsoft tocca il difficile compito di arginare il recupero del rivale Mozilla Firefox, pubblicato di recente nella sua terza versione. Secondo i dati di Net Applications a luglio, Explorer è utilizzato dal 74% degli internauti, mentre Firefox è usato solo dal 19% (terzo il Safari della Apple con il 6%). Tuttavia mai come adesso il dominio del browser di Redmond è in pericolo: l’anno scorso ad esempio aveva il 79% del mercato, mentre Firefox e Safari si attestavano rispettivamente al 15% e al 4%. Un recupero permesso proprio dal rilascio del “browser da Guinness” Firefox 3 e dal nuovo successo dei sistemi Apple.”

(28 agosto 2008)

fonte: repubblica