Prescrizione NON è assoluzione

7 marzo 2010

MEMO per gli sbadati:

la prescrizione è un istituto giuridico che determina l’estinzione di un reato in conseguenza del trascorrere di un periodo di tempo. Quasi tutti i reati si estinguono per prescrizione. I reati per i quali non si applica la prescrizione sono quelli puniti con l’ergastolo. Tutti gli altri reati, per ragioni di economia dei sistemi giudiziari, si prescrivono: lo Stato rinuncia a perseguire l’autore di un reato quando dalla sua commissione sia trascorso un periodo di tempo considerato troppo lungo. Sulle ragioni della prescrizione non mi soffermo, ma credo sia facile capire, anche per chi non ha studiato giurisprudenza, che prescrizione non significa assoluzione. In effetti la differenza è notevole: l’assoluzione si ha quando il giudice ha accertato che il reato non è stato commesso.
E’ quindi un errore macroscopico affermare, come hanno fatto alcuni giornalisti nel caso Mills, che l’imputato è stato assolto a causa della prescrizione. Per non cadere in facili (e forse voluti) equivoci, sarebbe stato corretto affermare che il reato è prescritto e che, quindi, il reo non è (più) perseguibile. E ciò sia da un punto di vista giuridico che etimologico!

Povia – La verità

6 marzo 2010

Ogni tanto nella vita è bello anche cambiare idea… Questa è una canzone, altroché Luca era gay o i bambini fanno ooooh… Non voglio indagare sulle motivazioni che l’hanno portato a scrivere questa canzone, so solo che è una bella canzone. E, per ora, questo mi basta! Per una volta, niente polemiche, niente dietrologie, ho solo ascoltato.

TESTO.

Mamma papà ora vi vorrei parlare, solamente dell’amore
L’amore che mi avete dato, per tutta la vita
E dirvi che continuerò a ispirarvi
Perché il vostro cuore è immenso
Perché il vostro cuore vola
Vola sopra le parole
Sopra tutte le persone
Sopra quella convinzione di avere la verità, la verità
.
Padre, ora tienimi la mano
Tienila vicino al cuore e potrai sentire che ti amo
E mentre il mondo fa rumore
Mentre il mondo può vedere il sole

Non voglio più dormire in fondo al mare
Chiedo solamente di volare
Volare sopra le parole
Sopra tutte le persone
Sopra quella convinzione di avere la verità
Ora posso amare, ora
Ora posso correre e giocare
Ora volo sopra le parole
Sopra tutte le persone
Sopra quella convinzione di avere la verità
Mamma, che ne sanno del dolore
Di quello che si può provare
Per una disperata decisione
E di quando avevi tu vent’anni
Fatti di progetti e sogni in cui desideravi un figlio
Che cambiava la tua vita
E che stringevi forte al cuore
E poi vedevi camminare
E lentamente costruire la sua vita con dignità
Ora posso amare, ora
Ora posso correre e giocare
Ora volo sopra le parole
Sopra tutte le persone
Sopra quella convinzione di avere la verità
Mamma, papà, un giorno ci rincontreremo
E ci stringeremo forte e faremo tante cose
Quando sentirete un brivido che corre sulla vostra pelle
È lì che io sarò presente
La vostra bambina per sempre
Ora posso amare, ora
Ora posso correre e giocare
Ora volo sopra le parole
Sopra tutte le persone
Sopra quella convinzione di avere la verità
Ora posso amare, ora, ora.

VIDEO

Indipendenti pubblici

13 febbraio 2010

Ormai, tra una cosa e l’altra, mi capita sempre più raramente di aggiornare il mio blog… :-( Ma, in caso di articoli interessanti o eventi personali importanti, riesco comunque a trovare un po’ di tempo!! :-D Questa volta non si tratta di eventi personali e, quindi, scrivo per riportare un bell’articolo di Gramellini. In effetti non è la prima volta che capita! ;-)
Dal buongiorno dell’11 febbraio 2010.

Indipendenti pubblici

Signor Premier, lei ha appena affermato che «non si può governare attaccati da pubblici dipendenti quali sono i giudici». Ora, non starò a scomodare il Montesquieu, famigerato comunista francese del Settecento, e nemmeno la Costituzione, smilzo best-seller del dopoguerra poi caduto nel dimenticatoio. Però vorrei rivelarle un segreto che apparirà bizzarro a chi, come lei, è un po’ litico e un po’ no: lo Stato e il governo non sono la stessa cosa. Sul serio: si può essere dipendenti dello Stato senza dipendere dal governo e dal suo capo.

Nell’imprenditoria privata, da cui lei proviene, sarebbe inimmaginabile. Nessuno può lavorare in un’azienda privata perseguendo interessi diversi da quelli del manager scelto dall’azionista. Nelle aziende pubbliche invece succede. E sa perché? Perché gli azionisti di uno Stato sono i cittadini. I quali scelgono il manager, cioè il premier, cioè lei, tramite libere elezioni. Ma nell’ingaggiarlo non gli delegano ogni potere. Soprattutto non gli riconoscono quello di considerare alle proprie dipendenze chiunque riceva uno stipendio pubblico. Per dire: i prefetti sono assistenti del manager e devono obbedirgli. I giudici no. I cittadini azionisti li pagano per applicare la legge a chiunque, anche al manager che gli stessi cittadini hanno assunto. E al fine di garantire la massima indipendenza a questi dipendenti molto particolari, rinunciano persino a nominarli direttamente. Follia pura, lo so. Si chiama democrazia. Il peggiore dei regimi, esclusi tutti gli altri: lo sosteneva già Churchill, un comunistaccio che le raccomando.

Morire in carcere… per cosa poi?? – LE IENE SHOW 04/11/2009

4 novembre 2009

Ieri a Le Iene hanno raccontato una storia assurda… Da brivido. Spero che in tanti l’abbiano vista o la vedano e soprattutto che si indignino! Non possono succedere cose simili… Che schifo!


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Guardate anche qui: http://veritaperaldo.noblogs.org

E partecipate alla raccolta fondi per il figlio di Aldo… Rudra Bianzino. I contibuti possono essere versati sul conto corrente aperto presso Banca Etica, IBAN: IT61R0501812100000000128988 BIC: CCRTIT2T84A intestato a: “PER RUDRA BIANZINO”.

Bianzino
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Levitico

25 ottobre 2009

Ricevo (da un collega di quando lavoravo al Comune di Aosta) e volentieri pubblico… ;) Non ho verificato la storia, quindi non so se il tutto parte davvero dai consigli di un sacerdote di Radio Maria. Ma, in fondo, poco importa… Mi pare comunque uno spunto ricco di potenziali riflessioni!

DALLE FREQUENZE DI RADIO MARIA, UN NOTO RELIGIOSO DISPENSA ALLE PERSONE CHE TELEFONANO INDICAZIONI E CONSIGLI SPIRITUALI TRATTI DIRETTAMENTE DALLE SCRITTURE.
QUALCHE TEMPO FA, IN UNA DELLE RISPOSTE AGLI ASCOLTATORI, HA AFFERMATO CHE L’OMOSESSUALITA’ – COME SI LEGGE NELLA BIBBIA (LEVITICO, 18, 22) – E’ UN ABOMINIO E NON PUO’ ESSERE TOLLERATA IN ALCUN CASO.
UN ASCOLTATORE GLI HA SCRITTO PER CHIEDERE LUMI SU ALCUNI ALTRI PROBLEMI DI VITA VISSUTA

Lettera del 16 maggio 2009

“Caro sacerdote, le scrivo per ringraziarla del suo lavoro educativo sulle leggi del Signore. Ho imparato davvero molto dal suo programma, e ho cercato di condividere tale conoscenza con più persone possibile.
Adesso, quando qualcuno tenta di difendere lo stile di vita omosessuale, gli ricordo semplicemente che nel Levitico 18,22 si afferma che ciò è un abominio. Fine della discussione. Però, avrei bisogno di alcun consigli da lei, a riguardo di altre leggi specifiche e come applicarle.
- Vorrei vendere mia figlia come schiava, come prevede Esodo 21:7.
Quale pensa sarebbe un buon prezzo di vendita?
- Quando do fuoco ad un toro sull’altare sacrificale, so dalle scritture che ciò produce un piacevole profumo per il Signore (Levitico 1.9). Il problema è con i miei vicini. Quei blasfemi sostengono che l’odore non è piacevole per loro. Devo forse percuoterli?
- So che posso avere contatti con una donna quando non ha le mestruazioni (Levitico 15:19-24). Il problema è: come faccio a chiederle se ce le ha oppure no? Molte donne s’offendono.
- Levitico 25:44 afferma che potrei possedere degli schiavi, sia maschi che femmine, a patto che essi siano acquistati in nazioni straniere. Un mio amico afferma che questo si può fare con i filippini, ma non con i francesi. Può farmi capire meglio? Perché non posso possedere schiavi francesi?
- Un mio vicino insiste per lavorare di sabato. Esodo 35:2 dice chiaramente che dovrebbe essere messo a morte. Sono moralmente obbligato ad ucciderlo personalmente?
- Un mio amico ha la sensazione che anche se mangiare crostacei è un abominio (Levitico 11:10), lo è meno dell’omosessualità. Non sono d’accordo. Può illuminarci sulla questione?
- Levitico 21:20 afferma che non posso avvicinarmi all’ altare di Dio se ho difetti di vista. Devo effettivamente ammettere che uso occhiali per leggere. La mia vista deve per forza essere 10 decimi o c’è qualche scappatoia alla questione?
- Molti dei miei amici maschi usano rasarsi i capelli, compresi quelli vicino alle tempie, anche se questo è espressamente vietato dalla Bibbia (Levitico 19:27). In che modo devono esser messi a morte?
- In Levitico 11:6-8 viene detto che toccare la pelle di maiale morto rende impuri. Per giocare a pallone debbo quindi indossare dei guanti?
- Mio zio possiede una fattoria. E’ andato contro Levitico 19:19, poiché ha piantato due diversi tipi di ortaggi nello stesso campo; anche sua moglie ha violato lo stesso passo, perché usa indossare vesti di due tipi diversi di tessuto (cotone/acrilico). Non solo: mio zio bestemmia a tutto andare. È proprio necessario che mi prenda la briga di Radunare tutti gli abitanti della città per lapidarlo come prescrivono le scritture? Non potrei, più semplicemente, dargli fuoco mentre dormono, come simpaticamente consiglia Levitico 20:14 per le persone che giacciono con consanguinei?
So che Lei ha studiato approfonditamente questi argomenti, per cui sono sicuro che potrà rispondermi a queste semplici domande.

Nell’occasione, la ringrazio ancora per ricordare a tutti noi che i
comandamenti sono eterni e immutabili. Sempre suo ammiratore devoto”

Senza parole…

8 ottobre 2009

Buongiorno di Gramellini – 8 ottobre 2009

Le disgrazie sono di sinistra

Dopo il proclama del Capo, il quadro è finalmente chiaro. I magistrati sono di sinistra, e questo già si sapeva. La tv pubblica, eccetto Topo Gigio, è di sinistra. Il 72% dei giornali è di sinistra (non il 71 e nemmeno il 73: il 72, l’ha detto Lui). La Corte Costituzionale è di sinistra, il Quirinale è di sinistra, gli arbitri in genere sono di sinistra, e anche i vigili che danno le multe sono di sinistra, i professori che rifilano 4 a mio figlio sono di sinistra, il vicino di casa che appesta il pianerottolo con la sua frittura è di sinistra, la signora che mi ha scippato il parcheggio è di sinistra, come la Regina di Biancaneve, Veronica Lario e la Costituzione: tutte di sinistra.

La sveglia alle sette è di sinistra, la barba da radere è di sinistra, il caffè amaro è di sinistra, i calzini bucati e gli ingorghi al semaforo sono di sinistra, il capufficio odioso è di sinistra, la moglie che mi ricorda le commissioni da fare è di estrema sinistra. Il Superenalotto è di sinistra, altrimenti vincerei. Gli stranieri, i comici, i miliardari e i gatti neri sono di sinistra. Le escort sono di sinistra, ma solo quelle che chiacchierano, naturalmente. Cavour era di sinistra, come Montanelli e Barbarossa, del resto. Fini è di sinistra e pure le previsioni del tempo, se segnalano pioggia. Persino io, quando non digerisco la peperonata, divento di sinistra. Da noi l’unica disgrazia che non sia di sinistra è la sinistra.

P.S. Viva l’Italia, viva Berlusconi! (anche questo l’ha detto Lui).

Ribadisco: SENZA PAROLE!

Per non dimenticare…

19 settembre 2009

Giovedì 17 settembre 2009, in tarda serata, se n’è andato il mio nonnino (papà di mio papà). Era nato nel 1922.

Oltre al dolore per la perdita di una persona cara, si aggiunge quello legato alla perdita di un altro pezzo della nostra memoria storica. Se n’è andata un’altra persona testimone di un periodo buio dell’Italia e della storia mondiale in generale, che ha vissuto la guerra e ha cercato, nel suo piccolo, di combattere per la libertà. E’ stato imprigionato e torturato dai nazisti e dai loro alleati, ha rischiato la vita e sofferto tanto… Ma era una persona allegra e dolcissima. Ci raccontava certi episodi perché voleva che ci rendessimo conto della nostra fortuna, l’Italia di oggi – pur con tutti i suoi problemi – non è minimamente paragonabile a quella di ieri perché “voi avete la libertà” (sue parole). Ai suoi tempi, chi non aveva la tessera fascista era (nel migliore dei casi) emarginato oppure picchiato o peggio. Da ragazzino andava a lavorare con una biciclettina che gli avevano comprato i suoi con mille sacrifici, la polizia l’ha fermato e gli ha chiesto chi era e se aveva la tessera fascista… Lui ovviamente (non appartenendo ad una famiglia politicamente schierata) ha risposto di no, che non aveva nessuna tessera di partito. Bene, i poliziotti, le persone di cui dovremmo fidarci e che dovrebbero difenderci dai sorprusi, gliel’hanno requisita e mai più restituita. Ed episodi di questo genere erano all’ordine del giorno. Qualche anno dopo il suo capo, che aveva un’azienda tessile in Piemonte, ha dovuto cedere ed iscriversi anche lui al Partito (partito unico, ricordiamoci) perché era già stato minacciato troppe volte e l’ultima di queste gli avevano bruciato parte della fabbrica.
In quegli anni non c’era possibilità di scelta, anche chi viveva “tranquillo” senza necessariamente voler “scardinare” il potere, in realtà doveva piegarsi al volere supremo… O così o così, punto. Che cosa dovevano fare i giovani di quell’epoca se non ribellarsi per ottenere un minimo di libertà? Per non vivere ogni giorno nella paura??
Per questi e tanti altri episodi sto male al pensiero che ormai quella generazione lì non ci sia quasi più… La gente (soprattutto gli italiani, purtroppo) non hanno memoria storica, anzi non gliene frega niente della storia… Ci sono tanti gruppi su facebook che inneggiano ad un ritorno di Mussolini, in modo che faccia un po’ di piazza pulita. Mi vengono solo i brividi al pensiero. Chi stabilisce la superiorità di qualcuno rispetto ad un altro? Chi può decidere chi merita di vivere e chi no? Con che coraggio si possono accettare simili pensieri? Mio nonno mi diceva “il mondo oggi è migliore, ma fate attenzione…“. Io, per quello che posso, cercherò di “vigilare”. Spero solo di non essere in minoranza… Mi preoccupa, soprattutto, la generazione dopo la mia: i nostri figli e i nostri nipoti, educati da genitori che, in gran parte, hanno convinzioni estremiste dettate spesso dall’ignoranza.
Speriamo bene, speriamo che tante persone non abbiano combattuto invano. :(

Per adesso, ti saluto nonno.

Nonno Franco

Legambiente contro il termovalorizzatore in Val D’Aosta

3 agosto 2009

Patrick:

Riporto un articolo che ho letto con attenzione… Il tono è abbastanza “pungente”, ma secondo me ci sta tutto… purtroppo

Inceneritore, Termovalorizzatore, Bruciatore ecologico, ecc...

Inceneritore, Termovalorizzatore, Bruciatore ecologico, ecc...

Un termovalorizzatore “travestito” da teleriscaldamento in una Valle d’Aosta dove la Giunta regionale fa politica somigliante sempre più a quella berlusconiana . «Libera speculazione in libero stato (minuscolo, per loro) è il comune obiettivo- dice Maria Pia Simonetti di Legambiente – Che lo si travesta da volano per l’edilizia o per il turismo, il consumo di territorio promosso con le leggi sugli aumenti di volumetrie per gli esercizi di ristorazione e ricezione prima (DL 28, aumento del 40%) e per le case private e i locali destinati ad attività industriali e artigianali poi (DL 45 aumento dal 35% al 45%) è una grande festa per gli speculatori . Questi potranno contare anche su una nuova legge per la Valutazione d’impatto ambientale fatta in modo che gli ambientalisti non possano metterci il naso. La privacy è sacra per gli speculatori, proprio come per i pedofili e i pornomani». Il tutto forse perché alle recenti elezioni europee l’Union Valdôtaine (partito di maggioranza relativa in Valle d’Aosta, con forte impronta autonomista ndr) si è alleata con la Pdl? Forse perché si piacciono e condividono la stessa linea politica? O forse perché la linea dell’Union è condivisa, copiata e perseguita sulla scia berlusconiana? Di fatto in Valle d’Aosta si assiste a quella che «viene chiamata semplificazione, perché infatti semplifica la vita a chi vuol far soldi a spese dell’ambiente, della collettività e delle generazioni future» dice ancora Simonetti.

Il tutto è facilmente deducibile anche dalla questione riguardante l’inceneritore in Valle d’Aosta.

Fino a poco tempo fa tale questione sembrava fosse risolta con forti garanzie che non si dovesse più fare. Una bella vittoria degli ambientalisti e del movimento valdostano NoInc. Pareva .

E invece con una “astuzia” da parte del Presidente della Giunta Regionale, Augusto Rollandin (già “Premio Attila” datogli dal Wwf nazionale 1986 per la scarsissima attenzione verso l’ambiente e la natura, ma anche – si legge su wikipedia- condannato nel 1994 in via definitiva dalla Cassazione a 16 mesi di reclusione ed all’interdizione dai pubblici uffici per abuso d’ufficio per favoreggiamenti in appalti e, nonostante la condanna, nel 2001 si candida al Senato della Repubblica e viene eletto; in seguito è stato riabilitato dai magistrati per quella condanna, ossia sono estinte le pene accessorie della condanna, tra le quali l’interdizione dai pubblici uffici che causa l’ineleggibilità a consigliere regionale, tant’è che nel 2008 si ricandida nuovamente a consigliere regionale della Valle d’Aosta e oggi ricopre la carica di Presidente della Giunta regionale valdostana ndr) buttatolo fuori dalla porta principale, il termovalorizzatore lo ha fatto rientrare dalla finestra . In che modo? Semplice! In un incontro pubblico avvenuto nel giugno scorso ha annunciato, tra applausi e consensi, di aver avuto il coraggio di dire no all’inceneritore e di aver voluto cambiare strada . Sembrava allora che l’idea poco vincente di bruciare tutta l’ultradecennale unica discarica valdostana fosse stata per sempre accantonata . L’annuncio è stato invece che la città di Aosta avrà, tra qualche tempo, ben 2 cogeneratori a gas, 4 caldaie sempre a gas ed una caldaia a biomassa, mentre solo il 15% sarà il famoso teleriscaldamento atteso da anni utilizzando l’impianto di raffreddamento dell’azienda siderurgica per acciai speciali Italsider (ex-Cogne). Il tutto supportato da delibere di Giunta, con anche il nome dell’impresa privata che gestirà il tutto: e cioè la Telcha, che raggruppa il CVA Spa (Compagnia valdostana delle acque, società che produce energia elettrica controllata dalla Regione Valle d’Aosta e presieduta da Riccardo Trisoldi) , la Sea (Società Energetica Aostana Srl gestione calore che, dal sito internet si legge “Vanta una notevole esperienza nella costruzione di centrali e reti di teleriscaldamento, pompe di calore per grandi impianti, cogeneratori sia tramite motori endotermici che microturbine”, azienda che gestisce già due centrali in alta Valle d’Aosta. Tra i partners la Sea annovera la suddetta CVA, i Fratelli Ronc di cui diciamo dopo, la Finaosta vale a dire la Finanziaria valdostana della Regione Autonoma Valle d’Aosta ndr) ed i Fratelli Ronc (questi ultimi si occupano di energia idroelettrica, centrali idroelettriche ed energia pulita ndr).

C’è però qualche fondato dubbio da parte dei valdostani – almeno quelli più sensibili alla salute della popolazione ed al rispetto dell’ambiente e della natura – che il “carburante” che verrà bruciato in questi impianti sarà forse tutto il Combustibile da Rifiuti di Qualità (in sigla CDRQ), vale a dire tutti i rifiuti. «Quello che più preoccupa – dice Rosetta Bertolin, ambientalista valdostana di vecchia data – è che lo scopo principale non è più riscaldare una parte di Aosta, ma di utilizzare l’impianto termico per produrre energia elettrica e quindi di farlo funzionare tutto l’anno e con grosse quantità di combustibile». Il tutto per ricavarne «un duplice profitto – continua a Bertolin – la vendita dell’energia elettrica e i certificati verdi che l’Europa paga a chi produce energia pulita. Ciliegina sulla torta: l’ARPA ha scoperto che la mega-centrale inquinerà di più delle attuali piccole centrali». 


Una scelta alquanto discutibile, fanno osservare i Verdi valdostani (che però incidono poco nelle decisioni e nelle votazioni in quanto sono fuori dal Palazzo del Consiglio Regionale valdostano ndr), che porterà tanto inquinamento in più, problemi ulteriori per la salute pubblica, problemi sul suolo e perdita di turismo. Per non parlare poi del costo economico: dolo per avviare la centrale 5,6 milioni di euro, mentre il costo finale sarà di 74 milioni di euro).

«E’ la classica ricetta berlusconiana – conclude amareggiata la Verde Bertolin – tutti pagano perché pochi possano arricchirsi».

Per l’Osservatorio valdostano di Legambiente, associazione ambientalista, si ha l’impressione che attualmente in Valle d’Aosta si stia attuando un pesante ed incontrastato attacco al territorio mai accaduto, ma anche al quadro normativo che lo regolamentava.” di Davide Pelanda.

Fonte: [qui]

Problemi con la rottamazione dei ciclomotori?!

1 agosto 2009

Pubblico anche qui una lettera che ho appena inviato alla Stampa e a Gazzetta Matin… In modo da dare un po’ più di risalto alla questione, visti i miei innumerevoli lettori… :D

OGGETTO: Rottamazione ciclomotori… attenti!

Scrivo per rendere noto il comportamento a mio giudizio scorretto di un noto concessionario di moto alle porte di Aosta. A fine 2008 ho stipulato un contratto di acquisto per un nuovo motociclo, immatricolato nel 2009, con contestuale rottamazione del mio vecchio ciclomotore (acquistato più di 12 anni fa e, ormai, con vari problemi). Alla rottamazione avrebbero pensato loro o, quanto meno, così mi hanno fatto credere. A parte ciò che mi è stato detto a voce, purtroppo difficilmente provabile, nel contratto di acquisto c’è l’esplicito riferimento alla “rottamazione statale” e al conseguente riconoscimento di un importo di 300 € a titolo di contributo per la rottamazione del veicolo, scalato dal prezzo di acquisto del nuovo. A seguito dell’entrata in vigore della legge regionale 11/2009, che incentiva il rinnovo tecnologico del parco auto e moto circolante in Valle d’Aosta e che prevede, tra l’altro, contributi cumulabili con quelli eventualmente percepiti dallo Stato, ho chiesto al concessionario il certificato di rottamazione del ciclomotore, in modo da poter presentare correttamente alla Regione la domanda di contributo. Ero convinta fosse stato rottamato, lascio quindi immaginare il mio stupore quando, invece, mi è stato candidamente comunicato che il certificato non c’era perché il veicolo era stato messo a posto (!) e venduto, il tutto ovviamente a mia insaputa. Logica conseguenza di questo comportamento è l’impossibilità di accedere al contributo regionale di 300 €. Impossibilità di cui, tra l’altro, sono venuta a conoscenza solo dopo innumerevoli telefonate e attese a vuoto (la linea cadeva in continuazione “misteriosamente” e il titolare era sempre in riunione… sono quindi stata obbligata ad andare di persona, con conseguente ulteriore perdita di tempo). Vorrei quindi avvertire chiunque dovesse trovarsi in una situazione simile di non fidarsi, è facile approfittare della buona fede delle persone soprattutto se si tratta di veicoli non iscritti al p.r.a. e, quindi, difficilmente ricollegabili ad un soggetto specifico! Per quanto mi riguarda, sto cercando di capire se il comportamento del concessionario, oltreché scorretto, è anche illegittimo…

P.S.: quanto mi fa arrabbiare essere presa in giro…!!

Google v.s. Microsoft La guerra dei mondi digitali

9 luglio 2009

Patrick:

Riporto un articolo che ho appena letto da Repubblica perchè molto interessante e ricco di spunti…:

SE VI DICESSERO che fra dieci anni non ci sarà più la Microsoft, che Bill Gates, il padrone di quella cosa che si chiama Windows e che accende il vostro computer ogni mattina, sarà un ormai anziano signore che rivanga in ogni intervista sui tempi andati in cui comandava il mondo, ci credereste? Potrebbe andare così o tutto al contrario, con Gates ambasciatore del mondo presso gli abitanti segreti di Marte. Se è poi questo ciò che ci interessa. Perché il punto vero è che questa guerra commerciale dichiarata ieri da Google a Microsoft potrebbe cambiare ancora più rapidamente il modo in cui viviamo, conosciamo, comunichiamo. Di “incredibile”, in questo campo, c’è molto poco.

Chi avrebbe definito credibile, dieci anni fa, che quella paginetta bianca del motore di ricerca, con quello strano logo a due “o”, avrebbe cambiato il mondo fino a far parlare di “economia della conoscenza”?

E chi avrebbe detto che una sua azione avrebbe avuto in borsa un valore di quasi venti volte superiore a quelle di Bill Gates? Così come sarebbe stato difficile prevedere che un giochino per impallinati, che è ciò che in tanti pensavano di Twitter, avrebbe messo in crisi per giorni e giorni la polizia di uno dei paesi più occhiuti e autoritari del mondo. Eppure è successo.
Adesso succede che Google ha deciso, a partire dal 2010, di lanciare – o far lanciare da altri – sul mercato nuovi computer che non avranno bisogno di Windows per partire e funzionare. Al suo posto ci sarà un sistema operativo alternativo, che si chiamerà “Google Chrome Os”. Sarà un software di base realizzato a Mountain View ma come si dice in gergo “open source”, cioè liberamente modificabile (e quindi capace di auto-implementarsi) da quel vasto movimento di “scrittori di codice”, contrari alla posizione ultradominante di Microsoft e uniti in una sorta di movimento di democrazia tecnologica. Fin qui il “sistema operativo”.


E i programmi per lavorare? Niente sulla “macchina”, che dovrà essere economica, leggera, senza spese. Poco computer, tanto Internet. Il “ferro” conta e vale sempre meno. Conoscenze e capacità, dati e programmi, professione e lavoro, e soprattutto abitudini di vita e di pensiero. Tutto, ma proprio tutto, si sposta sulla rete. L’uomo Google è “always on”, sempre collegato in rete.

Tra gli esperti – ieri la blogosfera, soprattutto americana, brulicava di migliaia di interventi e analisi – già si moltiplicano le obiezioni sulla fattibilità dell’operazione. Qualcuno fa notare che con i “netbook”, commercializzati anche in Italia, è stato già provata la soluzione “open source” e che i risultati commerciali non sono poi stati brillantissimi. Altri dicono che non si capisce chi penserà alla manutenzione, allo sviluppo del sistema, laddove attorno al “mondo Microsoft” oggi esiste una vera e propria economia, che provvede a tenere in piedi e far avanzare Windows e le applicazioni della sua galassia. Ma questa guerra è bilaterale e bisogna capire dove va a parare.

In realtà, con l’annuncio del computer senza Windows, Google ha solo risposto a un colpo che aveva ricevuto. Poco più di un mese fa, Microsoft ha lanciato “Bing”, il suo motore di ricerca. Grande clamore, grandi presentazioni, tante notizie positive sulla buona accoglienza da parte del pubblico. Ma in realtà una creaturina fragile e bisognosa di cure, proprio come il sistema operativo di Google appare in queste ore.
La logica del risiko, finanziario e pubblicitario, questa è. Ognuno dice di voler fare il mestiere dell’altro. Il motore di ricerca dice di poter diventare gestore dei nostri computer, cioè del nostro lavoro e dei nostri pensieri. Quelli che oggi hanno in mano i computer vogliono il pubblico del motore di ricerca per poterselo vendere alla pubblicità. In ballo non ci sono tecnicalità: ci siamo noi. Il nostro tempo, le nostre letture, i nostri gusti, i nostri acquisti (l’economia della conoscenza). Il tempo che passiamo, e che passeremo sempre più, attaccati al nostro strumento di lavoro collegato alla rete (e a un telefono: sia Microsoft che Google hanno loro soluzioni per gli “smart phone”). La competizione è a tutto campo.

Sotto le due sigle ci sono “mondi” di cose che avvengono e milioni di esseri umani che agiscono. È vero che il grosso dei soldi entrambi lo prendono dalle loro attività originarie. Microsoft dalla vendita dei programmi. Google con quella pubblicità di cui ha quasi il monopolio, fatta di “sponsored links”, quella che mentre scrivi un messaggio al tuo amico di Londra, fa apparire la scritta “Voli economici per Londra! Clicca qui”. Ma per il resto è una sorta di battaglia navale; posta gratuita contro posta gratuita, video contro video, social network contro social network, messaggerie contro messaggerie.

Microsoft ha alcuni vantaggi: milioni di utenti iscritti nel mondo dei giochi (la Xbox) che poi formano su Internet vere e proprie comunità di persone. Vende musica on line (ciò che Google non fa), ha un portale con milioni di iscritti (Msn). Ha i nostri nomi, i nostri indirizzi di posta, sa chi siamo. Viene da una tradizione industriale: “possiede” le persone, teoricamente può associare gli utenti dei sistemi operativi (oltre 60 milioni) che girano sui pc di tutto il mondo. Eppure fa fatica. Perché è “vecchia”. Lo spirito della rete sta con la “grande G”.

La “macchina” di Brin e Page – il cui algoritmo di base è il segreto meglio tenuto della rete – è ormai capace di “mappare” i pensieri della gente in tempo quasi reale. Se è vero che sulla base delle ricerche con la parola “influenza” e di quelle che ne descrivono i sintomi, è stato possibile tracciare il “cammino” dell’epidemia attraverso gli Stati Uniti, è pur vero che esiste ormai una Paura-Google in giro per il mondo.
Protestano e temono gli editori di giornali e televisioni, che si vedono “aggregati” e “disseminati” da Google News e da YouTube (che è proprietà della “G”), con perdita di lettori, dicono i giornali, e danno per i diritti, dicono le tv. Si lamentano gli editori di libri. La pubblicità è stata rivoluzionata dagli “sponsored links” (il 30 per cento di tutta la pubblicità on line è di Google) e dall’acquisizione di aziende specializzate nella “profilazione” degli utenti e della pubblicità mirata (Doubleclick).

Tutti temono la capacità di Google di disgregare le industrie che tocca, di svalutarne il contenuto, “regalandolo” poi alle persone che lo usano senza apparenti sacrifici di privacy e di “appartenenza” che Microsoft impone loro. Apparentemente. Google è un “ambiente” trasparente, funzionale, efficiente. Ci “si vive” bene. La sua efficienza è ormai proverbiale: a differenza di Microsoft, quando dichiara di voler realizzare qualcosa è più veloce e puntuale del concorrente nato negli anni ‘80, nonostante abbia meno dipendenti e ingegneri. Google è “piacevole” da usare, ha il consenso dei suoi. Esiste un’opinione pro Google almeno quanto esistono gli antipatizzanti di Microsoft.

Ma la sua macchina sa tutto di noi: può collocare gusti, conoscenze e valori al posto giusto sulla mappa di un quartiere. E senza far nomi. E qualcuno, all’antitrust americana, comincia a fare domande scomode. Ma nel duello con Microsoft, la G ha nelle ali il vento della rete, la sua ricchezza sono gli utenti che lo istruiscono e fanno crescere ogni giorno, ricerca dopo ricerca, come un grande Blob dell’informazione. Forse Bill Gates deve pensare sul serio a preparare quelle interviste.”

Fonte: Repubblica